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lunedì 29 settembre 2008
L'infortunio sul lavoro è prevedibile?
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Diritto e Giustizia: Da una panoramica storica potremmo osservare come la presa di coscienza da parte dell'uomo per la sicurezza e la prevenzione sul lavoro cammina di pari passo dalla tecnica. Già Ippocrate, Galeno, Plinio, infatti, danno notizie delle malattie contratte dagli schiavi in un "ciclo produttivo", con la netta prevalenza del lavoro sottomesso in un regime schia-vistico dove questo lavoratore era considerato un semplice strumento o una cosa di proprietà: ciò garantiva di fatto la possibilità di un buon "uso" dello strumento "lavoratore" per non causare un danno patrimoniale a se stessi.
L'infortunio sul lavoro per circa 2300 anni non è mai stato considerato tale poichè la prevenzione era materia sconosciuta e la tutela della vita e dell'integrità dei lavoratori non rientrava nell'intendimento delle problematiche della sicurezza nel lavoro.
Nel 1700 finalmente s'individuano, però, delle nuove metodologie per la ricerca e lo studio con osservazioni scientifiche per cercare dei debellare le malattie professionali e ridurre le cause degli infortuni: iniziativa, questa, soste-nuta da un medico Italiano, il Dott. Bernardino RAMAZZINI che è ritenuto, giustamente, il precursore dello studio si-stematico delle malattie del lavoro e della difesa sociale del lavoratore. Successivamente: nell'anno 1898 viene introdotto l'obbligo dell'assicurazione ai lavoratori contro gli infortuni sul lavoro; nel 1899 furono emanati ulteriori Regi Decreti per la regolamentazione e per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle industrie mentre dal 1900 ad oggi c'è un continuo aggiornamento della materia con vari Regi Decreti e Leggi della Repubblica, contenenti importanti regolamenti per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.
Attualmente, possiamo provare che il quadro normativo è pressoché completo nella sua formulazione teorica (visto che la materia è già disciplinata da Leggi con migliaia di articoli, e di continui controlli della vigilanza pubblica) ma non completamente attuato sul piano pratico, anche se il fenomeno degli infortuni continua ad essere oggetto di attenzione.
E' molto importante, soprattutto alla luce degli attuali, spaventosi eventi, analizzare e valutare, le componenti che determinano, nella fase di gestione del rischio, l'infortunio poiché il rischio rappresenta un possibile pericolo e quindi va identificato ed eliminato. Pur consapevoli delle difficoltà ad indirizzare maggiori risorse per una necessaria e forte cooperazione di tutti i soggetti coinvolti, è particolarmente essenziale ripristinare il concetto di cultura da considerare come bagaglio di conoscenze fondamentali acquisite tramandate di generazione in generazione. Privi di questa formazione, la SICUREZZA DIVENTA UN RISCHIO PERICOLOSO.
Quotidianamente si sente parlare di sicurezza e delle relative responsabilità anche l'attenzione viene "attratta" più dall'insufficiente attività di controllo e dalla scarsa esperienza nell'osservazione dei fatti da cui deriverebbe, secondo l'opinione comune che questo comportamento non consentirebbe di attivare soluzioni operative a breve termine per eli-minare o quanto meno ridurre al minimo i rischi ed evitare, così, danni alla salute del lavoratore.
Pur rispettando le opinioni espresse, non le condivido poiché la carenza dei controlli pubblici è dovuta soprattutto alla mancanza di organici, provocata in parte dal parziale passaggio delle relative competenze dall'Ispettorato del Lavoro, alle Regioni e alle ASL e con organici limitati occorre affrontare una quantità ingente di verifiche.
