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venerdì 19 aprile 2013
PRODI si è ritirato.
Un pericolo scampato per l'Italia
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Romano Prodi
Romano Prodi
Politica: Ricordiamo le prodezze di Prodi.

L'affare Infostrada
Nel 1997, il Governo Prodi svende Infostrada (dello Stato) a De Benedetti per 700 miliardi di lire, da pagarsi a rate in 14 anni. De Benedetti la rivende immediatamente (dopo aver pagato solo la prima rata) alla tedesca Mannesman a 14.000 miliardi (20 volte il prezzo d'acquisto !). Non basta, lo Stato italiano nel 2001, quando ancora c'era il governo di centrosinistra, RIACQUISTA Infostrada dalla tedesca Mannesman a 21.300 miliardi di lire. Con la "privatizzazione" di Infostada fatta da Prodi quindi lo Stato ha sborsato 21.300 miliardi di lire, le quali sono finiti meta'nelle tasche di De Benedetti e l'altra meta' nelle casse della Mannesman, in Germania.
De Benedetti e Mannesman avevano un losco accordo: De Benedetti si fa regalare Infostrada da Prodi, la Mannesman se la compra al suo reale valore di mercato e poi se la rivende al doppio (realizzando 14.000 miliardi) allo Stato, complice un governo di Sinistra.
Il manager di Infostrada, Lorenzo Necci, provò ad opporsi a questo immane ladrocinio ai danni dello Stato, ma fu subito incriminato, incarcerato, sputtanato dai giornali della Sinistra (di cui gran parte di proprietà di De Benedetti e persino scritti da lui !) e poi, ovviamente, assolto. Questo è quello che di solito succede a chi mette i bastoni tra le ruote di De Benedetti.

L'affare Telecom
L'affare Telecom Italia
Nel 1997, sempre Prodi, al governo, svende le azioni Telecom Italia al solito prezzo irrisorio (tanto che subito dopo il loro valore di mercato aumenta di 6 volte) incassando 22.800 miliardi di lire (la Telecom ne valeva enormemente di più). Con questo stesso denaro, poi, il governo di centro-sinistra riacquisterà Infostrada con la scusa che le infrastrutture delle telcomunicazioni devono appartenere allo Stato. Praticamente lo Stato ha dato via un gigante come Telecom, allo stesso prezzo, di un'azienda nana come Infostrada. Bello scambio!
Il presidente di Telecom era Guido Rossi, l'avvocato di De Benedetti (un pò il suo Previti).
Nel frattempo al governo arriva D'Alema, siamo nel 1999, e Roberto Colaninno, attraverso l'Olivetti di De Benedetti, dà la scalata a Telecom. Ancora una volta ci furono losche irregolarità per tenere il prezzo basso, ma la Consob (l'autorità che deve sorvegliare questi reati) era presieduta da Spaventa, amico di De Benedetti, per cui chiuse entrambi gli occhi sull'affare.
Colaninno, tramite una serie di società fantasma con sede alle isole Cayman (noto paradiso fiscale) arriva a controllare Telecom con appena lo 0,3% delle azioni. Il Financial Times definì la scalata "una rapina in pieno giorno".
Dalla Telecom fu svenduta la Seat-Pagine Gialle (che ne faceva parte) a una società chiamata "Otto" (del figlio di Armando Cossutta, quello dei Comunisti Italiani, che si vanta sempre di campare come un italiano medio) per 1955 miliardi e rivenduta, insieme a Colaninno, a 16.000 miliardi (8 volte tanto, a quanto pare si divertono a sfotterci: ecco perchè l'avevano chiamata Otto!).
Le società che avrebbero dovuto pagarci le tasse spariscono nei soliti paradisi fiscali alle Cayman.
Nel 2000, come di solito succede nelle migliori rapine quando i complici fanno a botte, Colaninno e De Benedetti litigano per il malloppo, e Colaninno viene massacrato da Repubblica, Espresso e gli altri 30 giornali di De Benedetti. Nel 2001, De Benedetti si allea a Marco Tronchetti Provera, il quale strappa il controllo di Telecom a Colaninno, acquistando la quota di controllo in Olivetti. Ma quando Tronchetti Provera arriva in sella alla Telecom si accorge di essere stato fregato: dalle casse mancano 25.000 miliardi.
Telecom Italia è ormai una società con debiti fino al collo, ormai è stata munta e ri-munta fino all'osso e gli stessi miliardi che comparivano nel bilancio sono in realtà aria fritta: l'unica possibilità si salvarsi è rivendere tutta la baracca allo Stato.

