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lunedì 26 novembre 2018
Il brigantaggio: Usi e costumi dei fuorilegge
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Data evento: sabato 01 nov 2003
Archivi di TF: Meno di due secoli fa, più di una località laziale era considerata "off-limits" per i viaggiatori, in quanto pullulava di briganti: per sopravvivere, spesso le bande sequestravano nobili ed ecclesiastici richiedendo poi un riscatto, oppure assalivano i viaggiatori, per i quali, in qualche folle caso, il temuto e periglioso incontro con i banditi costituiva un evento così emozionante da essere ricercato appositamente, onde goderne appieno la pittoresca componente.

Gli attacchi alle carrozze, infatti, erano generalmente snobbati dai fuorilegge più esperti, quasi sempre consapevoli del magro bottino che ne avrebbero ricavato.

Contrariamente a quanto si potrebbe credere infatti, i briganti, più che gli inermi viaggiatori, eliminavano innanzi tutto i nemici e le spie, talvolta rivendicando l'omicidio con un comunicato. È il caso dell'assassinio di un pastore, Francesco Rossi, sul cui corpo fu trovato un biglietto con questo messaggio: Adamo Lauretti ed Antonio Mastroluca castigatori di fucile ammazzano quante spie trovano, questa è la prima. Va anche chiarito il fatto che nessun capobrigante avrebbe ammesso mai all'interno della propria banda il parente di uno sbirro o di una spia.

Ben presto mitizzati e celebrati come giustizieri, i briganti ispirarono numerosi versi, romanzi (si pensi allo Stendhal de "La badessa di Castro") e ballate popolari, e costituirono una ricchissima fonte di ispirazione per pittori e incisori dell'epoca.

Bartolomeo Pinelli, stravagante e raffinato artista, trascorse infatti un periodo della sua vita nei boschi e nelle grotte, in compagnia dei briganti: fu così che, con il consenso di questi ultimi, riuscì a immortalare moltissimi di loro, cogliendoli durante momenti di vita familiare, ma anche e soprattutto nel corso delle varie "malefatte".

Dall'opera di Pinelli si evince chiaramente anche il fatto che i briganti dell'epoca erano profondamente religiosi, talora quasi bigotti, al punto di ricoprirsi di medaglie ed immagini sacre o di pregare il loro santo protettore ed effettuare penitenze e digiuni prima di ogni impresa. È noto, tuttavia, che esisteva anche, a nord del Lazio, un gruppo di fuorilegge profondamente anticlericali, che combatteva la Chiesa perché la riteneva responsabile in tutto e per tutto della miseria dei popoli.

Altresì noto, in quanto ben tramandato, è il "look" tipico dei briganti, costituito dal cappello a cono alto, con le tese strette e cinto da nastri multicolori, unito a giacche e gilet di velluto ornati da bottoni d'argento e alle immancabili ciocie ai piedi. Solitamente, i briganti portavano i capelli lunghi ed erano affascinati da anelli e orecchini, che indossavano in gran quantità.

L'abbigliamento del brigante fece ben presto moda, estendendosi anche ai giovani paesani, che, a detta di un cronista dell'epoca, amavano sostare nelle piazze indossando cappello a pan di zucchero con coppola alta, ornamento di colorati lacci e crini intrecciati in replicati giri con fiocchetti dei medesimi, le zazzere di lunghi capelli vicino le orecchie ed anche una certa allacciatura a fascia con gli spaghi delle ciocie nello streto del piede sopra il malleolo.

I briganti erano per lo più ritenuti dai popolani protettori e vendicatori dei torti subiti dalle autorità, se non altro perché, dovendo scegliere tra i due mali, essi non potevano prescindere dal dato di fatto che tutti i provvedimenti della giustizia per reprimere il brigantaggio facevano gran danno soprattutto alle popolazioni rurali: in ogni caso, i piccoli furti dei briganti a danno di pastori e contadini erano effettuati quasi esclusivamente per la sopravvivenza.

Talvolta i banditi erano però schizzinosi: un tale raccontò infatti di aver visto comparire 5 persone armate e gli domandarono s'aveva il pane e dettogli che aveva il granoturco, dissero che non gli piaceva e partirno.


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Pubblicato su TeleFree.it l' 1 novembre 2003
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di: Simone Lucciola

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