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sabato 13 settembre 2008
Difendere il clima non è reato
sei attivisti di Greenpeace assolti dalla Corte penale del Regno Unito
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Diritto e Giustizia: Roma, Italia — Sono stati assolti dalla Corte penale i sei attivisti di Greenpeace accusati per l'azione di protesta alla centrale di Kingsnorth nel Kent. Avevano scalato la ciminiera e dipinto sulla parete il nome del Primo ministro inglese. Perché bruciare carbone contribuisce ai cambiamenti climatici. Questa assoluzione è un duro colpo ai piani energetici del governo che intende costruire altre centrali.
http://www.greenpeace.org/italy/news/assolti-attivisti-carbone
Gli avvocati di Greenpeace hanno fatto appello di "non colpevolezza" facendo leva sulla difesa di una "motivazione legittima": gli attivisti hanno bloccato la centrale per difendere l'ambiente, un bene comune, dall'impatto dei cambiamenti climatici.

L'assoluzione degli attivisti di Greenpeace è un'importante sfida ai piani al governo. Una sfida lanciata dai giurati che rappresentano la gente comune in Gran Bretagna e che, dopo aver sentito gli elementi di prova, hanno approvato l'azione diretta per proteggere il clima.

Nel corso dei cinque giorni del processo la Corte ha ascoltato le testimonianze di scienziati del clima da tutto il mondo, di un rappresentante degli Inuit della Groenlandia e di David Cameron consulente ambientale. Alla giuria è stato riferito che la centrale a carbone di Kingsnorth emette 20.000 tonnellate di CO2 ogni giorno - la stessa quantità emessa in tutto dai 30 paesi al mondo meno inquinanti - e che i piani del governo prevedono la costruzione di una nuova centrale a carbone vicino al sito già esistente sulla penisola di Hoo in Kent.

Azioni di protesta dello stesso genere sono state effettuate da attivisti di Greenpeace in tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda all'India, dall'Indonesia al nostro Paese. In Italia, azioni dirette presso centrali a carbone sono state effettuate a Porto Tolle (Rovigo, progetto di conversione), Civitavecchia e Brindisi. Dodici attivisti erano stati "banditi" dalla città di Brindisi su ordinanza del Questore, poi annullata dal TAR di Lecce.

Procedimenti penali su diversi attivisti, italiani e non, pendono ancora presso la Procura di Brindisi e di Rovigo

di: Giorgio Libralato

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