Ad aprile 2006, sale al governo Romano Prodi, il quale fa il solito accordo sottobanco con Tronchetti Provera (e il socio De Benedetti) per il RIACQUISTO della Telecom (come successe per Infostrada), ma stavolta qualcosa non va per il verso giusto.
I due squali alleati, De Benedetti e Tronchetti Provera, iniziano a litigare per chi deve avere la fetta più grossa, per cui, come al solito, Espresso e Repubblica cominciano a infangare Tronchetti Provera per mesi.
Prodi, ovviamente deve scegliere da che parte stare e sceglie il più rassicurante De Benedetti (non vuole fare la fine di tutti quelli che si mettono contro Repubblica ed Espresso!). A quel punto Tronchetti Provera pubblica il progetto segreto di Prodi sul riacquisto della Telecom e scoppia lo scandalo che indigna i giornali di mezzo mondo, anche se ben presto messo a tacere in Italia dai giornali di De Benedetti che fanno scoppiare lo scandalo delle intercettazioni telefoniche contro Tronchetti Provera.
"Mortadella"
Conclusioni
L'Ing. Carlo De Benedetti, con la complicità di Romano Prodi, ha saccheggiato il denaro pubblico dello Stato italiano e ha regalato la ricchezza degli italiani, praticamente tutti i principali enti pubblici, a gruppi privati stranieri, causando danni incalcolabili agli italiani.
Ma nonostante queste colpe, controlla l'informazione stampata con più di 30, tra quotidiani, settimanali, giornali e riviste nazionali e locali (Repubblica, Espresso, gruppo Rizzoli RCS tanto per citarne alcuni), oltre ad essere alleato all'intera editoria di Sinistra. Quando andare in edicola o in libreria, sappiate che l'85% di quello che vedete è edito da De Benedetti o dai suoi alleati di una vita.
Questo monopolio dell'informazione gli ha permesso (e gli permette tuttora) di distogliere l'attenzione sui suoi loschi affari e di concentrarla tutta sul suo rivale di sempre, Berlusconi. Oggi, Repubblica e l'Espresso sono tra i giornali più letti, e gran parte dell'opinione pubblica italiana è convinta che Berlusconi sia la causa di tutti i mali d'Italia, mentre ignora del tutto o quasi, persino chi sia, Carlo De Benedetti.

La banca Goldman Sachs e' stata una altra protagonista cruciale di quasi tutte le privatizzazioni italiane. Prodi ha lavorato per anni per la Goldman Sachs, la quale lo ha sempre ricoperto d'oro per le sue preziosissime "consulenze" (e ci credo!). Alla Goldman hanno lavorato praticamente tutti gli amici e collaboratori di Prodi: Mario Draghi (vicedirettore della Goldman Sachs, e attualmente governatore della BCE) e Mario Monti. Claudio Costamagna, presidente della Goldman Sachs, è quello che ha pagato tutta la campagna elettorale di Prodi alle elezioni 2006. In cambio Prodi lo nominerà direttore generale del Tesoro. Sempre per la Goldman Sachs, fino a ieri era direttore Massimo Tononi, sottosegretario al Governo Prodi. Non c'è che dire, siamo in buone mani.

19-04-2013
Fonte: Facebook
Autore: Leonardo Leocisar Cisari

postato da: Fraccanario  

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