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sabato 14 novembre 2009
Mills, corruzione postdatata Il giallo del reato che non c'è
I giudici, per allontanare la prescrizione, hanno posticipato il reato: il legale sarebbe stato pagato solo dopo aver favorito il premier. Ipotesi non prevista dal codice penale
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MILLS
MILLS
Diritto e Giustizia: di Claudio Borghi
La corte di Appello di Milano che ha condannato l'avvocato Mills per corruzione in atti giudiziari ha regalato su un piatto d'argento a Berlusconi la soluzione per liberarsi in modo semplicissimo di un
processoche,arigor di logica, non avrebbe dovuto nemmeno cominciare.
In mezzo alle mille anomali e che hanno caratterizzato la vicenda giudiziaria (ad esempio la totale mancanza di prove contabili che il denaro incamerato da Mills provenisse proprio da Fininvest
e non dal suo cliente, l'armatore Attanasio) la nuova
sentenza, dopo un dibattimento a velocità da record
mondiale, si caratterizza per aver stabilito che l'ipotetica corruzione di Mills fosse avvenuta in un momento successivo alle suedeposizioni in aula
come teste dell'accusa in alcuni processi.
Sorvolando sull'ennesimo saltodella logica,chefa ilpaio con l'attribuzione a Mills, cittadino inglese, della qualifica di «pubblico ufficiale» (senza la quale non ci sarebbe corruzione) e con la decisione di fissare il momento del reato non al momento del supposto pagamento ma al giorno in cui Mills ha prelevato il denaro (per non far scattare la prescrizione), il decidere che l'eventuale corruzione sia avvenuta dopo la deposizione di Mills in aula ha importanti conseguenze.
Si tratta infatti di una fattispecie di reato che non è
prevista dal nostro ordinamento, dal momento che l'articolo 319 ter del codice penale che delimita la corruzione in atti giudiziari esplicita che la corruzione deve essere tesa a favorire o a danneggiare una
parte del processo, intendendo quindi un'azione attuata invista di uno scopo futuro ed escludendo quindi la fattispecie della «corruzione susseguente».
Il fatto che non abbia senso prevedere un pagamento senza l'obiettivo di far succedere
qualcosa in un processo (dato che il processo si è già tenuto) è stato confermato a chiare lettere,
per un curioso caso del destino, proprio dalla Corte di
Cassazione nella sentenza Imi-Sir/Lodo Mondadori dove si dice che si «esclude la configurabilità della corruzione susseguente in atti giudiziari ».
Tutto finito, dunque?
Mills processato per un supposto reato che non esiste e certa bocciatura della sentenza in
Cassazione?
Non è così semplice, il fatto è che vi è stata un'altra sentenza della Suprema Corte in un caso in cui a un giudice furono fatti dei regali (enoneraDiPietro), che, invece, smentendo se stessa, sostiene che la corruzione susseguente possa esistere.
Questa disputa però apre la porta ad una soluzione semplice, corretta ed elegante di questa spiacevole pagina giudiziaria: basterebbe un'interpretazione autentica della legge da parte del Parlamento
che ribadisca il testo dell'articolo 319 ter, escludendo la possibilità di altre letture differenti da quella già analizzata dalla Cassazione nel 2006 per
chiudere la partita. Niente corruzione susseguente, niente processo, tutti a casa molto più sereni, per lavorare ad una vera riforma della giustizia,
necessaria come l'aria e l'acqua ai cittadini e alla credibilità del sistema economico.
Semplice, veloce, legale.

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La prova del nove è stata trovata e la magistratura per l'ennesima volta mostra la sua arroganza ed autorità insindacabile, anche a danno dei cittadini sperperando danaro pubblico.
Con questo riferimento incontrovertibile è chiaro che quello che Berlusconi denuncia diventa una realtà inconfutabile.
L'AUTONOMIA DEI MAGISTRATI NEL DISTRUGGERE LA VITA ALTRUI E' SACRA, L'INDIPENDENZA DEGLI STESSI E' INSINDACABILE, LA RESPONSABILITA' SOGGETTIVA E' UN ATTOCA A COSTORO.
E' GIUNTA L'ORA DI CONDANNARE CON FORZA QUESTI SOGGETTI CHE REITIRANO ATTEGGIAMENTI DANNOSI PER OGNI RISPETTOSO CITTADINO IN VIOLAZIONE DELL'ART. 3 DELLA COSTITUZIONE.
fonte: Il Giornale   postato da: navigatore  

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