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lunedì 10 agosto 2009
"L'orticello" - Sul compostaggio
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Impioanto di compostaggio di Ozzano
Impioanto di compostaggio di Ozzano
Ladispoli: In inglese si chiama Nimby, è l'acronimo di "not in my back yard" che all'incirca si può tradurre con "non nel mio giardino" o meglio "non nel mio orticello". E' la sindrome che coglie gli ambientalisti nel momento in cui occorre mettere in atto misure ecologiche sotto o di fronte la propria casa o all'interno dei propri interessi/aspirazioni.

E' questo il caso in discussione in questi giorni a Ladispoli circa un impianto di compostaggio? Tentiamo un discorso sereno, se possibile obiettivo.

Vediamo innanzitutto le domande che si pone la gente, sono sempre le stesse: che, cosa, come, dove, quando, perché...

Inizierei dalla teoria per vedere cosa spinge ad affrontare questo tema. Nel nostro territorio sopravvive ancora una certa quantità di attività agricola che per sua intrinseca caratteristica produce una quantità di sfalci e residui verdi. Lo smaltimento di questi residui è tuttora un problema di nettezza urbana al quale si aggiunge quello dei numerosi giardini (pubblici e privati) presenti nel comprensorio comunale. Le moderne tecniche oggi suggeriscono di avviare questi materiali al trattamento di riciclo che come prodotto finale sforna fertilizzante, quindi chiudendo il ciclo ecologico del verde. Ma di cosa si tratta?

Il compostaggio delle matrici organiche differenziate (FORSU) con produzione di "compost di qualità" è un sistema industriale di trattamento dei rifiuti finalizzato ad incrementare la quantità di materiale avviato a riutilizzo ed a ridurre il quantitativo da destinare a discarica. Gli impianti vanno progettati nel rispetto delle vigenti normative nazionali e comunitarie, con l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili sul mercato. L'intero ciclo di lavorazione si svolge in ambiente chiuso e nell'impianto, grazie all'utilizzo di sistemi tecnologicamente avanzati per il trattamento dell'aria di processo, si limita al minimo qualsiasi impatto esterno. Quindi in ogni caso il rifiuto dovrebbe arrivare già differenziato e quindi a valle di una raccolta anche essa di qualità e non costituire in alcun caso accumulo o discarica temporanea.

La linea di produzione prevede dopo la prima fase di miscelazione del materiale in ingresso, la stabilizzazione aerobica all'interno di biocelle in cemento; seguono una terza fase di maturazione in aia ed in ultimo la vagliatura/raffinazione del prodotto finito. Il "compost" ottenuto potrà essere utilizzato come ammendante e/o fertilizzante organico per applicazioni agronomiche, liberamente commercializzabile ed impiegabile in tutti i settori agricoli, florovivaistici e paesistici. Attraverso l'attivazione dell'impianto di compostaggio si può essere in grado di implementare nuovi sistemi di raccolta differenziata presso utenze domestiche, commerciali ed industriali, dei Comuni consorziati, di scarti di cibo e avanzi di cucina, sfalci d'erba, fogliame e potature derivanti dal giardino, residui di lavorazioni agroindustriali, prodotti agricoli deteriorati o invenduti, insomma un porta a porta per i residui verdi e umidi vegetali.

Per l'impianto di Ladispoli penso che ci si indirizzi su una dimensione di 7-10 mila tonnellate annue cioè da un terzo alla metà del complesso dei rifiuti solidi urbani oggi trattati.

L'impianto dovrebbe gestire questa quantità annua di rifiuto organico e verde da raccolta differenziata, ma la modularietà di tali strutture rende possibile, all'occorrenza, l'ampliamento della linea di qualità oppure l'attivazione di quella riservata al rifiuto "tal quale".

Naturalmente, sia pure in dimensioni non esagerate, si tratta di impianti industriali e quindi la collocazione di queste strutture non è fatto indifferente. Uno degli elementi che vengono tenuti in considerazione è la distanza che i mezzi di raccolta devono percorrere. Allo scopo di massimizzare i risultati sia dal punto di vista dei costi che dell'impatto ambientale, gli impianti di trattamento devono essere vicini il più possibile alla fonte della materia prima ('prima seconda' dicono gli addetti ai lavori). Altro elemento sensibile sono i percorsi che i mezzi devono seguire lungo i quali si dovrebbe evitare la dispersione dei materiali raccolti e la congestione del traffico. Infine il più delicato di tutti la distanza da abitazioni o zone delicate per la produzione di generi alimentari ad alto contenuto di qualità.

Esistono a Ladispoli zone adatte allo scopo oltre i prati antistanti l'abitazione del Sindaco?

A mio modo di analizzare la questione esistono e vanno individuati lungo la fascia di rispetto acustico adiacente all'autostrada, sono zone non edificabili e alcuni terreni sono anche difficili da coltivare, pertanto se tra questi spazi se ne individua uno lontano anche dalle abitazioni rurali si sono soddisfatti tutti i criteri di localizzazione dell'impianto. Il via vai dei mezzi è l'anello debole di questa catena ma se l'ubicazione è corretta la dimensione dei camion si riduce e si riduce il costo chilometrico di trasporto non dovendo più conferire ad impianti magari in altre Regioni.

Considerando poi che una parte del prodotto può essere collocata nel territorio si potrebbe scegliere di conferire agli imprenditori agricoli residenti il fertilizzante ulteriormente scontato, riversando una parte degli utili a questo scopo, questo produrrebbe l'effetto convenienza che aiuta in ogni caso a convincere gli scettici.

Se poi la vicenda si affronta nell'ottica del servizio ai cittadini si potrebbe disporre di legare il risparmio conseguente a questo tipo di organizzazione alla riduzione della tassa sullo smaltimento dei rifiuti, certo sarebbero veramente pochi a protestare per questo.

Sarebbe invece dirompente se l'impianto venisse trattato solo dal punto di vista degli interessi di pochi (in ogni caso si tratta di avviare un'attività che richiede sensibili investimenti) e pertanto priva di una qualsiasi considerazione dei vantaggi per la comunità. Oggi la discussione su chi abbia diritto a parlare e come mi pare fuori luogo. Il chilo e mezzo di rifiuti che ognuno di noi, uomo, donna, neonato, produce ogni giorno ormai può divenire una risorsa, sta alla nostra intelligenza scegliere tale via o rimanere nel vicolo cieco del problema da smaltire, problema per altro ormai dai costi sempre più insostenibili.

Franco Di Antonio

di: TF Press

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