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martedì 21 luglio 2009
A portrait of Lello Franzini
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Formia: Scrivo estremi elogi soltanto per le persone che considero importanti, e lui lo era, tutto qui. In realtà detesto questo ingrato compito, non lo ritengo motivo di gratificazione personale né tantomeno occasione per fare sfoggio di orpelli letterari o ramazzare complimenti che vadano a insabbiare questioni esistenziali irrisolte. D'altro canto, mi basta un flashback di un paio di settimane per trovare immediatamente l'input che mi muove ora a scrivere queste due righe con la disposizione d'animo che l'argomento merita. Lello Franzini, l'ubiquo Lello, come tutti sanno riusciva ad essere contemporaneamente al Bar Bitti, al Chioschetto di Piazza Vittoria, al Bar Napoli, in giro per via Vitruvio e a passeggio per la Villa Comunale. Questa volta, quella dell'episodio che mi accingo a raccontare, era seduto ai celeberrimi "tubi" del Municipio. Mi fermò e mi disse, testuali parole: "Ho trovato per casa quel tuo libro, quello nero, e ho iniziato a leggerlo per curiosità. Bello. Mi piace come scrivi: semplice e diretto, senza metterci cazzate in mezzo". Seguirono i miei ringraziamenti, con la promessa di fargli avere subito altre pubblicazioni, perché lui era sempre sinceramente qualcosa: nello specifico, sinceramente interessato, e la cosa mi onorava. Insomma, per farla breve, le nostre ultime conversazioni al chiosco, sigaretta alla mano, hanno interessato l'argomento scrittura, mai affrontato prima insieme. Mi sembra naturale, a questo punto, dedicargli un pezzo che lo ricordi a chi ha avuto il piacere di conoscerlo di persona e che contribuisca, seppure in minima parte, a renderlo noto a quei due o tre formiani che se lo sono inspiegabilmente perso (forse in seguito a un repentino trasferimento in Alaska).
Il Professor Lello Franzini, linguista, uomo di cultura, uomo di mondo, personaggio pubblico, filosofo e suo malgrado anche sociologo. Cappello da baseball perennemente calato sulla fronte e immancabile tenuta bianco Clockwork Orange. Ha vissuto Formia più di chiunque altro, e meglio di chiunque altro conosceva i suoi abitanti, nella fascia d'età media compresa dai 2 ai 90 anni. Era uno spirito libero e non le mandava a dire: se avete avuto la possibilità di vederlo perdere una partita a carte o a biliardo, o di trovarvi nel posto a sedere adiacente al suo durante il corso di una sconfitta calcistica, non lo dimenticherete mai. Lello aveva attraversato mari e monti e paesi e guerre, aveva amici in tutto il mondo e la capacità innata di essere amato da tutti. Se vi state chiedendo come si fa a essere amati da tutti, perché voi non ci riuscite, provate a essere delle brave persone, a non mentire mai, a disprezzare le formalità, e contemporaneamente a lavorare sulla vostra intelligenza e sul vostro carisma: forse non è ancora troppo tardi, anche se non conoscete una parola di inglese.
Quello che ricorderò sempre di Lello è che - a differenza di mille altre persone - non giudicava mai nessuno a priori e accettava di buon grado il particolare lifestyle di tutti, pretendendo in cambio esattamente la stessa cosa e offrendo la sua sincera amicizia esclusivamente alle persone che riteneva umanamente buone. Lello non ha mai provato a darmi un consiglio, e lo ringrazierò sempre per questo.
Ora che se n'è andato non prima di salutare, all'età in cui la vita è un Totocalcio e senza nemmeno un rimpianto, mi chiedo soltanto che diavolo di via Vitruvio sarà quella che non registra quotidianamente la sua presenza, e anche, cosa forse più morbosa, se riuscirò mai a essere felice fino alla fine dei miei giorni, regalando felicità agli altri senza illuderli con formule magiche per riassestare un mondo comunque e conclamatamente in declino. Tutto quello che so, al momento, è che Formia è più povera, una scacchiera perde il suo Re, e tanti, troppi pezzi importanti sono stati già mangiati. And the scum lives on.

Simone Lucciola

di: Simone Lucciola

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