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mercoledì 13 febbraio 2008
La crisi del dodicesimo anno.
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Minturno: In queste ultime settimane nella maggioranza di centrodestra è successo di tutto al punto che il Sindaco, da abile giocatore, ha pure minacciato le dimissioni. Questo a parole.
Forte della compiacenza e del sostegno di alcuni consiglieri le dimissioni del Sindaco sono più che altro un mezzo per dimostrare i muscoli alla propria maggioranza di partito e, in ogni caso, a delimitare il suo campo d'azione dalle intromissioni inevitabili dell'uomo forte del colle.
Era indubbio che ciò accadesse.
Sono finiti i bei tempi, c'è rimasto ben poco da razzolare e qualcuno sta diventando veramente ingombrante.
Intanto, il livore di alcuni consiglieri di maggioranza verso il Sindaco e il suo modo di gestire il Comune e, soprattutto, dell'ingombrante e non condivisa azione di un Assessore inviso, comincia ad essere palesato senza mezzi termini e con qualche affronto a brutto muso.
Finalmente, si è rotto l'incantesimo, il regno di bengodi dove tutto è ammesso, almeno per i sodali del regime, sembra essere svanito per colpa di uno sparuto gruppo di Consiglieri di opposizione che sono stati capaci, con la loro puntigliosa azione d'interdizione, di impedire il perpetuarsi di una dissoluta gestione della cosa pubblica.
Quel poco che resta da elargire non basta a sfamare i nugoli di famelici parassiti abituati a suggere lucrosi incarichi, laute convenzioni, portentosi appalti e benevole concessioni.
Ora cominciano le discussioni e le reciproche accuse come nelle coppie in piena crisi coniugale alla vigilia di una drammatica separazione.
Complici, come i ladri di Pisa che rubano di notte e litigano di giorno, i membri del gotha minturnese, si sono resi protagonisti di una faida tutta interna al regime.
Mentre cercano di mettere insieme i pezzi di un coccio ridotto in frantumi, grazie al provvidenziale intervento del grande vecchio, l'attività amministrativa è paralizzata nella secreta speranza di pervenire per tempo ad una soluzione onorevole per tutti i contendenti.
Per questa auspicata occasione già è stato tirato fuori dalla cristalliera e lucidato all'abbisogna un capiente vassoio d'argento sul quale la Salomè da Pontone vuole che sia deposta una testa fatta precipitare dal piano più alto del palazzo comunale.
Ciò che sembrava eterno ed immutabile sulla riva destra del Verde prende improvvisamente forma di lotta intestina che si consuma nella notte dei lunghi coltelli dove figuri strani, protagonisti di azioni la cui impudicizia è pari soltanto alla loro rapacità, dettano i tempi di una macabra tregenda.

postato da: mummuru  

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