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venerdì 05 settembre 2008
Berlusconi «inadatto a governare»: The Economist vince la partita
di Sara Bianchi
letture: 1683
Berlusconi inadatto a Governare
Berlusconi inadatto a Governare
Diritto e Giustizia: "Non adatto a governare l'Italia"?
Silvio Berlusconi aveva preso proprio male l'atto di accusa che The Econimist aveva messo in copertina il 26 aprile del 2001, a due settimane dalle elezioni politiche per le quali era il favorito e che poi vinse. E dalle minacce di querela era passato ai fatti e aveva avviato una causa legale contro The Economist, accusato di averlo diffamato.
A sette anni di distanza il Tribunale di Milano ha definitivamente rigettato quelle accuse e obbligato l'attuale Presidente del Consiglio ad assumersi tutti i costi legali sostenuti dall'Economist. Ne dà notizia lo stesso settimanale britannico, difeso dallo studio legale di Berardino Libonati .


"An Italian Story" era il titolo dell'articolo (leggi) e la copertina di quel numero riportava la foto del Cavaliere con a fianco la scritta: "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy".

Nel pezzo in questione venivano indicati procedimenti legali riguardanti Fininvest e in particolare indagini condotte tra il 1992 e il 1994, all'epoca di Mani Pulite. In quelle colonne l'allora leader dell'opposizione veniva accusato di riciclaggio di denaro sporco («money-laundering»), complicità con la mafia («association with the mafia»), evasione fiscale («tax evasion»), concorso in omicidio («complicity in murder») e corruzione («bribery») di politici, giudici e componenti della Guardia di Finanza.
L'articolo sottolineava come l'escalation politica di Silvio Berlusconi fosse partita proprio in quegli anni, e ripercorreva le linee difensive da lui adottate, a partire dall'attacco ai magistrati del pool Mani Pulite, accusati di essere guidati nelle loro azioni esclusivamente da ragioni politiche. Tracciava inoltre una distinzione netta tra l'immagine che l'attuale premier ha fornito di se stesso («un imprenditore che si è fatto da solo, che con la creazione di Mediaset ha posto fine al monopolio televisivo Rai», «la personificazione di una chiara rottura con il passato di corruzione») e i procedimenti legali riguardanti le società da lui fondate.

Le ostilità tra il settimanale britannico e Berlusconi non sono mai cessate: all'indomani delle politiche dello scorso aprile The Economist aveva messo di nuovo in copertina Silvio Berlusconi (vai all'articolo) ribadendo il proprio giudizio («still unfit») e sempre da The Economist sono arrivate in questi giorni le critiche più dure al progetto Alitalia (definito «sbagliato e costoso»), un piano che tanto sta a cuore al Presidente del Consiglio.

Dunque, diffamazione rigettata dalla Corte del Tribunale di Milano.
Per ora nessun commento dal giornale, nessun commento dal Presidente del Consiglio.

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The Economist vince la causa:
"Non abbiamo diffamato Berlusconi"

Al centro della curiosa vicenda una copertina del settimanale britannico datata 2001 che aveva indispettito il premier


ROMA
The Economist annuncia di aver vinto una causa contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo che questi aveva diffamato il settimanale britannico per una famosa copertina che, prima delle elezioni del 2001, titolava "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy" (Perché Silvio Berlusconi non è in grado di guidare l'Italia).

«Nel luglio 2001 - si legge in una nota diffusa per conto dell'Economist - Silvio Berlusconi, attualmente Primo Ministro dell'Italia, ha avviato una causa legale accusando l'Economist di averlo diffamato in un articolo dal titolo "An Italian Story", apparso nel nostro numero del 26 aprile 2001. La copertina della rivista portava il titolo: "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy".

«Siamo lieti di annunciare - si legge nella nota - che una Corte milanese ha emesso un giudizio che rigetta tutte le accuse di Mr. Berlusconi, obbligando lui ad assumersi tutti i costi legali sostenuti dall'Economist. Il giudizio in forma integrale è disponibile sul nostro sito Internet, http://www.economist.com. The Economist - conclude la nota - non rilascerà altri commenti al riguardo».
[La Stampa]

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The Economist vince la causa legale con Silvio Berlusconi

Riceviamo da The Economist e pubblichiamo.

