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giovedì 11 febbraio 2016
La foiba dimenticata, Debre Libanos
L'ipocrisia del Potere. le foibe che i fascisti non ricordano. le loro
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Columna Infamiae: Eccidio di Debre Libanos in Etiopia ( UNA FOIBA DIMENTICATA)
Il 19 febbraio del 1937, il Vicerè d'Etiopia Rodolfo Graziani volle essere magnanimo con le popolazioni abissine. Per ingraziarsele e per compiere un gesto di grande generosità decise di far distribuire ai poveri della città la somma di 5 mila talleri. Graziani - dice lo storico Anngelo Del Boca- voleva festeggiare la nascita di Umberto, principe ereditario di casa Savoia, la cerimonia si svolse sui gradini del piccolo Ghebì, la vecchia residenza di Hailè Selassiè, oggi sede dell'Università di Addis Abeba. Due giovani eritrei, ma forse erano più di due, mischiati tra la folla dei mendicanti, lanciarono diverse bombe a mano contro Graziani. Le vittime furono sette, ma il vicerè fu solo ferito.
La vendetta fascista fu immediata. Mussolini ordinò "un radicale ripulisti" ed il federale di Addis Abeba, Guido Cortese, scatenò una bestiale rappresaglia. Dice Del Boca che:"Per tre giorni soldati italiani ( scusaci Angelo, non erano italiani quei soldati, erano fascisti e savoiardi), bande armate di fascisti, ascari eritrei ebbero mano libera. Rastrellarono i quartieri poveri della città: bruciarono i tucul con la benzina, usarono bombe a mano contro chi cercava di sfuggire ai roghi". Tutto ciò che era dei poveri veniva eliminato: capanne, casupole, bestiame, beni. Perfino la chiesa di San Giorgio venne incendiata alla presenza del Cortese. Del Boca indica in seimila i morti ma gli etiopi ci fanno sapere che furono almeno 30 mila. Leggiamo sul sito internet del comune di Filettino, paese di nascita di Graziani che il massacro fu senza fine, il vicerè decise di eliminare tutta l'intellighentia etiopica e che"...i tribunali militari diventarono macchine di morte. Tra febbraio e giugno furono fucilati alti funzionari governativi, notabili del Negus, intellettuali, giovani etiopici che avevano studiato all'estero. A marzo Graziani ordinò lo sterminio degli indovini e dei cantastorie che stavano annunciando, nelle loro profezie, la fine dell'occupazione italiana. Il comandante dei carabinieri in Etiopia, Azolino Hazon, tenne una tragica contabilità:annotò nella sua contabilità che i soli carabinieri avevano passato per le armi 2509 indigeni. Non è finita. Gaziani- rivela Del Boca - vuole catturare i due attentatori. Avendo avuto notizie dai servizi segreti che i due terroristi si sarebbero addestrati nella città sacra di Debre Libanos, Graziani non ebbe esitazione alcuna, ordinò al generale Maletti di occupare il monastero più importante d'Etiopia. Debre Libanos, città conventuale, due chiese in muratura, tremila tucul, centro della religione copta, nel centro della regione dello Shoa è destinata al martirio dal vicerè fascista. Graziani ordina una feroce repressione- osserva Del Boca - un'autentica razzia. Vuol far sparire la città sacra dei copti, vuole distruggere il vaticano degli etiopi.Il generale Maletti è un esecutore zelante: nella sua marcia verso Debre Libanos brucia 115.422 tucul, 3 chiese, 1 convento e uccide 2.523 etiopici. Una contabilità da macabro ragioniere. Maletti occupò Debre Libanos il 19 maggio del 1937 e subito dopo ricevette un messaggio da Graziani" Abbiamo le prove della colpevolezza dei monaci, li passi per le armi tutti, compreso il vicepriore"
Chi ci ha fatto conoscere nei minimi particolari quello che accadde a Debre Libanos sono gli storici Campbell e Sadik: hanno studiato i fatti, raccolto testimonianze, hanno ascoltato i racconti dei superstiti, hanno soggiornato a lungo nel convento in questione. Leggiamo sul sito internet del comune di Filettino che:

di: Antonio Ciano

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