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sabato 25 ottobre 2008
Il decreto legge nella legislazione del Governo Berlusconi
Un caso di parossismo giuridico-costituzionale nell'uso e abuso di uno strumento legislativo "eccezionale"
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Diritto e Giustizia: Premesso che nel testo preparato dai Costituenti l'attuale art.77 Cost. era rappresentato dall'art.74 bis che fu discusso e approvato nelle sedute del 16 e 17 ottobre 1947, occorre rilevare dall'analisi degli atti contenenti i resoconti parlamentari delle sedute dell'Assemblea Costituente come sia in seno alla Commissione apposita che in adunanza plenaria si discusse molto e con molto vigore circa l'opportunità di disciplinare il decreto-legge.
Si formarono, in linea di massima, due correnti: da un lato coloro che volevano negare all'esecutivo la potestà di emanare provvedimenti con forza di legge in casi eccezionali e dall'altro quei costituenti che volevano disciplinarlo attribuendone la facoltà di emanarli al Governo e tra costoro 1'on. Bozzi il quale, sulla base dell'analisi della vita parlamentare italiana dal 1848 in poi mise in risalto come tale strumento legislativo fosse stato sempre usato sia pure con una intensità maggiore o minore dipendente dal momento e dalla situazione politica in cui si era venuto a trovare il nostro Paese.
Questo fenomeno del ricorso al decreto-legge si cercò di giustificarlo in dottrina ed in seno all'Assemblea Costituente in vari modi ricorrendo, ad esempio, alla figura della delega implicita o tacita che scaturirebbe dal sistema parlamentare fondandosi sulla fiducia accordata dalle Camere all'esecutivo (tesi non accettata ed assai discutibile visto che il Governo è responsabile degli atti che emana proprio di fronte al Parlamento che in quanto organo sovrano rispetto al potere esecutivo può, ove ricorrano i casi, non solo sfiduciare lo stesso Governo ma addirittura porre il Presidente del Consiglio dei Ministri e gli stessi Ministri in stato di accusa ove ne ricorrano le condizioni).
Altri hanno affermato che la decretazione d'urgenza è insita nello stesso stato di necessità: stato di necessità che è esso stesso una fonte del diritto superiore persino alla legge in quanto la necessità infrangerebbe ogni barriera (cfr.Res.par.Ass.Cost. 1301 ss).
Tuttavia nell'ambito della Commissione dei 75 si volle deliberatamente, con il silenzio, impedire la possibilità per il Governo di emanare norme aventi efficacia di leggi ordinarie e le ragioni di tale avversione sono da ricercarsi nell'abuso che già a quei tempi (scil.durante il periodo fascista) si fece con grave menomazione di ogni garanzia per i cittadini.
La questione riproposta in Assemblea, fu vivacemente discussa anche sulla base della constatazione che spesso ci si trova di fronte a situazioni urgenti per le quali non si può far ricorso al normale iter parlamentare di approvazione come nell'esempio indicato) - dal1'on.Codacci Pisanelli dei cd, decreti-catenaccio in materia finanziaria (cfr. res. par. cit.1295 ss) mentre 1'on.Ruini specificò sempre in tale sede che lo stato di necessità pur non investendo il carattere di istituto giuridico, costituisce pur sempre un principio di ordine giuridico largamente riconosciuto ed ammesso cui deve ricondursi il sistema del decreto legge usato anche in Inghilterra ove è in uso il successivo bill d'indennità (id est ratificazione) da parte delle Camere.
Solo che, mentre in Inghilterra il bill non causerebbe conseguenze negative sul piano costituzionale mancando una Costituzione formale, nel nostro sistema a costituzione rigida, il decreto legge e lo stesso bill costituirebbero di per sè atti illegittimi senza la loro previsione da parte di una esplicita norma costituzionale.
Ecco il motivo per cui si ritenne opportuno prevedere l'Istituto de quo nel testo della Carta Costituzionale sia pure circondandolo di tutti quei limiti e cautele attraverso una procedura molto rigorosa tale da impedire e colpire qualsiasi abuso di tale strumento anche, se de facto alla luce di tutti questi anni di applicazione del decreto-legge, é da mettere in risalto come mentre in caso di mancanza di necessità e urgenza è prevista, sic et sempliciter, la caducazione del decreto stesso, nulla è stato previsto circa le conseguenze pratiche relative alla punizione del Presidente del Consiglio in caso di abuso immotivato (a parte il reato di attentato alla Costituzione che, concretamente, solo in minima parte potrebbe trovare attuazione attraverso l'emanazione di un decreto legge) (su tale ipotesi cfr P. Nuvolone, Decreti legge non convertiti e responsabilità giuridiche dei ministri, in studi in onore di A. Amorth, II Giuffré¬Milano 1982, 433 ss, mentre per quanto riguarda l'analisi dei lavori della Costituzione cfr. V.Falcone-F.Palermo - F.Cosentino, a cura di, La Costituzione della Repubblica Italiana illustrata con i lavori parlamentari, Mondadori, Milano 1979, 220-223 da cui sono tratte le opinioni riportate nel testo)

di: Costantino D'Onorio De Meo

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