E' assolutamente impensabile sottovalutare la loro professionalità anche se qualche eccezione può e potrebbe compromettere la credibilità di esperienze acquisite in decine di anni che hanno fatto la storia della Sicurezza nel nostro Paese. L'inadeguatezza di questi controlli in settori delicati e critici (sia quando la persona preposta non è sufficiente-mente preparata per affrontare la complessità delle problematiche che si dovessero presentare nella verifica da effettua-re, concludendola con una soluzione repressiva del tipo petto in fuori e pancia in dentro - Latin Lower perfetto - ), sia quando la visita venisse coadiuvata da un altro elemento con tanto di laurea, che, alla fine, non sa produrre uno scritto semplice, come quel 5% di cui M. Smargiassi ci informa, allora possiamo dire che la semplice presenza di questi "CAPRONI", ove ci fossero (e purtroppo ci sono ed ... in abbondanza), finiscono per ostacolare quel dialogo costruttivo finalizzato all'effettivo miglioramento della Sicurezza creando - di conseguenza - un rapporto sterile su confronti di posizione e poteri.
Per dare una risposta alla domanda contenuta nel titolo di questa nota, riportiamo quanto ha affermato Sameera Maziadi Al-Tuwaijri, nuova Direttrice del programma dell'ILO in occasione della Giornata Mondiale per la salute e la sicu-rezza sul lavoro, tenutasi il 28 aprile 2008 a Ginevra: "Gli incidenti non sono intrinseci al lavoro. L'esperienza dimostra che la maggior parte degli incidenti si possono evitare. C'è bisogno dell'impegno dei Governi, degli Imprenditori, e dei Lavoratori per attuare sistematicamente le buone pratiche di prevenzione al livello Nazionale e al livello dell'Impresa".
A queste sagge parole aggiungiamo noi che "... la sicurezza è un diritto, un dovere verso se stessi e gli altri. Pianificare la sicurezza costituisce uno dei migliori sistemi operativi per facilitare l'integrazione della sicu-rezza nella produzione. La parola prevenzione viene usata per indicare mezzi tecnici e misure organizzative ne-cessarie per realizzare condizioni di sicurezza indispensabili. Una valida organizzazione di sicurezza riduce i costi di produzione ed attenua i costi sociali.
Poiché gli infortuni sono un diretto derivato delle operazioni di produzione, è necessario che la preven-zione di essi sia effettuata in primo luogo e principalmente dalle stesse persone che organizzano, dirigono, svol-gono il lavoro. E' necessario cioè che l'unità produttiva partecipi alle azioni di sicurezza in diretta relazione con il suo lavoro sostenuto da un costante spirito di collaborazione. ... Esistono doveri di sicurezza non predeterminati dalla LEGGE, la cui violazione può produrre effetti sul preposto - Ci riferisce a tutte quelle regole ordinarie di prudenza, diligenza e perizia, che , se pure non espressamente codificate, devono essere osservate, poiché qua-lora in conseguenza della loro omissione si verifichi un infortunio sul lavoro, valgono a qualificare la condotta del preposto come condotta colposa, in cui può seguire la responsabilità civile costituita dall'obbligo di risarcire il danno...
UNA DELLE PRUNCIPALI CAUSE D'INFORTUNIO E' LA DISATTENZIONE ESSA È CARATTERISTICA DELLE PERSONE CHE CONOSCONO BENE IL PROPRIO LAVORO O FIDANO PERCIÒ ECCESSIVAMENTE DELLA PROPRIA PERIZIA..." (Estratto dal Piano di Sicurezza di una azienda, redatto nel 1990)
Quanto sopra rappresenta l'impegno di un'azienda che ha fatto della SICUREZZA e la propone come "FIORE all'OCCHIELLO" della sua attività, individuando con grande chiarezza, compiti, responsabilità e funzioni nella propria or-ganizzazione, inoltre impegnando le proprie risorse e mezzi e ponendosi come obiettivo la tutela della sicurezza e della salute dei propri collaboratori. Certo queste imprese non chiedono di essere gratificate, in quanto ciò fa parte della loro formazione intellettuale e sono orgogliose di garantire la dignità di chi lavora ma neppure possono essere paragonate a quelle attività "fantasma" restie a coltivare tale cultura.
E quando un'azienda che ha fatto della sicurezza il proprio vanto, viene qualificata NEGLIGENTE, IMPRUDENTE ed INESPERTA oltreché semplice FORNITRICE DI MANODOPERA, ciò serve solo ed esclusiva-mente a dimostrare che i CAPRONI esistono sì ... ma purtroppo con tanto di ... laurea.
Non v'è dubbio che questo paragone segnalato con una generica osservazione compiuta da chi non ha le capacità e l'esperienza nel settore specifico, vanifica gli impegni di chi si propone nella problematica sociale e gratifican-do con tale atteggiamento chi coltiva una cultura diversa. Per di più la sua condotta priva di etica non semplifica il dovere a chi deve assumere decisioni serene in nome del Popolo Italiano.

continua

G. Farina

postato da: ringen  

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