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martedì 15 marzo 2016
L'immigrato
Racconto breve.
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MiCio
MiCio
Narrativa e Poesia: Il corpo dalla pelle fortemente ambrata e dalle fattezze atletiche - parzialmente consumato dai granchi e da altri crostacei marini di cui la zona è ricchissima - giace sulla battigia di una remota spiaggetta della costa salentina avvolto nel suo sudario di alghe morte e gusci di bivalvi passati a miglior vita. La presenza di un documento di identità di ultima generazione, in plastica e quindi perfettamente conservato, ne permettono con facilità l'identificazione: si tratta di Abdul Azeem, africano, originario del Ciad.
La morte del giovane, appena trent'anni, è dovuta ad un colpo di arma da taglio che gli ha letteralmente squarciato il ventre mettendone a nudo le viscere. La morte non è stata istantanea e si è di certo consumata in una lunga terribile agonia.
Abdul Azeem nasce in un villaggio dal nome impronunciabile nel poverissimo Ciad, paese africano alle spalle della Libia e che confina a est con il Sudan, a sudovest col Camerun e la Nigeria, a ovest col Niger ed a sud con la Repubblica Centrafricana. Abbastanza esteso è da sempre scarsamente popolato.
Abdul dimostra fin da bambino di godere di una intelligenza superiore alla media e questa sua caratteristica è l'orgoglio di tutta la comunità che, pur poverissima, fa carte false per assicurargli un futuro. Non disdegna neppure la coltivazione e la commercializzazione del qat, pianta le cui foglie verdi vengono masticate in modo similare a quelle della coca e che hanno lo stesso effetto euforizzante. Usata da tempo immemore nello Yemen la droga è ormai in uso dappertutto. Paesi occidentali ed europei compresi.
Terminate quelle che nella civilizzata, si fa per dire, Europa si chiamano scuole dell'obbligo a N'Djamena, la capitale, emigra in Egitto dove, a il Cairo, frequenta con estremo profitto la locale università laureandosi, a pieni voti, in ingegneria civile. La scelta della facoltà gli è dettata dalla convinzione che un continente in via di sviluppo abbia bisogno di tecnici in grado di progettare le infrastrutture pubbliche, e non solo, necessarie. Ma ha fatto male i suoi conti.
Il giovane, infatti, deve ben presto prendere atto del fatto che l'Africa di giovani e valenti laureati come lui ne sforna ogni anno una caterva e che a ben pochi di essi offre un futuro degno di essere vissuto. Ne prende atto ed al pari di molti di quelli che lo hanno preceduto si dà, nella immensa megalopoli egiziana, a campare la vita adattandosi ai lavori più diversi e, perché no, all'accattonaggio. Il fine ultimo è quello di accumulare sufficiente denaro da versare ad uno scafista, come gli è stato consigliato, per veleggiare verso lidi più accoglienti e forieri, perlomeno sulla carta, di un avvenire migliore.
In Europa, almeno così gli hanno assicurato, professionalità come le sue hanno ottime prospettive e l'investimento di qualche migliaio di dollari è ben impiegato ma Abdul ha altre prospettive. Ha assunto sufficienti informazioni - pur attraverso i media - e sa benissimo che anche al di là del canale di Sicilia la vita non è facile così come gli scafisti, ovvero quei trucidi individui che traghettano centinaia di disperati, giornalmente, verso una vita apparentemente meno grama, vorrebbero far credere.
Abdul ha capito tutto ed ha compreso che l'investimento migliore da farsi non consiste neppure nell'affidarsi agli scafisti ma piuttosto nel darsi all'imprenditoria nel settore e non esita a darsi una mossa.
Due gommoni, neppure tanto male in arnese, sono la sua ... flotta; disperati alla ricerca di un futuro migliore la merce da traghettare al prezzo di dollaroni sonanti e le coste della penisola ove il bel sì suona la meta da raggiungere.
Il giovane sara - una delle etnie che popolano il paese africano situato a sud della Libia - non è, tra l'altro, spinto dal cinismo dei suoi colleghi ed il fatto che coniughi una buona dose di umanità con una estrema professionalità gli facilita il compito verso il raggiungimento di una notevole agiatezza economica.
Ora, a distanza di qualche anno, Abdul è titolare anche di una nutrita flotta di piccoli pullman con i quali scorrazza, in lungo ed in largo, per il sud dell'Italia braccianti agricoli di ogni età e razza. Non è quello che si dice, in loco, un caporale: lui si definisce piuttosto un fornitore di prestatori d'opera. Ed è soddisfatto e con la coscienza in quiete.
Il corpo dalla pelle fortemente ambrata e dalle fattezze atletiche - parzialmente consumato dai granchi e da altri crostacei marini di cui la zona è ricchissima - giace sulla battigia di una remota spiaggetta della costa salentina avvolto nel suo sudario di alghe morte e gusci di bivalvi passati a miglior vita. La presenza di un documento di identità di ultima generazione, in plastica e quindi perfettamente conservato, ne permettono con facilità l'identificazione: si tratta di Abdul Azeem, africano, originario del Ciad.

di: Michele Ciorra

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