"Nel luglio 2001 Silvio Berlusconi, attualmente Primo Ministro dell'Italia, ha avviato una causa legale accusando l'Economist di averlo diffamato in un articolo dal titolo "An Italian Story", apparso nel nostro numero del 26 aprile 2001. La copertina della rivista portava il titolo: "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy". Siamo lieti di annunciare che una Corte milanese ha emesso un giudizio che rigetta tutte le accuse di Mr. Berlusconi, obbligando lui ad assumersi tutti i costi legali sostenuti dall'Economist. Il giudizio in forma integrale è disponibile sul nostro sito Internet, http://www.economist.com. The Economist non rilascerà altri commenti al riguardo."

A completamento dello scarno comunicato ricevuto da The Economist, vi riportiamo alcuni estratti delle motivazioni del giudizio.

"Il (soggettivo) giudizio di inopportunità, sotto il profilo politico, riguardo allo svolgimento, da parte dell'attore, delle funzioni di Presidente del Consiglio - a prescindere dalla condivisibilità o meno del medesimo - trova infatti fondamento, nell'articolo in esame, innanzitutto nella constatazione, oggettiva e documentalmente riscontrata, della contestuale pendenza nell'anno 2001 - ancorchè in diversi stati e gradi del giudizio (dalle indagini preliminari alle sentenze di merito e legittimità) - di un numero consistente di procedimenti penali in ordine ad una pluralità di condotte illecite (molte delle quali ai danni della Pubblica Amministrazione)".

Più sotto le motivazioni proseguono "...osserva il presente Tribunale che la soggettiva ma esplicita valutazione della testata inglese - secondo la quale l'on. Berlusconi '...went beyond the acceptable way of doing business in Italy ...", adoperando l'espressione di un "...top italian bunker..." richiamate nell'articolo ed all'evidenza condivisa dal periodico - si fonda sulla personale interpretazione di circostanze che, nel loro dato oggettivo, non sono state contestate. Ci ri riferisce, in particolare, alle circostanze - non messe in discussione dall'attore sotto il profilo della loro realtà storica - della deviazione delle rotte di decollo degli aeroplani dall'aeroporto di Linate rispetto all'originario tragitto intersecante il territorio di Milano 2; al fatto che l'on.Berlusconi avesse all'epoca personalmente garantito prestiti bancari alle aziende italiane; all'appartenenza alla loggia P2 dell'attore e di Massimo Maria Berruti; al fatto che quest'ultimo, dopo la conclusione delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza, avesse iniziato a lavorare come avvocato per l'on.Berlusconi e che fosse poi divenuto parlamentare di Forza Italia ..... Si è, in definitiva, ancora una volta, in presenza di una personale interpretazione dei fatti, dura nella sostanza ma ancorata, secondo criteri di compatibilità e coerenza razionali, a dati di fatto oggettivi, di per sè in alcun modo non contestati dall'interessato nel presente giudizio".

E le motivazioni concludono "...è peraltro evidente che le soggettive conclusioni alle quali giunge l'Economist nelle frasi di apertura e di chiusura dell'articolo "An Italian Story" relative al "...money from intraceable sources (denaro da fonti non rintracciabili, ndr)", al fatto che "...Mr.Berlusconi has needed a lot of help from insalubrious quarters (Berlusconi ha avuto bisogno di molto aiuto da aree malsane, ndr)", e che "..though he says he wants to replace the old corrupt system, his own business empire is largely a product of it (sebbene dichiari di voler rimpiazzare il vecchio sistema corrotto, il suo impero sia largamente un suo prodotto, ndr)" sono coerenti sotto il profilo della consequenzialità logica .... e rientrano a pieno titolo nell'esercizio del diritto di critica....."
[Visti da Lontano]
fonte: Il Sole 24 Ore   postato da: fu  

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