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venerdì 02 novembre 2018
Gaeta 1861 - Nascita della Marina Militare Italiana
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Data evento: mercoledì 12 nov 2008
Il fronte interno di mare delle fortificazioni di Gaeta. In primo piano il relitto dell'avviso borbonico Etna, affondato nel bombardamento del 22 gennaio 1861.
Il fronte interno di mare delle fortificazioni di Gaeta. In primo piano il relitto dell'avviso borbonico Etna, affondato nel bombardamento del 22 gennaio 1861.
Archivi di TF: Il 19 gennaio 1861, alle ore 16.30, la Squadra Navale francese che aveva impedito dal mare l'assedio della Piazzaforte Borbonica di Gaeta, levate le ancore, fece il saluto alla bandiera reale di Gaeta ed uscì dal porto dirigendosi verso ponente. La batteria Santa Maria rispose al saluto.
La Squadra Navale composta da naviglio dei Regni Sardo - Piemontese, delle Due Sicilie e della Marina Granducale Toscana, lo stesso giorno salpò da Napoli al comando del Vice Ammiraglio conte Pellion di Persano.
Giunse a sera a Mola di Gaeta, quando l'ultimo vascello francese lasciava la rada.
Il 20 gennaio la pirocorvetta a ruote Monzambano entrò con bandiera parlamentare nel porto di Gaeta per notificare il blocco alla Piazzaforte.
Dichiarato il blocco della Piazza, furono poste in crociera la pirofregata Costituzione e le pirocannoniere Ardita e Veloce. Poco dopo vi si aggiunsero le cannoniere Confienza e Vinzaglio.
L'ammiraglio Persano era sulla pirofregata Maria Adelaide e da esso dipendevano direttamente le altre due pirocorvette Carlo Alberto e Vittorio Emanuele nonché la pirocorvetta a ruote Monzambano e la fregata ad elica Garibaldi (ex Borbona), quest'ultima già provata per 3 ore continue a combattere il fuoco della Piazza nella giornata del 22 gennaio.
Quel giorno furono lanciati da queste navi oltre 4000 proiettili e tutte, all'infuori della Garibaldi, della Monzambano e della Veloce, riportarono parecchie avarie. Più danneggiata di tutte la Vinzaglio. Fra gli equipaggi si ebbero 5 morti e 9 feriti.
Il 24 gennaio la Squadra fu rinforzata dalle pirocannoniere Palestro e Curtatone venute da Genova e dalla Fieramosca, giunta da Napoli, cosicché il blocco si fece più completo ed efficace. Ai primi di febbraio arrivò anche il vascello ad elica Re Galantuomo, il piroscafo avviso Aquila e la pirofregata Fulminante, poi l'avviso a ruote Authion che per la sua velocità rese ottimi servizi nel recapito di ordini e di avvisi.
Attacco della pirofregata Garibaldi alle fortificazioni di Gaeta la notte dal 5 al 6 febbraio 1861. (Tempera del pittore Carlo Bossoli - 1861).
Attacco della pirofregata Garibaldi alle fortificazioni di Gaeta la notte dal 5 al 6 febbraio 1861. (Tempera del pittore Carlo Bossoli - 1861).
Per accelerare la resa di Gaeta, che resisteva strenuamente, il generale Cialdini, comandante delle truppe d'assedio, d'accordo con l'ammiraglio Persano, aveva intanto progettato di trasformare la cannoniera Confienza in brulotto minatore, affidandone il comando al capitano Di Saint Bon. E per procedere a tale trasformazione aveva fatto ricoverare quella nave nello scalo di Mola, richiedendo contestualmente a Napoli ed a Torino la maggior quantità possibile di polvere esplosiva.
Il Di Saint Bon, al momento opportuno ed in una notte senza luna, doveva guidare la nave fino a 300 - 400 metri dall'imboccatura del porto, dare velocità iniziale al brulotto e calcolare che l'accensione della miccia durasse fino a che il brulotto stesso urtasse contro la cortina interna delle mura del porto. La carica prevista era di 50 tonnellate di polvere e l'effetto sarebbe stato terribile.
Dalla breccia praticata sarebbero entrate le truppe da sbarco. Queste furono infatti opportunamente preparate, destinando allo scopo quattro battaglioni di bersaglieri, imbarcati ciascuno sopra una cannoniera e muniti di scale a corda.
Dalla prima cannoniera dovevano inoltre scendere a terra 24 artiglieri per inutilizzare i pezzi in batteria e 24 zappatori del genio opportunamente muniti di esplosivo per far saltare le porte e le serrande. Infine, come eventuale rinforzo, fu stabilito di far seguire una grossa barca con una compagnia di marinai.
Analogamente alla Confienza, un simile lavoro di trasformazione in brulotto si operava per la pirocannoniera Curtatone, destinata invece a demolire un punto più centrale delle mura del cosiddetto Fronte interno di mare.
Fortunatamente per la città e per la popolazione, i successivi eventi e la resa della Piazza fecero sospendere e poi abbandonare il progetto dei brulotti minatori.
Il 13 febbraio 1861, Gaeta capitolava e nelle prime ore del mattino del 14 le truppe piemontesi prendevano possesso della piazzaforte.
Il re Francesco II di Borbone, con la regina Maria Sofia, partiva da Gaeta imbarcandosi sulla corvetta francese Mouette. Il monarca, salutato con la salva reale di 21 colpi della Batteria Santa Maria e con il triplice ammainarsi della bandiera borbonica di Punta Stendardo, prendeva "la dolorosa via dell'esilio da quella terra che l'aveva visto nascere".
Con la resa della piazzaforte, nascevano così l'Italia e la Marina Militare Italiana che sotto le mura di Gaeta aveva avuto il battesimo del fuoco.
Il 17 marzo 1861 veniva proclamato il regno d'Italia, stato unitario, nazionale ed indipendente. La Marina Militare Italiana, già di fatto costituita, veniva ufficialmente istituita il 1° aprile 1861, fondendo in unico corpo le navi, gli equipaggi e le tradizioni delle Marine dei regni di Piemonte e Sardegna, del Regno delle Due Sicilie, del Granducato di Toscana, dello Stato Pontificio.




Estratto da un mio articolo pubblicato su www.anmigaeta.com


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Pubblicato su TeleFree.it il 12 novembre 2008
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postato da: carandin  

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