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sabato 07 ottobre 2017
Le fortezze rivierasche e marittime nel territorio degli Ausoni: Formia, Terracina e Capo Circeo
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In testata: sopra, coppa attica a figure nere del VI secolo a.C. decorata con una scena di pirateria. Una nave lunga si contrappone ad una nave commerciale.
Sotto, vaso decorato con navi greche.
In testata: sopra, coppa attica a figure nere del VI secolo a.C. decorata con una scena di pirateria. Una nave lunga si contrappone ad una nave commerciale. Sotto, vaso decorato con navi greche.
Storia del territorio: Formia, Terracina e "Circeo", come le città antiche di cui parla Tucidite sono vicine al mare, ma non sopra il mare. Accenniamo brevemente alle ragioni di una tale scelta.

Con la caduta della civiltà minoica si assiste ad un progressivo sviluppo nel mediterraneo di comunità piratesche che si diffondono dall'Egeo ai vari mari del Mediterraneo.
Il fenomeno è talmente importante da influenzare le scelte insediative e i sistemi difensivi delle città costiere.

Il progressivo sviluppo delle tecniche marinaresche e di ibride comunità marittime porta alla formazione dei cosiddetti "Popoli del Mare" che arrivano persino ad organizzarsi per invadere l'Egitto. Sono i Faraoni Merenpthah ( 1224 - 1214 a.C.) e Ramses III (1198 - 1166 a.C.) a fermare e respingere l'attacco di questa strana e complessa marineria che comprende fra le varie popolazioni quella dei Tursha, ossia Tusci oTirreni.

La fama della pirateria Tirrena o Etrusca viene suggellata nell' "Inno a Dionisio" attribuito dagli antichi ad Omero: "Subito da una nave dai bei fianchi , velocemente apparvero pirati sul mare di colore oscuro: erano Tirreni. Li guidava un cattivo destino ..."
"La fama di pirati perseguiterà poi i Tirreni o Etruschi per tutto l'arco della loro storia . Fama certamente non usurpata , ma della cosa, d'altronde, non sono immuni tutte le altre marinerie dell'epoca per le quali il mestiere di pirata non è considerato infamante." (Orazio Ferrara, "La navigazione nel mondo antico", Capone Editore).


Nell'immagine che segue, i pirati che hanno rapito Dionisio (Bacco per i Romani) trasformati dal Dio in delfini.



Non siamo in grado di stabilire in che epoca si siano formati gli insediamenti rivieraschi e costieri dell'antica Ausonia tra il Liri e Capo Circeo, ma sappiamo che già nel Neolitico il Circeo era un importante centro di smistamento marittimo dell'ossidiana proveniente da Palmarola e che la frequentazione greca della costa risale certamente ad epoca Micenea, periodo in cui si sviluppa anche sulle coste del Tirreno il grande fenomeno dell'esplorazione, del commercio e della colonizzazione Greca, accompagnato culturalmente dalla nascita delle leggende che hanno dato vita ai poemi omerici.

Di seguito: Carta delle direttrici di distribuzione dell'ossidiana.



Al di là della leggenda che vuole Formia e Amyclae fondate da Laconi ai tempi della guerra di Troia e l'isola di Circe coincidente con il promontorio del Circeo, siamo a conoscenza che già nell'età del ferro vi erano insediamenti di comunità locali con siti differenziati con diversa destinazione ( centro difesa, santuario e necropoli) nei pressi della foce del Garigliano e più precisamente su "Monticello" nei pressi di Minturno, Monte d'Argento e riva sinistra del Garigliano a circa 500 m dalla foce.



Per analogia possiamo presupporre che nella stessa epoca vi fossero insediamenti analoghi sulle colline di Formia, ed in particolare sul "Colle Cascio" o "Colle Antico", sito a monte di "Castellone", e sul sistema montuoso di Terracina che va da Monte S. Angelo a Monte Croce, sistema dove troviamo ancora oggi Terracina e dove forse più a oriente vi era Amyclae. D'altra parte era una prerogativa propria degli Aurunci prescegliere posizioni arroccate e non solo sulla costa. Ne sono prova i siti di "Macera Longa" presso Castelnuovo Parano, anch'esso risalente all'età del ferro e quello di "Pianara" presso Fondi.

