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giovedì 18 ottobre 2018
La via formiana allo spinello
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Data evento: venerdì 16 apr 2004
scimmie
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Archivi di TF: La proposta del consigliere Fantasia di aprire coffee shop comunali e fare di Formia la prima città antiproibizionista d'Italia è un paradosso, e come tutti i paradossi nasconde un momento di verità.
L'idea che il sindaco in quanto autorità sanitaria possa autorizzare la libera vendita di sostanze stupefacenti leggere sul territorio comunale è una di quelle idee sconclusionate e demagogiche che almeno una volta possono diventare giuste. Oltre a inserirsi in un tema delicato e controverso come quello delle droghe, la proposta Fantasia va a tirare per i capelli il male di vivere e la politica dell'arroganza che alberga ovunque di questi tempi, ma che nella noia e nel conservatorismo provinciale trova terreno fertile. Insomma, è noto che nelle monotone uscite serali tra ragazzi oggi lo spinello è più che altro un espediente per tirare avanti, un confort voluttuario, una merce di consumo. E sono gli stessi giovani per cui la politica è una noia affaristica senza emozioni e senza utopie e per cui la loro città è un posto vuoto e morente da cui sognare di fuggire o da cui fuggire per forza appena possibile. Come è noto, dopo l'entrata in vigore della legge Fini sulle droghe (che sancisce un'equiparazione ottusa tra droghe leggere e pesanti) questi stessi ragazzi, come tutti i consumatori di cannabis assai diffusi (più di quanto molti si immaginino) in tutte le classi sociali e di età, si ritroveranno affibbiati lo status di criminali.

Il proibizionismo e la demonizzazione in genere finiscono per esaltare, anche contro il volere dei demonizzatori, lo spirito di suggestione della cosa proibita. E la riqualificazione di Formia come primo comune "a spinello libero" d'Italia potrebbe sicuramente rivelarsi un balsamo per tutto l'indotto turistico e dei consumi, notoriamente in crisi. Certo, andarsi a sballare sulla riviera di Formia non avrà lo stesso fascino cosmopolita del viaggio ad Amsterdam né il brivido dell'attraversamento della dogana tra le docili montagne svizzere, ma basterà un buon lavoro di immagine per far diventare anche la soporifera città tirrenica una nuova e intrigante meta del turismo fricchettone.

La risposta del sindaco di centrosinistra Bartolomeo al consigliere di Rifondazione Fantasia non si è fatta attendere. Bartolomeo oltre a precisare che non ha poteri in materia, dice di non volere farsi coinvolgere in nessuna battaglia ideologica pro e contro, anche per rispetto della sua professione medica e della competenza nel settore. Non è un caso se la risposta del sindaco sia arrivata in tempi così rapidi. Evidentemente Bartolomeo ha capito che una discussione del genere smuove più sentimenti e più agitazioni di mille cavillosi dibattiti sul porto, sui programmi di quartiere o sul bilancio. Il richiamo di Bartolomeo all'approccio "scientifico" è apparentemente terzista ma ha il merito di riportarci ognuno alle proprie prerogative. Ce ne è bisogno in un dibattito come quello sulle droghe dove all'esagerazione repressiva e fobica dei proibizionisti si contrappone l'esagerazione indiscriminata e devota di certi antiproibizionisti. E mentre il governo vara una legge che annette per interno al codice penale un campo che dovrebbe essere terapeutico, di recupero sociale e umano.

Si attendono al varco i sedicenti liberali di centrodestra (all'opposizione nella giunta formiana), che in molti casi convivono tranquillamente - specie in materia di morale e di droghe - coi peggiori rigurgiti bacchettoni, statalisti e polizieschi. Forse, come scrisse Michele Serra, "viviamo in un paese che condona volentieri ogni abuso fiscale e edilizio, e depenalizza molti reati politico-economici, ma è incapace di varare anche un mezzo indulto per i carcerati comuni e spedisce i gendarmi ai giardinetti per incastrare gli studentelli che si fanno una canna".

Quello che chiamiamo "droga" è una matassa informe e oscura che andrebbe analizzata con razionalità e differenziazione. Levata l'aura di peccato e di proibito, bisogna distinguere le sostanze e gli effetti. Perché alcune droghe sono molto pericolose e bruciano la testa e il corpo di chi le usa (non la cannabis, scientificamente dimostrato!), sono un grave problema sociale e una fonte primaria per il mercato nero e la criminalità, e ogni droga comunque è una spia che ci dice molto sulle esaltazioni e i disagi presenti in società. Aldilà delle intramontabili (purtroppo) alee di colpa o di perdizione, i tempi sono cambiati. Se per le giovinezze di trent'anni fa (compresi quelli che da grandi sono diventati professori, dottori, politici o magari sindaci) uno spinello aveva cariche di trasgressione politica e culturale per la giovinezza di oggi non è né più né meno che uno sfizio, una merce di consumo.

Anche gli amministratori del comune, passata l'ebrezza delle proposta Fantasia, avranno le solite faccende di cui occuparsi. E i giovano tornare al loro inquieto isolamento. Si tira a campare, insomma. Una volta lessi la testimonianza di un grande poeta, Ungaretti, che raccontava molto divertito di avere fumato cannabis in America, e di averla trovata infinitamente meno eccitante della sua propria 'droga autogena', la poesia che gli ravvivava il cervello.


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Pubblicato su TeleFree.it il 16 aprile 2004
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di: Luca Di Ciaccio

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