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giovedì 04 febbraio 2021
Nuova recensione al libro "Verso la Città" di Antonia Baccaro e Anna Rita Colaianni
Un lungo commento di Claudio Toscani uscito su Avvenire (Agorà) il 31 gennaio 2021
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La copertina
La copertina
Golfo di Gaeta: " Il diario narrativo di una vita, riletto dalla figlia Anna Rita: la piccola storia che si fa compendio di un pezzo d'Italia, nel dopoguerra ansioso di rinascita, fra la sua terra e la Capitale".
I libri di memorie hanno quasi sempre medesime motivazioni: ricordare una malattia, un amore, la propria vita o quella dei familiari, le nascite o le morti, gli anni del lavoro, le occasioni, le delusioni. Si tratta qui di una raccolta di racconti connessi uno all'altro (un romanzo breve in verità) che riguardano certo l'esistenza della sua autrice, ma hanno anche un ben raro connotato. Sono pagine di un ininterrotto diario narrativo delle vicende di una donna
(Antonia Baccaro, molisana del '32), rielaborate dalla figlia (Anna
Rita Colaianni), che le rilegge e le interpreta, presente la madre, traendole da annosi rotoli manoscritti che sono il sacrale lascito di una scrittura segnata da doppio e fervido sigillo: pura spontaneità informale e scoperta testimonianza di un'anima. Ma "Verso la città" (edizioni deComporre, pagine 134, euro 12,00) proprio per il suo sincero candore strutturale, diventa, da storia piccola (dal basso, o come si dice in postfazione, «...da fogli di brutta...»), l'ideale compendio di una Italia trascorsa in due diverse zone del Paese (tra Molise e Lazio), lungo quel secondo dopoguerra figlio di incerta ma febbrile rinascita: dopo il disastro bellico una inattesa solidarietà; dopo
indimenticabili privazioni una sorprendente aspettativa di futuro;
dopo ferite ancora sanguinanti una insistente idea di benessere
fisico e socialmente confortevole.
Tuttavia, è la vita di Antonia a fare testo, capitoli di tempo senza date,
maturati fra sentimenti di intima frugalità sempre misuratamente difesa dal mondo esterno e dai suoi tentativi di esproprio morale.
La scuola di formazione, la famiglia (per altro non proprio indulgente), il parentado e le sue abitudini. E, allargando lo sguardo,il medico di
famiglia, le feste religiose, la liberazione e l'arrivo degli alleati con i primi matrimoni sicuri (cioè lontani dalla guerra), compreso il suo, col ragazzo Italo e il problematico cambio di residenza in una Roma di
carpentieri, muratori e operai, qui convenuti per le occasioni offerte
dalla ricostruzione. D'un tratto Italo muore e Antonia resta sola con la figlia Anna Rita: la madre ha comunque il suo lavoro di bidella (conquistato per altro contro le prepotenze e i soprusi dei soliti raccomandati) e la vita continua.
Così, come si arrotolano gli anni, anche il diario diventa un involto
di ricordi scritti sul rigo dei sentimenti, in purezza di intenti e in religioso proposito di vita, venendo oggi a rappresentare quella speciale qualità di esistere, di agire e di pensare che, nonostante ogni giusta pretesa di parità e di diritti, stranamente manca alla più parte dei femminismi del secolo. Cita due autori e due libri, fra i non molti
letti, Antonia Baccaro: I promessi sposi e La memoria rende liberi,
di Liliana Segre. A lei sono bastati per una vita esemplare e un
esemplare corredo di virtù.
Claudio Toscani in "Nel Molise di Antonia Baccaro"
fonte: Avvenire   di: Sandra Cervone

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