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sabato 02 aprile 2016
Un giorno dopo l'altro
Racconto breve.
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Mi.Cio
Mi.Cio
Narrativa e Poesia: Sono le otto del mattino. La luce già da qualche ora ha invaso la camera da letto. Il televisore, posto alla mia sinistra su di un mobiletto basso in finto legno di mogano, è ancora acceso. Apro gli occhi e lo spengo con un gesto automatico usando il telecomando. Sono stanchissimo, la cervicale mi provoca un dolore lancinante che si ripercuote in tutto il capo. Tento di combatterlo, cerco di non pensarci, vorrei non alzarmi. Ma non ho scelta ché l'unico modo per oppormi ad esso consiste nel fare proprio quello che non vorrei: lasciare il letto.
Con uno sforzo che a me sembra sovrumano sollevo le reni e poggio il piede sinistro sul pavimento. Ieri ho usato il destro, oggi ho deciso diversamente. Sì ho deciso. Ho deciso in quanto, da tempo ormai, compiere il primo scontato atto di una nuova giornata non è più un fatto istintivo, automatico ma il frutto di una ... decisione.
Guadagno la cucina, mi guardo intorno per cercare la scatola delle pillole che uso per tenere sotto controllo la pressione arteriosa, la trovo con qualche difficoltà, tiro fuori una pasticca e la trangugio senza neppure usare l'acqua. Ha un sapore amarognolo, orrendo e mi provoca conati di vomito. Resisto. Raggiunge lo stomaco e si offre all'attacco dei miei succhi gastrici. Non ha scampo la maledetta e, fra poco, sarà parte di me. Disciolta nel mio sangue.
Un sorso di latte freddo ed un biscotto. La colazione. Poi al bagno. Mi avvicino allo specchio, inforco gli occhiali multifocali e do una controllata al lato destro della bocca. L'herpes labialis sta rispuntando. Questo figlio di una buona donna di un virus non mi lascia scampo ed appena le mie difese immunitarie abbassano leggermente la guardia si rifà vivo. Con le sue piccole vescicole untuose. Dovrei rasarmi la barba - è lunga di quattro giorni - ma mi dico che potrei contribuire, con l'uso del rasoio, ad estendere l'infezione erpetica. Probabilmente non è assolutamente vero ma mi sta bene così. Spalmo un leggero velo di crema antivirale sulla lesione e , poi, mi sciacquo la faccia. Idiota che non sono altro! Così porto via anche la crema e devo ripetere l'operazione. Bestemmio come un carrettiere. Poi faccio un uso velocissimo del water. Sembro Mennea in queste occasioni.
La giornata è bellissima. Fa già molto caldo. Mi ridistendo sul letto ed accendo il televisore. Il giornalista Luca Giurato vomita insulse frasi infarcite di errori grammaticali. Ho difficoltà a seguirlo. La sua collega cerca di controbilanciarlo. E' decisamente meno ignorante, usa correttamente l'italico idioma ma ha un tono di voce che definire antipatico è farle un complimento. Non sopporto neppure lei. Mi avventuro in un velocissimo "zapping" con il telecomando ma non trovo di meglio. Anzi. Lascio l'elettrodomestico sintonizzato sul primo canale della RAI e mi rigiro sul fianco destro voltandogli le spalle.
Abbandonare il materasso, indossare un indumento qualsiasi, aprire l'uscio di casa, valicarlo e recarsi al solito bar maleodorante o continuare a poltrire lottando con i soliti e non certo piacevoli pensieri. Non è data una terza scelta ed il nodo da scegliere non è di quelli che si definiscono gordiani. Il sole continua a salire sulla linea dell'orizzonte. La temperatura aumenta maledettamente e non vi è traccia di un refolo di brezza che si alzi a mitigarla. Sono madido di sudore. Non mi resta che uscire di casa o accendere il condizionatore. Ove optassi per la seconda soluzione sconfiggerei, senza abbandonare il letto, l'afa che mi opprime ma non potrei evitare che il solito feroce cerchio alla testa inizi a tormentarmi. Accendo il condizionatore.
Un potente soffio di aria temperata comincia a fuoriuscire dall'aggeggio piazzato su di una parete ed, in breve tempo, la temperatura della camera da letto diviene piacevolissima. Riduco la portata del condizionatore impostandolo sul minimo. Spero in tal modo di evitare che il mal di testa mi aggredisca. Qualche volta accade.
Continuo a rigirarmi sul letto, mi destreggio col telecomando del televisore alla ricerca di qualche programma che attragga il mio interesse, mi impegno nella strenua solita lotta nel vano tentativo di creare un vuoto totale nella mia mente. Poi sopraffatto dalla stanchezza e aiutato dalla frescura dell'ambiente mi assopisco. Sogni popolati da fantasmi ed infarciti di incubi si impadroniscono della mia mente. Non è una novità.
Sono le ore tredici e trenta. Mia moglie mi scuote leggermente. Non pronuncia alcuna parola. Capisco. Il pranzo è pronto. E' tornata da scuola solo qualche decina di minuti prima ma è velocissima in cucina. E poi non ho molte esigenze. Un piatto di spaghetti al pomodoro mi basta ed avanza. Lo butto giù meccanicamente senza neppure assaporarlo. Ancora una pillola. Una cardioaspirina per aumentare la fluidità del sangue e di nuovo a letto.
Mangio pochissimo eppure continuo ad ingrassare come è logico che sia. Non brucio una caloria che è una, e quelle poche che assumo non fanno che aumentare lo spessore dei cuscinetti di grasso che ormai devastano il mio corpo. Un giorno o l'altro deciderò di darmi al footing.
Ora riprendo a rotolarmi sul materasso, a tentare di non pensare ed a destreggiarmi col telecomando. La consorte, sempre senza profferire verbo, mi porge un cucchiaio colmo di un liquido giallastro. E' uno sciroppo che dovrebbe aiutarmi a combattere la depressione. Fingo di ingoiare quella poltiglia ma la trattengo in bocca. Poi vado al cesso e la sputo nel water. Come sempre.
Il sole è calato, la temperatura è scesa notevolmente. Non vi è più l'esigenza di tenere acceso il condizionatore d'aria. Lo spengo. Mi addormento.
Domani non è un altro giorno.

di: Michele Ciorra

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