Dobbiamo tuttavia rilevare che le murazioni difensive di questi ultimi due centri dell'entroterra risalgono al V-IV secolo a.C., ossia ad epoca molto più recente rispetto alle prime frequentazione degli stessi siti, e che la loro costruzione è avvenuta con una certa fretta per far fronte alle improvvise incalzati minacce di invasioni come quella dei Volsci o dei Romani nel caso di Pianara e dei Sidicini e dei Romani nel caso di Macera Longa.

Per i siti marittimi come Formia e Terracina possiamo pensare che in un primo momento gli insediamenti si siano sviluppati sui colli più alti ed arretrati rispetto alla costa, in posizione dominante rispetto all'antica strada, senza realizzare opere difensive apprezzabili, e che solo in un secondo momento le comunità ormai organizzate si siano spostate su alture più vicine al mare, dove hanno costruito anche cinte murarie difensive.







Nel caso di Formia questo processo è abbastanza chiaro, mentre per Terracina dobbiamo pensare che l'insediamento primitivo fosse per esempio sulla Ciana, da dove si possono tenere sotto controllo la piana di Fondi con la costa e la Pianura Pontina fino a Capo Circeo, sempre compreso la costa. Se così fosse, secondo la nostra ipotesi che ritiene Amyclae si trovasse sulla Ciana di Monte Croce, bisogna dedurre che sia stata fondata prima Amyclae e poi, in un secondo momento, Terracina. Il sito sulla Ciana infatti per posizione e per conformazione dei luoghi non richiede muri di difesa, il sito di Terracina, troppo esposto alla pianura Pontina, al mare e alle truppe in transito sulla strada, ne ha invece bisogno. Bianchini nel libro "Storia di Terracina" sostiene che i primi insediamenti si siano avuti sul monte S. Angelo dove oggi si trova il tempio di Giove Anxur e che successivamente si siano spostati più verso valle nella posizione dove si trova oggi Terracina

Tale ipotesi è poco credibile, giacché su monte S. Angelo è difficile reperire acqua e perché si trova tra la strada e la falesia che cade a picco sul mare. In caso di assedio sarebbe stato praticamente impossibile scappare. Sulla sommità di detto colle avrebbe potuto esserci invece un tempio o un punto di osservazione.

I primi insediamenti come già accennato dovevano trovarsi a monte della strada, su alture non facili da raggiungere per gli aggressori, e posti in posizione tale da poter fuggire rapidamente verso le montagne, dalle quali peraltro ricevevano anche l'acqua.

Nel VI secolo a.C., quando ormai gli insediamenti erano già stati trasferiti a valle, dove li troviamo ancora oggi, si assiste ad una progressiva colonizzazione Greca della costa Tirrenica fino a Cuma, contrastata in vario modo dagli Etruschi, che hanno i loro capisaldi nelle colonie di Capua, Pompei e del Salernitano. Il contrasto fra le due potenze si acutizza progressivamente e si manifesta soprattutto, come ovvio, proprio nel Tirreno, dove gli Etruschi non esitano ad allearsi con i Cartaginesi e ad utilizzare persino la pirateria, che trova una delle sue importanti basi nel porto di Anzio.

In questo contesto "le popolazioni del Basso Lazio rappresentavano l'ultimo baluardo, necessariamente spalleggiato dai Greci di Cuma (NA), che impediva agli Etruschi di ricongiungersi territorialmente ai loro connazionali già insediati in Campania al fine di formare un unico grande Commonwealt etrusco dalle Alpi alla Calabria." (L'isola di Circe, di Federico Bardanzellu).

Gli insediamenti maggiormente esposti a questi eventi sono il Circeo e Terracina che oltre ad essere soggetti ai rischi della pirateria e delle marinerie costituiscono il primo avamposto lungo la costa dopo le paludi Pontine, territorio dove presto, sul finire del VI secolo, si accentreranno gli scontri derivanti dal processo di instabilità generato dalla crisi del dominio Etrusco.

