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L'Immacolata di Cellole esisteva prima del dogma
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Data evento: luned├Č 15 nov 2004
Archivi di TF: Nell'antica e semidirutta chiesa di San Vito a Cellole, sulla via Domitiana, era venerato un dipinto dell'Immacolata di cui esiste un'unica fotografia fatta eseguire dal vescovo di Sessa Aurunca, mons. Diamare, nel 1904 e pubblicata nel catalogo della Esposizione Mondiale Mariana tenutosi a Roma in quello stesso anno per celebrare il cinquantenario del dogma dell'Immacolata Concezione (1854). Lo afferma Vito Cicale nel suo prezioso volume "John Duns Scoto e il mistero della tela scomparsa a Cellole" di recente pubblicato per l'editore Caramanica di Marina di Minturno.
L'autore, che appartiene al Reparto Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, ha esposto un ottimo studio su questa tela che giÓ nel 1979 era dichiarata oggetto di furto ad opera di ignoti dal p. Cristoforo Bove Ofmc. nel suo libro "Presenza cristiana a Cellole". Oltre a San Vito, la chiesa di Cellole era dedicata all'Immacolata Concezione ed alla SS. TrinitÓ.
Nel 1748 il vescovo di Sessa Aurunca, mons. Francesco Caraccioli, commission˛ ad un ignoto pittore un dipinto "che prendendo le mosse dal dipinto della Cattedrale di Sessa (opera questa del pittore Gennaro Gamba del 1740) facesse da pala d'altare alla piccola chiesetta. Il dipinto composito che ritraeva l'Immacolata Concezione e i Francescani, in tal modo percorreva iconograficamente la storia dello sviluppo della dottrina della preservazione di Maria attraverso la rappresentazione dei grandi Dottori francescani che difesero incessantemente tale dottrina e tra questi l'inglese Giovanni Duns Scoto (1280-1308), portavoce della Scuola Francescana, rappresentato in ginocchio innanzi alla Vergine".
Nel suo volume il Cicale ci presenta un profondo studio storico-iconografico del dipinto scomparso non disdegnando anche di darci qualche notizia sulla chiesa di Cellole e conclude la descrizione della tela: "Maria s'erge maestosa sopra le nuvole, ad indicare la Gloria celeste.... Il pensiero dell'artista, guidato dal Caraccioli, ci trasporta oltre le immagini, nel ricordo della difesa, sostenuta dai Francescani sulla dottrina della preservazione di Maria, qui rappresentata artisticamente in maniera pi¨ scenografica rispetto alla tela di Sessa.
Infatti i medesimi Santi sono dipinti armati di spada in atto di combattere. Duns Scoto sferra un colpo col suo lungo stilo, mentre San Francesco con la sua spada dirige il corpo verso la serpe. Dietro di lui Sant'Antonio e S. Bernardino da Siena. A destra si scorge San Bonaventura col berretto cardinalizio che impugna la spada tenendola verso l'alto".
In realtÓ, questo libro del Cicale, pone un altro tassello importante al completamento del mosaico delle ricerche su una preesistenza antica del culto dell'Immacolata.Concezione in queste terre aurunche giÓ da molti secoli prima che il Papa Pio IX, nel 1854, ne proclamasse il dogma del quale prese la decisione proprio durante il suo esilio a Gaeta ed una sua visita al santuario della Civita di Itri.


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Pubblicato su TeleFree.it il 14 novembre2004
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di: Albino Cece

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