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domenica 10 settembre 2017
I 660 anni dalla consacrazione della chiesetta di s. Agata
Situata sul colle omonimo a Gaeta.
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Ruderi Monastero S. Agata
Ruderi Monastero S. Agata
Gaeta: Anche se non abbiamo la certezza storica assoluta, secondo quanto riportato da autorevoli storici locali, tra cui Mons. Paolo Capobianco, quest'anno cadono i 660 anni dalla inaugurazione e dedicazione della chiesetta di s. Agata, annessa al Monastero omonimo, fatta edificare dai Frati Francescani del Terzo Ordine Secolare, tuttora presenti a Gaeta presso la Parrocchia di s. Giacomo Apostolo.
Lo stesso Autore riporta la data esatta dell'importante avvenimento religioso locale, ovvero il 20 Agosto del 1357, allorché era Vescovo Mons. Ruggero Frezza. Il convento omonimo fu fatto costruire, qualche decennio addietro, quasi certamente nel 1327, sotto il vescovado di Mons. Francesco II Gattola. Più che una chiesetta quella di s. Agata era una graziosa cappella alle cui pareti, secondo una tradizione locale, non confermata, si trovava un ritratto di s. Agata e una raffigurazione del nostro sommo poeta, Dante Alighieri. Della Santa si conserva tuttora una preziosissima statua lignea, risalente al XVI secolo, necessitante di accorti restauri e degna di essere messa in felice esposizione, anche per la sua vetusta storia.

Il Convento e la cappella subirono numerose vicende storiche legate agli assedi della nostra città a causa della posizione strategica del complesso. Fino all'inizio del secondo conflitto mondiale, era possibile ancora ammirare i resti della sua facciata e il bellissimo campanile. Purtroppo gli eventi bellici che tante rovine arrecarono alla nostra città, interessarono negativamente anche quest'ultimo, che fu distrutto da un bombardamento degli Alleati, nel lontano 1944, poco prima della liberazione di Gaeta.

L'articolo che lo storico Mons. Paolo Capobianco ha dedicato alla chiesetta e al convento in questione è apparso sulla Gazzetta di Gaeta di decenni addietro e terminava con un piccolo appello a che i rovi presenti, infestanti il complesso monastico, venissero eliminati da quel luogo "casa di meditazione e preghiera" per tanti secoli. Proprio recentemente, anche se con estremo ritardo, alcuni volontari si sono adoperati per raccogliere l'invito del nostro Reverendo.

Le ultime frasi dell'articolo di Mons. Paolo Capobianco suonano quale tremendo monito verso chi non ha provveduto in tempo a frenare il vergognoso decadimento e deterioramento della struttura religiosa storica e non solo di quella: "Questi barbari d'oggi, però, devono stare attenti alle maledizioni degli uomini e del tempo, alla nemesi storica, al fremito delle ossa dei morti", che, numerosi, sono ivi sepolti.
Damiano Di Tucci

postato da: marcellino  

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