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sabato 17 novembre 2018
Olio gaetano che placa la tempesta
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Data evento: mercoledì 09 feb 2005
Archivi di TF: L'olio veniva rovesciato in mare per agevolare i movimenti della nave sui marosi.
Ma è proprio del tutto vero che l'olio dei monti Aurunci, sui quali l'olivo da secoli si coltiva e da sempre costituisce una fonte di reddito consistente, è servito solo ed esclusivamente per l'alimentazione umana e per quella delle candele per illuminare il buio della notte?
Il commercio delle olive itrane che salpando dal porto di Gaeta ne assumevano il nome identificativo di gaitanische corrotto poi in tanesche (olive di Gaeta) era soltanto una parte del commercio di questa produzione agricola che si concentrava principalmente sull'olio. Molte anfore con le quali si trasportava l'olio per via marittima emergono ancora spesso dai fondali del Golfo.
Le ultime ricerche storiche sul medioevo hanno messo in evidenza che le navi adibite al trasporto specialmente sulle lunghe distanze avevano a bordo una riserva di olio di oliva che veniva usato per sfuggire alla tempesta.
La prima notizia di quest'uso si ritrova nel capo 13 della Vita Sancti Germani Episcopi raccontata da Costanzo di Lione nel V secolo. Viene raccontato che in occasione di una tempesta nelle acque della Manica si rischiava il naufragio e così San Germano, vescovo di Auxerre, dopo aver pregato Cristo, asperge d'olio i marosi in nome della Trinità. Il fatto, sfrondato dal mito agiografico, viene interpretato come lo svuotamento in mare di una certa quantità d'olio. Anche altri autori più antichi ricordano l'uso miracoloso dell'olio per scampare alle tempeste marine: ad esempio lo fa Plinio Storia Naturale, II, 234) e Filostrato (Vita di Apollonio, III, 57).
Anche nei manuali della marineria moderna è teorizzato l'uso dell'olio per calmare le onde e salvare le navi dalla tempesta.
Stefano Medas (in: Archeo, n. 8/2004, p. 89) così descrive gli effetti dell'olio sulla superficie marina: "L'effetto di una bufera sulla superficie del mare genera onde che, sotto la spinta del vento, crescono in altezza, fino a generare il cosiddetto «mare lungo». Queste grandi masse d'acqua che si muovono rapidamente elevandosi per diversi metri al di sopra della superficie (fino a un massimo di 6 m. in Mediterraneo, di 10-12 m. in Oceano) presentano ancora una sommità arrotondata e i fronti obliqui; le navi, dunque, non subiscono gravi effetti, potendo cavalcarle salendo sulla cresta e discendendo nel cavo, senza subire colpi. Aumentando la spinta del vento sul versante esposto dell'onda, cioè sul versante ascendente o posteriore, masse d'acqua sempre maggiori vengono trasportate per attrito sulla sommità dell'onda, sotto forma di ondine che scorrono sul dorso dell'onda stessa. Al contrario, il versante discendente o anteriore dell'onda rimane sempre piú riparato e, per tale motivo, a causa della sua inerzia e della spinta dinamica che il vento genera sul versante posteriore dell'onda, tende a diventare sempre piú ripido. Viene a crearsi cosí il colpo di mare, una specie di muraglia d'acqua che la nave non sempre riesce a risalire e che spesso è costretta a subire, appunto, come un colpo. Se il vento continua a crescere, allora si genera la situazione più pericolosa. La velocità di traslazione dell'onda aumenta, mentre il suo versante anteriore tende a verticalizzarsi; la massa d'acqua che il vento trasporta verso la cresta è sempre piú grande; le particelle d'acqua, spazzate dal vento, cominciano a disgregarsi e a mescolarsi con l'aria, generando la caratteristica schiuma bianca. A questo punto, la cresta dell'onda precipita in avanti formando una voluta e scatenando una grande quantità di energia: il «frangente pericoloso». La nave non riesce piú a risalire l'onda, il cui versante anteriore è ormai troppo ripido, ma si punta alla sua base e riceve il terribile colpo della cresta, che le si abbatte sopra con violenza distruttiva. È ben noto che qualunque massa galleggiante sul mare, come le alghe, l'erba o il ghiaccio frantumato, attenua notevolmente l'azione del vento, che scorre sulla superficie senza far presa sull'acqua e, quindi, senza formare il frangente. Versando olio nel mare agitato, questo si espande rapidamente, creando una pellicola elastica che impedisce l'aderenza tra l'aria e l'acqua. Il vento, dunque, non riesce a far presa sull'acqua e a svolgere la sua azione meccanica, cioè a innalzare l'onda trasportando l'acqua sul suo dorso dal basso verso l'alto; in sostanza, l'azione dell'olio modifica la forma dell'onda, trasformando il frangente pericoloso in colpo di mare o addirittura in mare lungo".
La necessità del rifornimento dell'olio quindi non serviva soltanto per uso umano ma veniva impiego in quantità consistenti anche per un uso marittimo che costituisce un interessante risvolto del commercio oleario svolto nel medioevo dal porto di Gaeta e finora ignoto alla storiografia locale.


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Pubblicato su TeleFree.it il 9 febbraio 2005
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di: Albino Cece

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