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sabato 07 gennaio 2017
Sangue e petrolio dietro gli omicidi Pasolini, Mattei e De Mauro. Richiesta apertura indagini
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Segrete Deviazioni
Segrete Deviazioni
Mistero e Ignoto: Nella notte tra l'1 e il 2 novembre del 1975, moriva ammazzato l'intellettuale italiano per antonomasia, Pier Paolo Pasolini. Ucciso, si dirà, da un ragazzo di vita, Pino Pelosi, che lo avrebbe picchiato con un bastone e, successivamente, investito con la sua auto. Il corpo della vittima venne rinvenuto all'alba, sulla spiaggia dell'idroscalo di Ostia.
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Mai sono state totalmente chiare le dinamiche di quella sera. Negli anni, le teorie del complotto si sono susseguite, senza però riuscire a giungere ad una verità assoluta. Si passa dall'arma del delitto alle testimonianze di chi aveva visto, quella sera, l'intellettuale uscire con un giovane totalmente diverso da Pelosi, fino alla ritrattazione dello stesso presunto omicida, avvenuta nel 2005. In quell'occasione, dopo 30 anni dal fatto, Pelosi ammise di aver mentito, di esser stato costretto a confessare l'omicidio ma di non esserne il vero esecutore. Piuttosto, secondo la sua ricostruzione, ad ammazzare Pasolini furono cinque persone, alcune dall'accento siciliano, tra cui, rivelò a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, i due fratelli neofascisti Franco e Giuseppe Borsellino.


Ma, tra i tanti percorsi che portano a ricostruzioni torbide su ciò che, quella notte, potrebbe essere accaduto, ve n'è uno particolarmente inquietante. E' quello che collega Pasolini al defunto presidente dell'Eni Enrico Mattei, ammazzato 13 anni prima nel noto "attentato di Bascapè".


E' necessario, per comprendere i vari collegamenti che saldano tra loro i due delitti, così lontani nel tempo, fare un passo indietro.


Si era nel pieno della Guerra Fredda: anni di tensione e di paura, con l'Italia alleata con gli Usa contro il potere sovietico. Di fatto, dipendente dagli Stati Uniti e dalle lobby che la governavano, in primis il cartello delle Sette Sorelle, le più importanti e potenti compagnie petrolifere del mondo.


Mattei andava controcorrente: ruppe l'embargo politico ed era in buoni rapporti con Mosca. Un atteggiamento che l'aveva trasformato in un nemico, agli occhi degli Usa, tanto più che non furono pochi gli agenti del Kgb ad avvertirlo di presunti attentati organizzati ai suoi danni. Non per questo il presidente dell'Eni fece un passo indietro e, anzi, dichiarò apertamente la sua intenzione a trascinare l'Italia fuori dal Patto Atlantico.


Un affronto che gli Usa non avrebbero mai perdonato: così che è impossibile non rintracciare, dietro l'attentato che lo uccise, un'ombra inquietante, di poteri deviati, anche di quella stessa Cia che Mattei si accorse manovrare il proprio braccio destro, Eugenio Cefis. Subito licenziato, egli -che secondo una nota riservata del Sismi sarebbe anche il vero fondatore della loggia P2- è considerato ormai da tempo il vero mandante dell'assassinio.


E a compierlo? A rispondere al quesito ci pensò Tommaso Buscetta, collaboratore di giustizia di Cosa Nostra: "Fu Cosa Nostra a deliberare la morte del Mattei, secondo quanto mi riferirono personalmente alcuni dei miei amici che componevano la commissione, come Greco Salvatore Cicchiteddu e La Barbera Salvatore", raccontò collaboratore. "L'indicazione di uccidere Mattei giunse da Cosa Nostra americana, attraverso Bruno Angelo (autorevole esponente della famiglia di Philadelphia) che chiese questo favore a nome della commissione degli Usa e nell'interesse sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere americane".


A giovarne fu ovviamente, oltre al cartello petrolifero, Cefis, che venne subito reintegrato all'Eni assumendo poco dopo il ruolo di presidente, ormai vacante.


L'attentato di Bascapé, comunque sia, fin da subito sollevò numerosi dubbi: chiunque avesse la minima curiosità a scavare nel passato dei protagonisti, poteva immaginare chi fossero i colpevoli. E' il caso del giornalista Mauro De Mauro, che s'era detto, a seguito di ricerche accurate durate mesi, pronto a fornire nuovi e inediti dettagli sull'accaduto. Non fece in tempo: il 16 settembre del 1970 scomparve nel nulla, vittima di lupara bianca. Secondo il pentito Francesco Marino Mannoia e l'ormai defunto Antonino Calderone, fu interrogato, torturato, strangolato e infine disciolto nell'acido da Cosa Nostra. Con lui sparirono anche le risposte che, evidentemente, aveva trovato.


Si giunge dunque a Pasolini. Negli ultimi anni della sua vita, l'intellettuale aveva iniziato a parlare di "responsabili" della rovina italiana; era il periodo in cui si scagliava contro la classe dirigente del Belpaese, guidata dalla Dc; i mesi in cui puntava apertamente il dito contro colui che riteneva il demiurgo della degenerazione italica: Cefis, appunto. Il quale gli ispirò persino un libro, rimasto incompiuto, "Petrolio". In esso, pubblicato postumo, mancano alcune pagine, quelle che sarebbero dovute andare comporre il capitolo "Lampi sull'Eni". Resta solo qualche appunto, scovato dopo l'omicidio a Ostia. In uno, in particolare, si legge: "Troya (nella finzione letteraria riferibile a Cefis, ndr) sta per essere fatto presidente dell'Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore".


E' importante, altresì, evidenziare come, per la stesura della sua opera, Pasolini avesse svolto un importante lavoro di documentazione, culminato, secondo lo studioso Gianni D'Elia, con l'analisi di un particolare volume dal titolo emblematico: "Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente". Il libro, scritto da Giorgio Steimetz, risulta a oggi introvabile: le uniche tracce sono appunto le fotocopie conservate nell'archivio pasoliniano del Gabinetto Vieusseux. La casa editrice stessa, la Agenzia Milano Informazioni, non esiste più. Non poteva essere altrimenti, in fin dei conti: dietro essa, d'altra parte, vi era nient'altro che il democristiano Graziano Verzotto.


Un curriculum di tutto rispetto, il suo. Non per niente, Verzotto fu ben presto ribattezzato l'uomo dei misteri. E il suo nome torna sempre nelle pagine torbide di quegli anni: fu testimone di nozze del boss Giuseppe Di Cristina; ultima persona a salire sull'aereo del presidente dell'Eni prima dell'esplosione; ricercato per aver depositato fondi neri nella banca del piduista Michele Sindona e, non in ultimo, secondo i giudici di Palermo, fu colui che tradì Mauro De Mauro, il giorno della scomparsa, consegnandolo a Cosa Nostra.


L'uomo cerniera per eccellenza, lui. Il soggetto perfetto per unificare tutti i poteri: politica, mafia, massoneria e servizi segreti deviati.


Nel frattempo, è notizia di ieri che il legale del cugino grande di Pasolini ha richiesto l'apertura delle indagini, a fronte di nuovi elementi emersi: tracce di dna di una terza persona, oltre Pelosi e l'intellettuale, sulla scena del delitto.


1.11.2016

[ArticoloTre
Quotidiano online indipendente e d'inchiesta]

postato da: marinta  

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