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martedì 02 febbraio 2010
Altri nove assolti dai teoremi di De Magistris
Crolla il castello di carte dell'inchiesta "Why not". Il pm non contesta nessun reato a un imputato su quattro
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Luigi De Magistris
Luigi De Magistris
Diritto e Giustizia: Se macerie devon essere, che lo siano fino in fondo. Altre nove persone stanno per uscire da un processo e, soprattutto, da un incubo durato già tre lunghi anni. È di ieri la notizia che la procura generale di Catanzaro, rappresentata dai pubblici ministeri Massimo Lia ed Eugenio Facciolla, nell'ambito dell' ormai mitico processo "Why Not", ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto di nove di trentanove imputati che avevano optato per il rito abbreviato. I giudizi abbreviati in tutto sono 60 sugli originari 98 indagati.
Si tratta di Carmine Aloisio, Pietro Andricciola, Peppino Biamonte, (l'unico per il quale la formula è stata "perché il fatto non sussiste"), Mario Alvaro, Pasquale Maria Tripodi, Giuseppe Fragomeni, Sabatino Savaglio, Saverino
Saladino e Mario Scardamaglia. Il teorema dell'ex pubblico ministero, oggi eurodeputato dell'Italia dei Valori, Luigi De Magistris, subisce l'ennesimo sgretolamento attraverso la progressiva contrazione dei capi di imputazione formulati negli anni baldanzosi
del prime time televisivo e delle prime pagine di tutti, o quasi, i quotidiani italiani. L'associazione a delinquere finalizzata all'illecita percezione dei finanziamenti di origine europea, alimentata dal contestuale sistema di rete massonico-giudiziaria, viene così cancellata dagli stessi rappresentanti della pubblica accusa. Su questo, come su altri aspetti del processo in corso, dovrà pronunciarsi il Giudice per l'udienza preliminare Abigail Mellace.

Per il personaggio chiave dell'inchiesta, l'ex leader della Compagnia delle Opere della Calabria, Antonio Saladino, il sostituto procuratore generale Massimo Lia ha chiesto invece che venga affermata la sua responsabilità penale in relazione alla sola associazione a delinquere. La truffa ed il peculato però, vale a dire la chiave di volta del prototipo accusatorio versione De Magistris (rigorosamente condita dall'articolo 416 del codice penale) sono stati derubricati a semplice abuso d'ufficio. Comprensibile un certo "imbarazzo" della pubblica accusa che, non trovando una via d'uscita dall'intricata rete di carte,
perizie e documenti (sono 105 faldoni in tutto, con costi elevatissimi per le casse dello Stato) lasciata in eredità da De Magistris, ha comunque dovuto mantenere in vita qualcosa dell'impianto accusatorio. Antonio Saladino in pratica avrebbe messo in piedi quella impressionante rete trasversale di politici,
magistrati, alti esponenti delle forze dell'ordine e delle istituzioni, passando addirittura per Palazzo Chigi ed il ministero della Giustizia (vedi i casi di Romano Prodi e Clemente Mastella finiti poi nel nulla) per abusare di un ufficio. I lasciti di Gigineddu flop
(dal nomignolo affibbiato a De Magistris a causa dei rituali fallimenti delle inchieste avviate ed istruite) si condensano anche in questi apparenti dettagli. E a Catanzaro, lo sanno molto bene.

Nei confronti dell'imprenditore Saladino però non sono state ancora quantificate le richieste di pena, dal momento che nei prossimi giorni ci sarà il prosieguo della requisitoria dell'accusa, affidata stavolta al procuratore Eugenio Facciolla. Non si escludono, visto
come sta evolvendo la situazione, ulteriori colpi di scena. Ma non finisce qui perché c'è anche una richiesta di assoluzione per uno specifico capo d'accusa contestato a Saladino. Si tratta della vicenda legata al progetto del "Censimento del patrimonio immobiliare" della Regione, e più nello specifico delle
modalità di esecuzione del progetto stesso. Va ricordato che l'intero impianto accusatorio di Why Not è basato sulle dichiarazioni di due testi fondamentali: Caterina Merante, (anche lei indagata ma per semplice "intermediazione di manodopera" nonostante
fosse l'amministratrice della società Why Not, eponima dell'indagine) e Giuseppe Tursi Prato, ex assessore regionaleedex presidente di un'Asl calabrese, ascoltato da De Magistris mentre era in carcere a scontare 6 anni e mezzo per associazione a delinquere di stampo mafioso. Dalle dichiarazioni di
Tursi Prato prese l'avvio anche l'indagine contro Mastella.

Peppe Rinaldi
fonte: Libero   postato da: marinta  

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