TeleFree.iT
giovedì 17 dicembre 2020
Storie di Covid: Il giorno del vaccino
letture: 2287
.
.
Club degli autori di TF: SOLDATI

Si sta come
D'autunno
Sugli alberi
Le foglie

(Giuseppe Ungaretti, Bosco di Courton, luglio 1918)
Quando qualche giorno fa i primi enormi camion carichi di vaccino contro il Covid-19 sono usciti dalle sedi della Pfizer, e ne hanno avviato la distribuzione a tutti gli Stati Uniti, c'era gente in strada che applaudiva al loro passaggio.

Le prime dosi del vaccino sono state destinate a chi lavora in terapia intensiva.

Oggi ho ricevuto la mia prima dose. I soli due millilitri di vaccino somministrati per via intramuscolare, nel deltoide, con una piccola siringa, hanno rappresentato per me una grossa iniezione di ottimismo e di speranza. Prima ancora che dello stimolo alla produzione di anticorpi, credo sia soprattutto di questo che tutti abbiamo bisogno.

I numeri purtroppo continuano a salire. Negli Stati Uniti solo oggi ci sono stati quasi 250.000 nuovi casi e quasi 3.500 morti (worldometers.info). Ma l'avvio della massiccia e complessa operazione di distribuzione del vaccino nella guerra contro il virus, paragonata al D-Day, all'invasione della Normandia nella seconda guerra mondiale, viene vista come l'inizio della fine di una pandemia che qui fino ad ora ha causato piu' di 300.000 morti e sofferenze indicibili.

Per me questo e' stato anche un momento triste e di riflessione. Ho visto morire troppi pazienti in terapia intensiva. Tanti pazienti anziani, con patologie preesistenti, e anche piu' giovani, relativamente sani; tanti pazienti afroamericani, latinoamericani, e anche di tutte le altre etnie, di tutti i ceti sociali. Ho visto soffrire troppe famiglie. Ho perso amici.

Due mesi fa ho appreso della morte per Covid-19 di Cheryl, infermiera di 60 anni con la quale ho lavorato per anni in quella stessa terapia intensiva che, nonostante gli sforzi profusi dal team di cui faceva parte, non e' riuscita a salvarla. Cheryl era una persona adorabile. Era madre di 3 figli e nonna di 9 nipoti.

Qualche giorno fa ho appreso della morte per Covid-19 di Carlo, medico intensivista di 51 anni, intelligente, affabile, brillante, col quale 20 anni fa avevo fatto il tirocinio, nella stessa universita', con lo stesso impegno, con lo stesso spirito scherzoso e goliardico. Era padre di due figli.

Attualmente stiamo trattando in terapia intensiva Giulia, infermiera di 58 anni, madre di un'unica figlia amatissima, persona molto simpatica e gioviale, una cara amica con la quale ho lavorato per 10 anni. Ora Giulia e' in condizioni molto critiche.

Dopo aver ricevuto il vaccino, con grande tristezza il mio primo pensiero e' andato soprattutto a loro e alle loro famiglie. Il vaccino stava per arrivare, purtroppo il virus li ha colpiti prima.

Cheryl e Carlo mi mancheranno. Che riposino in pace. Giulia spero ancora che si salvi. Questo maledetto virus, anche grazie al vaccino, spero scompaia presto.

postato da: PietroSpina  

Questa news proviene da: http://www.telefree.it
URL: http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=124651