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lunedì 11 ottobre 2010
Retrospettiva di Italo De Simone
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Formia: Nato nel '55 (probabilmente per dare il cambio a James Dean), vissuto 55 anni, alto presumibilmente non più di un metro e 55. Questo l'identikit di Italo De Simone che personalmente fornirei alle Autorità Celesti, qualora esistesse veramente un Regno dei Cieli e qualcuno lassù lo stesse cercando tra una nuvola e l'altra per ricondurlo in un posto luminoso dove suonano sempre i Rolling Stones.
Parlando di storia dell'arte, si potrebbe tranquillamente affermare che Italo è stato un maudit. Ma altrettanto facilmente si potrebbe dire che è stato il più grande pittore che abbia mai vissuto a Formia. È stato la mano più felice del West, il vecchio saggio della Torre di Mola, il rimatore futurista di cui la Scienza aveva bisogno, un cartone animato vivente e pensante, un bambino prodigio, un amico mio.
Mi mancheranno, come già mi mancano, tutte le notti passate insieme nel suo atelier itinerante tra Mola e Castellone, con lui che ascoltava "Brown sugar" a tutto volume e circumnavigava freneticamente la stanza; parlandomi dei massimi sistemi, gesticolando per rimarcare la verve del discorso, perdendo le staffe a ogni mia ingiustificata obiezione, lasciandosi dietro una scia di nicotina e diluente. Mi mancheranno le sue puzzolentissime Esportazione senza filtro. Mi mancheranno le sue dita gialle. Mi mancherà il suo sorriso inconfondibile alla Francesco Nuti. Mi mancheranno i suoi perentori "Uagliò!", mi mancheranno i suoi impazienti "no dimàne, sùbbe'to!", mi mancheranno i suoi solenni "arhtìsh't", mi mancherà il fatto che ogni volta che ci incontravamo mi diceva che era felice di vedermi.
Una volta, seduti su una panchina della piazza del mercato vecchio - precisamente quella dietro l'edicola - abbiamo aspettato l'alba dividendoci una Heineken. Non so perché mi vengono in mente 'ste cose. Un'altra volta, ravanando con lo sguardo nel colletto della mia camicia, mi ha chiesto perché cazzo andassi in giro con un lucchetto al collo. Il che sarebbe anche comprensibile, se non fosse per il fatto che lui quel pomeriggio portava una buffissima cravatta multicolore. Italo che quando si annoiava sapeva scatenare un putiferio nel giro di un minuto. Italo che teneva per i Rolling Stones perché Lello teneva per i Beatles, o forse viceversa, o forse entrambe.
Ho avuto la fortuna di essere suo amico, di averlo visto progettare e considerare filosoficamente quei quadri fantasmagorici che oggi rimangono la sua più grande eredità. Cuspidi di linee perfette, geometrismi paurosi concepiti a mano libera che si ricollegano in un unicum con tutto il suo incredibile e forse già conchiuso sistema di weltanschauung artistica.
Quando accantonava la sua ricerca della perfezione e della luce e mi mostrava l'ennesima Torre di Mola da vendere a qualche formiano, la mia incazzatura non aveva pari. In primis perché non concepivo l'idea che un artista del suo calibro dovesse lavorare su commissione, e in secondo luogo perché Formia non si è mai meritata uno solo dei tanti omaggi che Italo nella sua grande generosità gli ha regalato.
Per fare una mostra personale con il Comune di Formia, nel 2007, Italo è stato costretto a cucirsi e dipingersi da solo il gonfalone pubblicitario. E anche a ritoccarlo manualmente, perché all'Assessorato alla Cultura è tirato il culo di posticipare la data a una settimana dall'evento. Naturalmente non ha visto una lira di finanziamento, naturalmente non ha avuto una presentazione "ufficiale", naturalmente ha dovuto farsi da solo persino le brochure. Eppure una sua opera gira tuttora l'Italia nell'ambito della collettiva di illustrazioni "Children no more", insieme ai lavori di artisti di fama internazionale come Trevor Brown, Miguel Ángel Martín, Aleksandar Zograf, tanto per dirne alcuni. Cioè sta dove dovrebbe stare. Italo De Simone mi ha telefonato alle dieci di mattina di due settimane fa, con il solito tono gioviale di sempre, per dirmi che probabilmente non sarebbe stato vivo ancora per molto. Voi ci avreste creduto?
Sarà ricordato per la sua arte in via indiretta, edulcorata e postuma, cioè come non avrebbe voluto. Pazienza, non si può avere tutto. È già tanto avere del genio. Italuccio, Lestrigone che giocava con le strigole, si accontenterà così.

Simone Lucciola

di: Simone Lucciola

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