Ma vediamo più in particolare quali sono le caratteristiche comuni dei tre centri rivieraschi.
Queste città sorgono tutte su rilievi montuosi che scendono fino al mare, e sono tutte cinte da mura poligonali; quelle di Formia le troviamo anche lungo la costa, dove oggi vi sono i cantieri navali, ma si tratta chiaramente di mura di epoca successiva rispetto a quelle di "Castellone," che costituisce l'insediamento fortificato più antico della città.

Le cinte murarie più antiche si trovano tutte ad una distanza minima dal mare di circa 400 metri, ma in tutti e tre i casi la porta principale si trova sul settore lato monte, dove passava la strada principale di percorrenza che metteva in comunicazione i vari centri.

Per lunghi tratti questa strada diventerà parte dell'Appia, ma in antico essa si snodava a mezza costa, dove i fossati che permettevano il del deflusso delle acque di pioggia avevano un alveo modesto e facile da superare anche con piccoli ponticelli.

Nel caso di Formia, per esempio, il fossato di "Rialto" imponeva certamente che si passasse molto più a monte dell'attuale via Appia dove vediamo ancora i resti del ponte romano in opera cementizia, e probabilmente richiedeva che si dovesse salire quantomeno fino all'altezza di "Pagnano" per poi scendere dove troviamo ancora oggi l'antica porta di Castellone.
Le numerose mura poligonali che troviamo lungo Via Pietra Composta, in località S. Remigio, e Via Madonna della Noce tendono a confermare tale ipotesi.





Ciò che qui interessa evidenziare è che, una volta giunti sulla costa, tra Formia e Gaeta, ed in particolare sulla spiaggia di Vindicio, per raggiungere la porta di accesso alla città occorreva fare un lungo percorso durante il quale si dovevano temere agguati ed imboscate. Più semplice e diretto era invece il percorso che conduceva dalla porta di "Castellone" alla costa di Levante (lato Napoli) dove dovevano trovarsi le darsene per l'approdo di navi e dove vi erano certamente, come sappiamo, sorgenti e polle d'acqua. Su questo lato fu necessario costruire mura imponenti i cui resti li vediamo ancora oggi.

Anche nel caso di Terracina, la strada passava sul lato monte, ed anche la porta si trovava su questo lato, a circa 1 Km in linea d'aria dal mare. Come noto all'epoca monte S. Angelo scendeva a picco sul mare e con il suo gigantesco Pisco Montano chiudeva completamente il passaggio su questo lato. La strada antica saliva a tergo del detto monte S. Angelo per raggiungere il suo massimo livello presso Monte Croce per poi scendere fin presso le rive del Lago di Fondi, passando per piazza Palatina, che all'epoca doveva essere molto più stretta di quella che conosciamo oggi. Non sappiamo se a quel tempo Terracina avesse un approdo marittimo, la costa era molto più arretrata di come la vediamo oggi, "il Montuno" ancora non c'era, al suo posto c'era il mare e avrebbe potuto esserci una darsena fluviale presso la foce dell'Amaseno, dove vi è oggi piazza Giuseppe Garibaldi.

Resta da osservare che gli strati più antichi delle mura di queste città marittime, sono costituiti da mura molto basse composte da massi relativamente piccoli messi in opera grezzi e senza molta accortezza., come se fossero fatte non per resistere ad un assedio, ma ad attacchi sporadici di piccoli gruppi e per un tempo breve, cioè sufficiente a consentire l'arrivo di rinforzi dai centri più vicini. E' probabile che su questi muri di modesta altezza vi fossero delle sovrastrutture in legno con camminamenti ed altre protezioni per consentire a chi vi stava sopra di respingere l'attacco con massi, frecce e lance. Muri più consistenti si riscontrano invece sui lati scoscesi dell'altura, dove vengono utilizzati per contenere il terrapieno.

A riprova di quanto detto vi mostriamo di seguito le stratigrafie delle mura di Terracina, Formia e S. Felice Circeo.

Terracina


Formia


Circeo


Agostino Di Mille

di: Agostino Di Mille

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