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giovedì 25 ottobre 2018
"Storie di un paese di mare", la Gaeta minima che tutti sanno ma nessuno vede
Recensione del libro di racconti di Salvatore Mola.
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Data evento: mercoledì 17 nov 2004
gaeta
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Archivi di TF: È stato pubblicato un libro che parla di noi, che parla della gaetanità morente ma senza strepitare o sollevare scandali. Chi andrà a leggerlo scoprirà di conoscerne molti dettagli, di averlo già orecchiato e metabolizzato da tempo immemore, di abitarci dentro senza più la voglia di stupirsene. Il libro si intitola "Storie di un paese di mare", edizioni Barba di Giove, ed è stato scritto da Salvatore Mola.
Mola, che è uomo colto e attivista politico, stimato professore di storia della filosofia al liceo Fermi ma pure esponente dei Verdi e assessore all'Urbanistica negli anni del centrosinistra, si sarà divertito a scrivere questo piccolo libro, a infilarci dentro storie e personaggi, punzecchiature e caricature, gossip e malaffari, Hegel e l'avvocato Riganò, sempre precisando che ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è - per carità - puramente casuale. Avrebbe potuto scrivere un altro volume sulla flora e la fauna del parco di Monte Orlando come già egregiamente fatto, ma in fondo Mola ha cambiato soggetto di osservazione lasciando invariato il metodo. Analizza la flora e la fauna del villaggio gaetano con lo stesso interesse clinico di quando analizzava gabbiani e betulle, squaderna i vizi e le virtù dell'identità paesana con la spietatezza di un entomologo. Per fortuna, nel libro di Mola non compaiono indignazioni solenni, inviti alla redenzione e nemmeno invocazioni alla concordia divina. E meno male che manca la retorica della "bella Gaeta", la gaetanità che è diventata alibi misterioso per ogni pigrizia, per ogni eccesso di stupidità o di pittoresco. Sono racconti tranquilli, a tratti minimalisti perché minimo è lo sfondo che cercano di narrare, ma dietro cui traspare una certa tensione intellettuale. O, almeno, una voglia di fissarle nella memoria certe cose e certi episodi: che non restino strilli di giornale condannati all'oblio, chiacchiere di corridoi comunali e di bar sulla piazza, o le solite ondate di lettere anonime a orologeria. Ci sono i compromessi onorevoli per le case a dieci metri dal cimitero, ci sono gli avvocati degli abusivi e gli amanti fedeli, ci sono le brave mogli assunte col concorso e i rispettabili preti che non vogliono i disabili a scuola, ci sono i morti dimenticati dai vivi e le cisterne che diventano ville. È la Gaeta minima che tutti sanno, ma nessuno vede. Un paese gattopardesco, la cui verità - per dirla alla maniera di Sciascia - è "in fondo al pozzo".

Chi è più addentro di noi nelle faccende paesane, sicuramente sarà in grado di riconoscere e soppesare molte scene del racconto, ma non è questo il punto. La tensione civile delle "Storie di un paese di mare" non è confinabile al who's who, al "chi è chi" del mondo locale, ma parla del destino anemico e limaccioso che questa città, Gaeta, si è confezionato con le sue stesse mani. «Quasi ogni giorno sembrava il tempo della morte in quella piccola città di provincia. I suoi abitanti s'inorgoglivano e continuavano a pensare che non ci fosse al mondo luogo più bello e ameno; ma in quel luogo sereno e placido, tra le pieghe dell'orgoglio, un giovane si sprofondava nel mare gettandosi dalla falesia di Monte Orlando, una donna si impiccava nella sua abitazione, un'altra si dissanguava nel bagno, un vecchio si precipitava dal quarto piano a bagnare del suo sangue lo stretto marciapiede. E nell'indifferenza generale tutto continuava ad andare come doveva andare. Gli impiegati in ufficio, gli avvocati in tribunale, gli insegnanti e gli scolari a scuola, gli operai in fabbrica, i preti in chiesa, le casalinghe al bar e al supermercato, i morti al cimitero».

E nel libro di Mola non manca una frecciata ai «sindaci capitani, che erano stati i più voraci, non solo i più distratti», e poi persino un sublime (e inaspettato) ritaglio di turgidità sessuali e fantasie masturbatorie sullo sfondo della "curva a U, una U molto larga" tra via Garibaldi, la litoranea e il camposanto. E naturalmente riconosciamo lo stesso Mola qua e là nel contesto del libro, a cominciare dal riflessivo professore di mezza età che cerca ossessivamente un'origine ai mali della città nel primordiale scontro Liceo vs Nautico, fino al malsopportato assessore di sinistra anti-abusivismo che se non è lui poco ci manca. D'altronde Mola ha impersonato, forse meglio di tanti altri, ascesa e caduta della sinistra gaetana, speranza integerrima di cambiamento prima e parafulmine per incapacità storiche e rinnovamenti mancati dopo.

E nelle "storie di un paese di mare", a rimanere immobile sullo sfondo è proprio il mare. Forse perché i gaetani non sanno nuotare, non conoscono più il proprio mare che pure li circonda, lo usano e lo snobbano. Eppure la sostanza di un uomo è innanzitutto il luogo in cui si trova, odori e profumi, terra e acqua, una sostanza che impieghiamo tutta la vita ad addomesticare. Chi la ignora, rischia di annegare in una spiaggia sabbiosa, a pochi metri dalla riva.


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http://www.barbadigiove.it/mola.htm

A Gaeta il libro si può acquistare in libreria e in edicola al prezzo di 12 euro. Copie del volume possono essere chieste via email: mosalvatore@libero.it . Le copie richieste saranno spedite in contrassegno.


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Pubblicato su TeleFree.it il 17 novembre 2004
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di: Luca Di Ciaccio

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