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venerdì 05 ottobre 2018
La verità su TMO e il Masaniello dell'etere
La verità sulla nuova (e forse clandestina) emittente Tele Monte Orlando di Gaeta.
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Data evento: mercoledì 11 set 2002
antonio ciano
antonio ciano
Archivi di TF: L'Italia è attanagliata dalla tv deficiente e dal conflitto di interessi, il Governo preannuncia riforme mentre Santoro fa il disoccupato e il terzo polo non decolla. La televisione italiana riesce solo a dispensare veline. Qui a Gaeta però, nel piccolo raggio di qualche chilometro, abbiamo trovato una scappatoia. Un piccolo interstizio clandestino tra le frequenze, appena una scalfitura alla muraglia delle tv, giusto un graffietto al Golia del duopolio catodico.
Non ditelo troppo in giro perché forse non è proprio una cosa a rigore di legge, e noi comunque non abbiamo un presidente del consiglio che ci mette a posto certi problemini.
La novità si chiama TMO, TeleMonteOrlando. Da un po' di giorni è apparsa sui teleschermi nel raggio di due o tre quartieri, nelle ultime posizioni del telecomando, tra il mago Gabriel e l'offertissima di materassi.

E chi c'è dietro questo strano traffico di ripetitori?
L'uomo solo che si prepara a lanciare la sfida al sistema si chiama Antonio Ciano. Nella sua rivendita di tabacchi in centro, insieme alla bandiera del Regno delle Due Sicile, agli adesivi "CompraSud" e ai moduli per la raccolta di firme contro il ritorno degli "scellerati Savoia", c'è un televisore sintonizzato a tutte le ore su TMO. L'unica vera televisione della città di Gaeta, annuncia sicuro di sé.

Ciano, ha sposato da anni la causa e le ragioni del meridionalismo più acceso e nostalgico, e dall'ala gramsciana del Pci al Partito del Sud il passo è stato breve. Ha scritto libri sull'argomento, si è candidato al Parlamento europeo urlando in un affollato comizio "Aggia purta' la tiella di polipi a Bruxelles", ha lanciato campagne di boicottaggio contro i prodotti del colonialismo settentrionale e per ridurre lo stipendio dei deputati che, scrisse in uno storico volantino, sprecano persino 100 milioni di lire l'anno in carta igienica.

Alle ultime amministrative ha riprovato a candidarsi a sindaco minacciando la secessione di Gaeta dal dominio padano, "noi eravamo confederati con la Spagna, e con la Spagna possiamo tornare!".
Fallita l'impresa, è andato in Cassazione ad annunciare la raccolta di un milione di firme contro il ritorno dei Savoia, ma il tempo stringe e la causa stenta a radunare folle.
Continua ad avercela un po' con tutti, sia nella storia che nel presente. Aspetta che Vittorio Emanuele gli firmi un assegno da un milione di euro per danni di guerra, minaccia denunce allo stato, pretende la restituzione del territorio gaetano "confiscato illegalmente nel 1861 dal Regno di Sardegna autodenominatosi italiano".

Adesso è pronto a trasformarsi nel Masaniello dell'etere. Ha capito forse che, all'alba del ventunesimo secolo, l'unico vero potere colonizzatore rimasto, l'ultimo fortino a cui tentare l'assalto è solo la televisione.
Più degli svaporati Savoia, più di Forza Italia che lui elegantemente chiama "Feccia Italia", più del Governo che altro non è che una sua diretta emanazione.
L'uso rovesciato e, detto tra rassicuranti virgolette, "sovversivo" dei mass-media come insegna la sociologia critica. O, altri posti altre storie, i patrioti di Venezia che anni fa lanciavano proclami secessionisti sovrapponendosi alle onde del Tg1 o gli amici bolognesi creatori, giusto un paio di mesi fa, di una tv di quartiere contro la strapotere berlusconiano.

Insomma, Ciano ha comprato qualche attrezzatura di seconda mano, ha occupato abusivamente una frequenza locale e ha battezzato TMO, TeleMonteOrlando.
Per ora trasmette video musicali rubati all'ignara DeeJay Televison, film recenti affittati in videoteca, e ogni tanto mette in onda qualche vecchio documentario sulle bellezze di Gaeta o riprese amatoriali di eventi tipo il giuramento degli allievi finanzieri della locale scuola. Già visto anche il film di Squitieri "Li chiamarono briganti", cult di ogni meridionalista che si rispetti.
A chi gli fa presente che potrebbe arrivare qualche problema con la legge risponde: "Anche Retequattro trasmette senza autorizzazione. Prima devono chiudere alle tv di Berlusconi e poi potranno venire da me!".
Non fa una piega. Non fosse che Berlusconi ha già pronta la riforma dell'emittenza che mette in regola Rete4 e tutta Mediaset.
Ciano però sta già preparando il palinsesto autunnale con un Telegiornale del Sud e un quiz sulla storia in dialetto gaetano. Presidente, direttore e protagonista, naturalmente, lui stesso.

D'altronde i tempi cambiano. Ora anche i briganti combattono a colpi di audience.
E se gli agenti del regime padano-risorgimentalista-televisivo verranno ad arrestarlo, lui potrebbe essere disposto a farsi ammanettare davanti le telecamere.


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Pubblicato su TeleFree.it l'11 settembre 2002
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di: Luca Di Ciaccio

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