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giovedì 13 novembre 2014
De Sica leggenda del Neorealismo. L'artista che reinventò il cinema
Ricordo del regista a 40 anni dalla morte
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De Sica leggenda del Neorealismo. L'artista che reinventò il cinema
De Sica leggenda del Neorealismo. L'artista che reinventò il cinema
Cinema e Teatro: Amabile, gentile, garbato, un vero artista, padre del Neorealismo, ma anche grande regista e interprete della Commedia all'italiana. Non bastano le parole per ricordare un genio come Vittorio De Sica, a 40 anni dalla sua morte, avvenuta nel borgo francese di Neuilly sur Seine, dove si spense in ospedale, a 73 anni, per un tumore polmonare: nello stesso anno, Ettore Scola gli dedicò il suo capolavoro «C'eravamo tanto amati». Con Mastroianni e Manfredi fu uno dei rappresentanti della Ciociaria cinematografica: lì nacque, il 7 luglio 1901 a Sora, da Umberto De Sica, impiegato cagliaritano di origini campane, e Teresa Manfredi, casalinga napoletana. Vittorio aveva con il padre un rapporto molto bello e a lui dedicherà il suo film più bello «Umberto D.»: perché la sua famiglia che - a suo dire - viveva in «tragica e aristocratica povertà» la portava sempre nel cuore.

Sul grande schermo, dopo altre due partecipazioni a film muti, diventò un divo in molte commedie dirette da Mario Camerini: tra queste, «Gli uomini, che mascalzoni», in cui lanciò la celeberrima canzone «Parlami d'amore Mariù». Anche una volta iniziata la sua prestigiosa attività come regista, continuò sempre a recitare e apparve in un centinaio di pellicole. In «Altri tempi» (1952), nell'episodio «Il processo di Frine», in una memorabile arringa nella parte di avvocato difensore delle grazie di una popolana (Lollobrigida) inventò il termine di "maggiorata fisica", mentre in «Pane, amore e fantasia» (che ha avuto tre sequel) interpretò l'esuberante maresciallo Carotenuto, impegnato a corteggiare una bella levatrice. Consolidò le sue collaborazioni con Totò («I due marescialli», 1961) e con Alberto Sordi, col quale recitò in diversi film, tra i quali «Il conte Max», «Il moralista» e «Il vigile». Intense anche le sue interpretazioni drammatiche, da «Il generale Della Rovere» di Rossellini al remake di «Addio alle armi» di Charles Vidor (1957).

Dopo il suo esordio alla regia, in «Rose scarlatte», a partire dal 1943, con «I bambini ci guardano» iniziò, con Zavattini ad esplorare le tematiche neorealiste. Realizzato un film in Vaticano durante l'occupazione della Capitale, «La porta del cielo» (1944), il regista firmò quattro grandi capolavori del cinema mondiale: «Sciuscià» (Oscar 1948), «Ladri di biciclette» (Oscar 1950), «Miracolo a Milano» (1951) e «Umberto D». (1952). Dopo questa irripetibile quadrilogia, De Sica firmò altre opere molto importanti, come «L'oro di Napoli» (1954), «Il tetto» (1955) che segnò il suo addio al neorealismo, quindi «La ciociara», del 1960, tratto dal romanzo omonimo di Alberto Moravia, che vanta l'intensa interpretazione di Sophia Loren, vincitrice di Nastro d'argento, David di Donatello, Palma d'oro a Cannes e l'Oscar come migliore attrice. Con la Loren lavorò anche in seguito, nel celebre episodio «La riffa» del film «Boccaccio '70» (1962), poi in coppia con Mastroianni in «Ieri, oggi e domani» (Oscar 1965), in «Matrimonio all'italiana» (1964), trasposizione di Filumena Marturano di Eduardo De Filippo e ne «I girasoli» (1970).

Nel 1970 ottenne un quarto Oscar (1972) con la trasposizione filmica del romanzo di Giorgio Bassani «Il giardino dei Finzi-Contini», storia drammatica della persecuzione di una famiglia ebrea ferrarese durante il fascismo, opera che vinse anche l'Orso d'oro a Berlino, nel 1971. L'ultimo film da lui diretto fu la riduzione di una novella di Luigi Pirandello, «Il viaggio» (1974), interpretato ancora da Sophia Loren.

Sposato dal 1937 con Giuditta Rissone, dalla quale ebbe la figlia Emilia, nel 1942, sul set del film «Un garibaldino al convento» conobbe l'attrice catalana Maria Mercader, con la quale andò in seguito a convivere: solo nel 1968 ottenne la cittadinanza francese e si sposò con la Mercader a Parigi. Da lei ha avuto due figli: Manuel, musicista e Christian, che seguirà le sue orme come attore e regista. Seppur divorziato, De Sica non seppe mai rinunciare alla sua prima famiglia. Avviò così un doppio ménage, con doppi pranzi nelle feste e uno stress notevole: così, alla Vigilia e all'ultimo dell'anno metteva l'orologio avanti di due ore in casa della Mercader per poter brindare alla mezzanotte e la prima moglie accettò di mantenere in piedi un matrimonio di facciata pur di non togliere alla figlia la figura paterna. Il suo impegno politico di sinistra (fu tra i padri dell'associazionismo di categoria e il suo discorso al primo sciopero nazionale dello spettacolo resta memorabile) e la sua tempestosa vita coniugale gli impedirono un funerale fastoso.


Dina D'Isa
fonte: Il Tempo   di: TF Press

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