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giovedì 21 febbraio 2008
Fascismo, archeologia aurunca e "studi eretici"
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Monti Aurunci
Monti Aurunci
Columna Infamiae: E' necessario ricordare che il ventennio fascista volle imporre al mondo la preponderanza di Roma sull'intera Europa.
Per raggiungere questo obiettivo a sostegno della sua azione politica si chiamò tutto il mondo culturale dando fondo a tutte le risorse storiche e archeologiche e finanziarie onde dimostrare e sostenere il cosiddetto Primato di Roma.
Con questo non vogliamo assolutamente dare, in questa sede, alcun giudizio sulla politica fascista generale esercitata nel ventennio, ma non possiamo passare sotto silenzio che proprio per raggiungere gli scopi prefissati, si tennero in second'ordine le prime e qualificate voci che si stavano levando per descrivere l'archeologia e la società di una civiltà italiana esistente nella nostra Penisola prima che Roma vi posasse sopra i propri tentacoli dominatori.
Sono stati, quindi, quasi dimenticati oggi tutti gli studi del settecento e dell'ottocento impostati sulle ricerche di storia italica in epoca preromana e, finora, Università e studiosi continuano a "vivacchiare" attingendo a quegli studi sul Primato di Roma o ad esercitare scavi all'estero e men che meno a fissare la propria attenzione e la propria ricerca sulle epoche preromane d'Italia.
Ci rendiamo conto che il modesto sostegno finanziario pubblico destinato alle opere d'ingegno non incoraggia gli studiosi ad una inversione di tendenza, ma non è giusto nemmeno sorvolare sull'argomento con affermazioni tendenti a sostenere l'inconsistenza dei resti archeologici preromani sul territorio quando non si fa nessuno sforzo per individuarli e per studiarli a sufficienza.
Roma ancora oggi resta una palla al piede per gli studi dell'epoca arcaica aurunca: ogni e qualsivoglia risorsa finanziaria viene destinata a quella città: niente resta per questo nostro territorio che continua ad essere considerato una colonia romana.
Un enorme potenziale archeologico preromano nasconde tuttora il territorio aurunco per il quale si continuano a sfornare "studi eretici" cioè di autori che, pur di tutta serietà, non appartengono alle consorterie ufficiali dalle quali dipende o meno l'importanza di un sito.
Un enorme potenziale che va continuamente a disperdersi nella indifferenza generale ma che potrebbe diventare una buona risorsa per lo sviluppo socio-economico e culturale almeno locale.

di: Albino Cece

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