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lunedì 02 novembre 2009
Pesca illegale, la Corte Ue condanna l'Italia per le spadare
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«Ancora una volta saranno i cittadini a pagare per l'inadempienza dello Stato»
«Ancora una volta saranno i cittadini a pagare per l'inadempienza dello Stato»
Diritto e Giustizia: La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha condannato l'Italia per i mancati controlli contro le spadare. Legambiente: «Ancora una volta saranno i cittadini a pagare per l'inadempienza dello Stato»
La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha condannato oggi l'Italia per i mancati controlli contro le spadare, un tipo di rete usata per la pesca dei pesce spada. Dal primo gennaio 2002 l'Unione vieta infatti l'impiego di "reti da posta derivanti", cioè spadare, e un regolamento impone agli Stati membri di esercitare i dovuti controlli.

"Ci auguriamo - commenta Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente - che la condanna europea possa, finalmente, servire ad avere ragione una volta per tutte di una pratica illegale che mette a repentaglio tanto la biodiversità marina, quanto altre economie di pesca. Da anni denunciamo la presenza illegale nei nostri mari di reti derivanti e l'inadeguatezza dei controlli in mare e in banchina sul loro uso. E sottolineiamo l'esistenza di una normativa sempre troppo ammiccante nei confronti di pratiche di pesca, che di fatto favorisce le situazioni di illegalità".

Nel 2005, recita una nota della Corte, la Commissione aveva contestato all'Italia numerose carenze, tra cui l'insufficienza delle verifiche a terra e in mare sui pescherecci e la mancanza di un programma specifico di controllo sulle spadare, nonché la "reticenza delle autorità preposte per il rischio di reazioni sociali alle misure di repressione adottate" e la "mancata previsione di sanzioni per la semplice detenzione a bordo", come invece previsto dalle normative.

I giudici, dice il comunicato, hanno riscontrato che tra il 1993 (quando erano vietate reti superiori ai 2,5 chilometri) e il 2005 "la sorveglianza e il controllo delle attività di pesca non erano efficacemente garantiti dalle autorità italiane" e hanno stabilito che l'Italia non ha "provveduto a controllare, ispezionare e sorvegliare in modo adeguato, sul proprio territorio e nelle acque marittime soggette alla propria sovranità o giurisdizione l'esercizio della pesca, segnatamente per quanto riguarda il rispetto delle disposizioni che disciplinano la detenzione a bordo e l'impiego delle reti da posta derivanti", ed è dunque venuta meno ai suoi obblighi.

"La Corte ci condanna per mancanza di controlli e di sanzioni e saranno i contribuenti italiani a pagare una seconda volta il prezzo per l'uso di questo attrezzo- aggiunge Venneri -: non dimentichiamo, infatti, che sono già stati erogati milioni di euro per una riconversione evidentemente fallita. Efficaci controlli in porto, il sequestro e la distruzione immediata di tutte le reti spadare, il ritiro della licenza di pesca a quanti commettano gravi infrazioni sono interventi non più rimandabili, così come il rientro entro il limite delle 3 miglia per l'uso delle reti derivanti conosciute come ferrettare". [Nuovaecologia]

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