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mercoled├Č 25 luglio 2007
Tra i banchi di scuola e la strada
giovani immigrati: approccio alle problematicitÓ
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Scuola e societÓ: Negli ultimi anni parallelamente all'aumento dei flussi migratori in entrata si Ŕ verificata una netta crescita del numero dei giovani studenti stranieri.
A livello nazionale la concentrazione di giovani immigrati Ŕ molto pi¨ elevata nelle aree del Nord. Una analisi attenta dei dati relativi alle iscrizioni mostra come a differenza di quanto accade nelle altre realtÓ europee i minori immigrati non vivono solo nei grandi centri abitati, ma si distribuiscono in maniera abbastanza equilibrata anche in centri minori, a tale peculiaritÓ va aggiunta anche un'altra caratteristica che differenzia l'immigrazione presente in Italia da quella di altre nazioni europee: l'assoluta eterogeneitÓ delle compagini straniere tra i banchi di scuola. Ad oggi si possono contare 189 cittadinanze diverse.
Secondo i risultati di un'indagine ISTAT effettuata nel novembre 2000 in 50 scuole medie distribuite su tutto il territorio nazionale i ragazzi stranieri iscritti nei registri risultavano il 47% in ritardo rispetto all'etÓ teorica di ciascun tipo di classe. Tale differenza era quasi tutta concentrata nella ripetizione di un singolo anno. 5l motivo principale di questa disparitÓ Ŕ semplice: lo studente straniero tende a ripetere la classe in cui avviene l'inserimento scolastico che Ŕ poi quella in cui emergono le difficoltÓ di integrazione nei processi didattici soprattutto di tipo linguistico. Fondamentale poi nella carriera scolastica del giovane straniero resta il rapporto che l'istituto riesce ad instaurare con la famiglia, infatti differenti relazioni nascono da percezioni, educazione familiare e tradizioni profondamente diverse dalle nostre, e dalla comprensione delle condizioni socioeconomiche che spesso sottraggono energie ai compiti, alla vita sociale e al gioco, per aiutare la famiglia.
Numericamente meno rilevanti ma socialmente molto pi¨ problematici sono poi i cosiddetti minori non accompagnati, ovvero quei ragazzi che emigrano da soli o arrivano con partenti lontani e poi organizzano uno stile di vita autonomo. La maggior parte di loro sono migranti economici mandati all'estero dai genitori interessati a una fonte di reddito per tutta la famiglia, ma altri scappano da guerre, carestie o traffici criminali.
Tutti i giovani di cui stiamo parlando anche se irregolari godono dei diritti garantiti universalmente dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1991, come quello alla protezione, alla salute, all'istruzione. In Italia lo status di minore straniero non accompagnato Ŕ regolato in parte dalla normativa riguardante i minori e in parte da quella concernente l'immigrazione. Diversi sono gli organismi e le istituzioni che operano in questo settore e grande la complessitÓ della divisione e della sovrapposizione di competenze. I principali soggetti coinvolti a vario titolo sono la Questura, il Tribunale per i minorenni, gli enti locali e il Comitato per i minori stranieri. E' a questo ultimo che viene affidato il compito di coordinare a livello nazionale tutti gli attori istituzionali.
Istituito nel 1994 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il Comitato per i minori stranieri si limitava inizialmente a monitorare i programmi di accoglienza temporanea per i bambini provenienti da Cernobyl. Dal 1998 in seguito al crescente afflusso di minori non accompagnati, le sue competenze sono state ampliate e i suoi compiti ridefiniti. In sostanza oggi l'organismo deve provvedere alle linee guida per gli interventi destinati ai minori coordinare e supervisionare le diverse strutture delegando alcuni compiti alle amministrazioni locali. E' sempre il Comitato che organizza le banche dati riguardanti questi soggetti e ne decide l'eventuale rimpatrio assistito.
Anche se la legislazione italiana non consente l'espulsione coatta dei ragazzi al di sotto dei 18 anni, in alcuni casi il Comitato per i minori stranieri pu˛ invece disporre di rimandare il giovane nel suo paese d'origine. La procedura del rimpatrio si caratterizza a differenza del procedimento di espulsione per non avere un carattere sanzionatorio e per essere soggetta ad un iter piuttosto complessa, tanto che a conti fatti la percentuale di rimpatri effettivamente disposti risulta bassissima rispetto al numero di segnalazioni (nell'anno 2003 200 provvedimenti rispetto a circa 8000 segnalazioni).
A livello pratico il rimpatrio assistito si articola in varie fasi:
dopo aver ricevuto la segnalazione di un ragazzo straniero non accompagnato il Comitato per i minori stranieri avvia le indagini nel paese d'origine in modo da poterlo identificare, congiuntamente deve sentire l'opinione del minore stesso (che nel frattempo riceve un permesso di soggiorno "per minore etÓ" a carattere temporaneo.
Soltanto al termine dell'indagine e dopo aver elaborato un eventuale progetto di reinserimento, il Comitato decide se Ŕ nell'interesse del ragazzo venire rimandato nel paese d'origine oppure restare in Italia.
Nel primo caso viene informato il Tribunale per i minorenni che rilascia il nulla osta al provvedimento, se invece il Comitato valuta che l'adolescente debba restare nel nostro paese dispone il "non luogo a procedere" e segnala il caso alla magistratura e ai servizi sociali per l'eventuale affidamento.
In ogni caso il "non luogo a procedere" rimane una misura temporanea legata alla minore etÓ: al compimento dei 18 anni il giovane non ha pi¨ teoricamente diritto di permanere sul territorio nazionale e si pu˛ trovare nuovamente in una condizione di estrema incertezza.
Per completezza va detto comunque che in tutti i casi in cui non Ŕ possibile provvedere al rimpatrio assistito e sono la quasi totalitÓ lo Stato deve provvedere all'accoglienza del giovane. Per farlo pu˛ scegliere tra due vie: l'affido presso famiglie private o quello presso apposite comunitÓ, in questo ultimo caso i programmi di solito prevedono esclusivamente la fornitura di pasti caldi e di un riparo per la notte senza intervenire minimamente sullo stile di vita del giovane.
In ogni caso per˛ quasi tutti i centri siano essi a bassa o ad alta soglia registrano una altissima percentuale di fughe dei minori ospitati, e il film ricomincia.

Alessandro La Noce direttore del LIdeS

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