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lunedì 02 aprile 2012
Ecco i 10 paperoni d'Italia che posseggono quanto i tre milioni più poveri
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Paperone
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Economia e Finanza: Ricchezza, quella reale, costituita da immobili e beni vari, e quella finanziaria, Bot e Cct, ma anche azioni, e quote di partecipazione. In Italia le dieci persone più ricche possiedono di tutto questo quello che insieme hanno i 3 milioni di italiani più poveri.
Fa effetto pensare che una tale ricchezza possa essere concentrata nelle mani di solo dieci paperoni, e che per pareggiare la bilancia dall'altra parte si debba mettere un esercito grande come gli abitanti di un'intera città come Roma. Ma secondo un paper dell'economista di Bankitalia, Giovanni D'Alessio, «l'Italia non è caratterizzata da una diseguaglianza particolarmente elevata nella ricchezza a differenza di quanto invece si riscontra per il reddito». Anzi, la concentrazione della ricchezza è inferiore a quella di molti altri paesi avanzati, anche per effetto, spiega lo studio, del fatto che in Italia la casa di proprietà è più diffusa che altrove.

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Nonostante ciò le distanze restano enormi. Il 60% meno abbiente della popolazione possiede appena il 17% della ricchezza, mentre il minuscolo 1% più ricco ne tiene tra le mani il 15%. Nel corso degli anni le cose sono abbastanza cambiate. Fra il 1965, anno dal quale sono disponibili serie storiche di dati confrontabili, e gli inizi degli anni novanta, la disuguaglianza è andata diminuendo. Poi ha ripreso a crescere fino al 2000 e dal quel momento è rimasta abbastanza stabile.
Ma che origini ha la ricchezza delle persone? Uno dei fattori principali sono le eredità e i doni che si ricevono dalla famiglia. Il patrimonio accumulato dagli antenati e trasmesso per via ereditaria rappresenta circa il 55% della ricchezza individuale. E questa quota cresciuta di circa 5 punti negli ultimi vent'anni. E' la fotografia di una situazione bloccata, nella quale i redditi crescono meno dei capital gain e dei prezzi degli immobili. Nella quale quindi chi ha beni al sole diventa sempre più ricco rispetto a chi vive di solo lavoro.

Che la situazione sia questa lo conferma anche un'interessante tabella che mostra come nel corso del tempo la distribuzione della ricchezza si sia modificata a favore delle famiglie composte da anziani, e a sfavore di quelle composte da giovani. Mentre vent'anni fa le famiglie di giovani (fino a 34 anni) erano sui livelli medi, a partire dal 2000 hanno visto peggiorare nettamente la loro condizione. Nel complesso sono diventati meno ricchi quelli fino ai 44 anni e si sono arricchiti quelli sopra quell'età. Sul fronte del lavoro dipendente si sono impoveriti operai, impiegati e lievemente anche i quadri, mentre si sono arricchiti i dirigenti. Le cose sono un po' cambiate anche a livello territoriale. La ricchezza si è ancor più concentrata nelle famiglie del Nord e del centro Italia, ed è sensibilmente diminuita tra quelle del Sud che erano già al di sotto della media.

Nello studio c'è anche una parte che non è fatta né di numeri né di grafici. Ma di sondaggi, per indagare quale sia il rapporto delle persone con la ricchezza. Risulta per esempio che negli Usa è piuttosto diffusa la convinzione che lo stato di povertà sia fondamentalmente determinato da comportamenti degli stessi poveri (il 61% degli intervistati parla di mancanza di volontà). Questa opinione è invece molto meno diffusa nei paesi europei, come Germania (13,4%), Spagna (18,8%) e Italia, dove davvero in pochi credono che si è poveri per propria responsabilità.

(di Rossella Lama)
fonte: Il Messaggero   postato da: Capitan  

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