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giovedì 26 luglio 2007
Eros alla berlinese
Piscina. Sauna. Palestra. Solarium. E cento prostitute. Che pagano le tasse. Si chiama Artemis ed è il locale a luci rosse più di moda in Germania. Frequentatissimo dai turisti italiani
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Alina, una delle hostess dell'Artemis
Alina, una delle hostess dell'Artemis
Salute e Benessere: Per arrivare al più grande tempio dell'erotismo di Berlino basta aspettare il prossimo 'doppeldecker': uno di quegli autobus a due piani solitamente gialli-limone ma da qualche mese dipinti di rosa-confetto. Il colore giusto per la pubblicità dell'Artemis, la più grande casa di piacere della capitale (se non dell'intera Germania).

"Siamo aperti per il vostro relax ogni giorno dalle 11 alle 5 del mattino", informa a caratteri cubitali la pubblicità sugli autobus. Come se il locale fosse un normalissimo supermercato e ogni berlinese un suo affezionato cliente.
Un anno fa, quando il megatempio del sesso aprì i battenti per i Mondiali di calcio, si scatenò un putiferio sui media, con urla isteriche di politici. "Angela Merkel", ingiunse Ségolène Royal dalle colonne de 'Le Monde', "chiudi quel barbaro bordello al centro d'Europa!". Fu una mezza gaffe, perché neanche una cancelleria tanto potente quanto la Merkel potrebbe di punto in bianco chiudere un locale della perdizione, visto che (al contrario di quanto accade in Francia, Italia o Svezia), in Germania la prostituzione è perfettamente legale. E le lucciole sono non solo organizzate in sindacati, ma versano anche - a seconda della regione federale - i loro bravi contributi allo Stato. E poi i boss dell'Artemis rifiutano l'etichetta di semplice 'bordello': "Siamo un centro nudisti e di wellness", spiega impettita Vanessa Rahn aprendoci le porte in vetro del locale. "Ma soprattutto siamo un'azienda all'avanguardia per tutte le lavoratrici del sesso qui in Germania", aggiunge.

Che la biondissima manager Vanessa non sia una sprovveduta lo dimostrano i seguenti dati: nei quattromila metri quadrati dell'Artemis sono stati investiti oltre 5,5 milioni di euro. E Vanessa, laureata in economia e commercio, comanda un organico (fra cameriere, vigilantes e tecnici) di ben 50 dipendenti. Senza contare ovviamente l'alveare di ragazze: minimo 60, massimo 100 "a seconda degli eventi della Fiera qui di fronte", spiega lei.


L'accesso all'Artemis costa 70 euro, tranne per i pensionati a cui Vanessa offre di domenica e lunedì lo sconto del 50 per cento. Somma con cui si ha diritto all'accappatoio (bianco), all'asciugamano (giallo) e a gironzolare (anche nudi) per piscina e sauna, bagno turco, solarium e palestre al pianterreno. La prestazione sessuale è esclusa. Il bello è che pure le ragazze pagano i loro 70 euro al giorno: non per l'asciugamano ma per l'affitto di una delle stanze (ce ne sono, arredate alla greca, romana o messicana, in tutto 50). "Ecco il vantaggio economico e politico della nostra azienda", spiega orgogliosa Vanessa: "tolte dal Far west della strada, liberate dagli sfruttatori, qui da noi le prostitute si trasformano finalmente in imprenditrici autonome", conclude.

Certo, un locale d'estremo lusso (o estremamente kitsch) come l'Artemis - con suite da 200 euro l'ora e persino ascensori per disabili - è un'eccezione anche in Germania. Ma la legge sulla prostituzione (entrata in vigore dal 1 gennaio 2002, quindi in era Schröder) consente a tutte le lucciole tedesche dei vantaggi e dei margini di libertà ignorati alle loro colleghi straniere. Anche per questo fra prostitute, hostess, massaggiatrici, 'call girl' e 'call boy', in Germania si stimano siano oltre 400 mila i lavoratori del sesso sparsi in case private e bordelli, pornoshop e bar (con o senza table-dance). Un esercito che "ogni giorno soddisfa le esigenze di oltre un milione e 200 mila clienti", secondo i calcoli di Emilya Mitrovic, la sociologa amburghese che, per conto del sindacato del pubblico impiego ha pubblicato uno studio dal titolo 'Posto di lavoro prostituzione'. "La prostituzione è un settore che fattura in Germania sui 14,5 miliardi di euro l'anno", spiega la Mitrovic.

Solo enormi catene di supermercati come Karstadt-Quelle o imprese di macchinari come la Man arrivano a tali cifre. "Più che doveroso quindi", argomenta il sindacalista Andreas Sander "che anche le prostitute contino sugli stessi diritti di ogni altro lavoratore". è la stessa opinione di Stefanie Klee, portavoce del Bsd, Associazione Nazionale Servizi sessuali, l'associazione in cui si sono federati i vari sindacati locali delle prostitute (con nomi come 'Hydra' a Berlino, 'Cassandra' a Norimberga o 'Madonna' a Bochum). La prima cosa che ci dice la Klee, anche lei prostituta occasionale, è che "da voi in Italia non batterei nemmeno per un'ora": troppa la paura di finire nelle mani di qualche racket, di qualche cliente fuori di testa o in una retata delle forze dell'ordine: "Qui in Germania", dichiara lei, "posso sempre dire ad ogni male intenzionato: se non la finisci chiamo la polizia!". Tutta qui la sottile ma fondamentale differenza fra una lavoratrice del sesso in Germania e nel resto della Ue: tre paragrafi di legge che autorizzano la mercenaria a denunciare chiunque non voglia pagare per la prestazione. "è questa semplicissima norma che di colpo", spiega Stefanie, "ci ha creato un po' più di rispetto nella società ed ascolto fra politici". Tanto che oggi, aggiunge Vanessa, la manager dell'Artemis, "non mi vergogno di dire in pubblico il lavoro che svolgo".



da L'Espresso

postato da: ulisse50  

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