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venerdì 02 ottobre 2009
Cervelli clandestini
Una legge come questa si boicotta da sé
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Diritto e Giustizia: Non c'è bisogno che i giudici boicottino la legge Maroni, che punisce gli immigrati per il solo fatto di essere immigrati. Una legge come questa infatti, si boicotta da sé
Davvero avvincente il dibattito sul reato di clandestinità. Sarà razzista o no? Costituzionale o no? I giudici possono contestarlo dinanzi alla Consulta (come peraltro stabilisce quel ferrovecchio chiamato Costituzione) o chi lo fa è un sabotatore? Affaccendati in queste batracomiomachie ideologiche, politici e commentatori non hanno certo il tempo per rispondere a una domandina da niente: la legge Maroni, che punisce gli immigrati per il sol fatto di essere immigrati, funziona o no? Serve allo scopo dichiarato di ridurre il numero dei clandestini? La risposta dei pochi esperti che l'hanno letta e capita (esclusi dunque i suoi autori) è: no, non serve a nulla. Non c'è bisogno che i giudici la boicottino: si boicotta da sé. Marco Imarisio ha seguito per il 'Corriere' i primi processi ai clandestini: scene da 'Un giorno in pretura', nel senso del film di Alberto Sordi.

Da quando la geniale trovata è in vigore, 8 agosto, gli imputati per clandestinità (articolo 10 bis: "soggiorno e ingresso illegale") sono stati 27 a Genova, 25 a Torino, 16 a Firenze. E meno male che sono pochi: quando saranno migliaia, i giudici di pace che se ne occupano, già oberati e sottopagati, andranno in tilt. E per cosa, poi? Per infliggere condanne che non prevedono un'ora di carcere (e meno male: le patrie galere esplodono), ma un'ammenda di 5-10 mila euro. Indagini e tre gradi di giudizio per condannare un tizio che non si sa come si chiama, da dove viene, dove abita e ovviamente non è presente in aula, a qualche migliaio di euro. Che ovviamente l'interessato, essendo o risultando nullatenente, non pagherà mai.

In compenso l'Italia verrà condannata dalla Corte europea a multe salatissime per il malvezzo di processare i contumaci. Intanto però - dicono i cervelli clandestini che hanno concepito la legge - il tizio verrà subito espulso. Ma poteva essere espulso anche prima, in via amministrativa, con semplice denuncia. Solo che le espulsioni non si sono mai fatte e si continuano a non fare. Perché costano un occhio (affittare voli charter e rimpatriare i clandestini, sempre ammesso che i paesi d'origine li accettino come propri concittadini, visto che non hanno documenti). E perché il meccanismo non funziona. Chi viene sorpreso in Italia senza permesso riceve un foglio di via. Ma di solito non va via. Però - obiettano lorsignori - se viene di nuovo fermato, incorre nel reato di mancata ottemperanza al foglio di via (pure questo già previsto dalle vecchie norme), finisce dentro per un paio di giorni e rischia una pena un po' più severa della multa. Già, a meno che non avesse un 'giustificato motivo' per non lasciare l'Italia. Esempio: non aveva i soldi per pagarsi l'aereo. Finora, per la Cassazione, questo è un motivo giustificato solo per chi l'ha fatto subito presente al questore. Molti clandestini si stanno facendo furbi e vanno in massa dal questore: "Non posso andare via perché non ho un euro". Il questore allarga le braccia e confessa: "Nemmeno io".

Marco Travaglio

(01 ottobre 2009)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cervelli-clandestini/2111348

di: Giorgio Libralato

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