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giovedì 08 marzo 2018
Le mani sulla città
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Le mani sulla città
Le mani sulla città
Formia: Terminata la campagna elettorale per il Parlamento e la Regione, la parola passa ora alle elezioni amministrative di Formia. I papabili candidati sindaco del centrodestra e centrosinistra hanno atteso l'esito del voto delle elezioni regionali per contarsi, misurarsi e mostrare i muscoli in vista delle elezioni comunali, coinvolgendo i loro affiliati in una competizione, come quella delle regionali, che nulla avrebbe a che vedere con le elezioni comunali.

Forza Italia e UDC hanno lottato fino all'ultimo voto per essere primi nella corsa alle preferenze, per affermare la propria forza elettorale e imporsi come maschi alfa da proporre come candidati sindaci. Una lotta condotta a suon di cene elettorali, inquietantemente ritenute legittime e normali dalla maggior parte della cittadinanza, da investimenti spropositati di soldi. e da promesse di riscatto, rivalsa e regolamenti di conti che nulla hanno a che vedere con il bene comune. Mentre noi comuni mortali parlavamo di sanità, Acqualatina, ambiente e infrastrutture, loro pensavano alle preferenze e solo a loro stessi, a prescindere dalla sanità, Acqualatina, ambiente e infrastrutture. Due campagne elettorali parallele, quella ufficiale e quella sotterranea, dove qualsiasi cittadino normale avrà faticato non poco a comprendere le varie opzioni in campo.

Gli stessi partiti e gli stessi uomini che in questi ultimi dieci anni hanno avuto responsabilità dirette e indirette nella gestione dell'amministrazione comunale, oggi si ripropongono come risolutori dei problemi della città (che loro stessi hanno creato), e come politici in grado di affrontare i ritardi e le criticità che la nostra città ha accumulato negli anni (ritardi e criticità derivanti dalla loro stessa attività istituzionale).

I rappresentanti dei comitati d'affari, i difensori di Acqualatina e i responsabili del "Sistema Formia", stanno tornando più agguerriti e affamati di prima; la frase simbolo di Pietro Savastano in Gomorra "dobbiamo riprenderci quello che è nostro", sarà il collante che unirà persone apparentemente trasversali in liste e listarelle civiche che inonderanno le nostre schede elettorali. E per vincere useranno tutti i mezzi di persuasione, soprattutto quelli illegali, tipici dell'armamentario delle vecchie campagne elettorali: promesse personali, voto di scambio, compravendita di voti, ricatti, minacce non velate, intimidazioni e senso di appartenenza al gruppo, senza i quali non prenderebbero manco i voti dei familiari.

In questa campagna elettorale, Formia dimostrerà ancora una volta di essere ferma al medioevo. I candidati consiglieri più ambiti, che in questi giorni stanno sul mercato dei candidati come sacchi di patate, sono quelli che detengono pacchetti di voti: quello ha 300 voti, quell'altro 600, quell'altro 50, come se i cittadini di Formia fossero già tutti schedati e nella piena disponibilità dei candidati locali. Già, ma come fa un candidato a detenere un pacchetto di voti? Come si crea un pacchetto di voti? Come si fa disporre di pacchi di voti, addirittura a prescindere dal partito o lista alla quale ci si candiderà? Come ci si sente, da cittadini, a far parte di un pacchetto di voti e non essere liberi di esprimere il proprio voto?

Per quel poco di voto di opinione che cercheranno di conquistare, confideranno soprattutto sulla memoria dei corta dei cittadini formiani. Si presenteranno in discontinuità con il passato (avendone fatto parte), fuori dai partiti e oltre i partiti (pur facendone parte), e mossi solamente dal bene comune e dagli interessi dei cittadini (avendo ampiamente dimostrato in passato che gli unici interessi che tuteleranno saranno i loro).

Sarà la solita campagna elettorale, dove i programmi e i contenuti lasceranno spazio a lotte tra tribù mosse esclusivamente dalla conquista del potere fine a se stesso, e dove i movimenti che punteranno sulla qualità delle proposte programmatiche potrebbero rischiare di essere fagocitati. E la capacità dei cittadini, mai come questa volta, sarà quella di saper distinguere le tribù affamate di potere per i propri interessi, e i movimenti che in questi anni hanno saputo interpretare le giuste istanze e le legittime aspettative di una città che ha estremo bisogno di cambiare rotta. Credere che il rinnovamento passi attraverso l'alternanza di persone e partiti che hanno messo "le mani sulla città" da oltre venti anni, vuol dire non aver ben compresa l'importanza del rinnovamento.

di: Delio Fantasia

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