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mercoledì 13 settembre 2006
Monte Ruazzo, la vetta più bella degli Aurunci
Rocce come libri aperti
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La vetta di Monte Ruazzo
La vetta di Monte Ruazzo
Archeologia nella Natura: Monte Ruazzo è senz'altro la vetta più bella degli Aurunci: il sentiero per raggiungerla è una cosmogonia di tutto ciò che si può desiderare di vedere ed ammirare in uno scenario carsico. Abissi, grotte, anfratti, boschi e pietraie, doline e fossili.
Un pozzo della neve nei pressi della Valle di Sciro
Un pozzo della neve nei pressi della Valle di Sciro
Senza dimenticare alcuni manufatti che ci fanno capire quanto le nostre montagne abbiano da raccontarci.
La "Ciauchella", una foiba di quasi 300 metri di profondità, si trova poco più in su della sorgente di Acquaviva, da dove comincia il sentiero per il Ruazzo. L'abisso è impressionante, ed è circondato da uno steccato che ne sottolinea la pericolosità, oltre che la bellezza. Salendo, lo sguardo comincia a spaziare verso il Golfo, da qui visto da un'angolazione del tutto originale, con il Redentore che veglia dalla montagna di fronte. Un luogo del tutto magico è la zona denominata Fosso di Fabio, ricca di fenomenologia carsica, con inghiottitoi che talvolta sono coperti da tavole o da pietre appositamente utilizzate dai pastori per evitare la perdita del bestiame. La località, un altopiano che prelude alla pietraia che conduce alla vetta del Ruazzo, prende il nome da un antro impressionante, nella cui parte iniziale ci si può anche calare con prudenza, facendo attenzione a non scivolare. Il tutto è ancora immerso nel silenzio e nella magia di questa foresta, così calma e surreale.
La vetta offre un panorama impareggiabile su entrambi i versanti degli Aurunci, sia quello del Golfo che quello itrano: si vedono la costa fino al Golfo di Napoli, le isole di fronte e, alle spalle, il santuario della Civita. Gaeta è nascosta dietro il Tuonaco, ma credo che sia su quel versante che c'è la vera meraviglia: la valle di Sciro, un corrugamento dei monti causato da epoche intere di erosione. Le pietre sembrano assumere la forma di onde del mare, tanto sono dolci nel loro piegarsi e nell'assecondare il terreno, cedevole e flessibile. Camminare su quelle pietre è come camminare su un libro aperto: nella parte più bassa della valle si trovano alcune pietre che presentano fossili di conchiglie e di chiocciole, retaggio di un tempo in cui, invece che sulle sommità di monti, ci si trovava sul fondo del mare.
Verso la fine di questo altopiano si può ammirare un pozzo della neve: una costruzione mirabile, naturalmente a secco, di dimensioni ragguardevoli, del diametro di una quindicina di metri e della profondità di cinque o sei. C'è anche una scala che permette di scendere al suo fondo. Anticamente i pozzi della neve servivano ad accumulare la neve durante la stagione fredda, al fine di trasformarla in ghiaccio. Coperto da uno spesso strato di foglie, che ne permetteva la conservazione, il ghiaccio veniva tagliato in lastre e venduto nei centri costieri... all'epoca di frigoriferi non ce n'erano! Ed anche CFC e buco nell'ozono erano di là da venire...

Allego una foto della Ciauchella:

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Questa, invece, è la Valle di Sciro:

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postato da: Muaddib  

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