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Home » News » Archivi di TF » L'estate del nostro scontento
giovedì 06 settembre 2018
L'estate del nostro scontento
letture: 2178
Data evento: lunedì 30 ago 2004
gaeta
gaeta
Archivi di TF: Il clima è sempre bello e il mare sempre così così, ma non ci sono più le stagioni. Non le mezze, bensì quelle piene, quelle affollate e redditizie. Ai tempi degli esodi estivi e delle invasioni di villeggianti ci si lamentava, noi indigeni della cittadella gaetana, come per un'offesa all'orgoglio dei nostri luoghi, però ben compensata dall'ingrossamento di certi portafogli. Adesso, invece, in questa estate che si avvia ad una modesta conclusione, tra gente (numerosa) che tirava la cinghia e gente (disperata) che tirava le somme, ci chiediamo che fine abbiano fatto i turisti, non li troviamo né qui né altrove, i cartelli Fittasi sbattono malinconicamente al vento, e un po' ci preoccupiamo.
La crisi delle vacanze è ormai cosa nota, affatto ascrivibile al mugugnismo locale, e se ne parla dappertutto (con l'eccezione di Porto Rotondo, sede del rinomato circolo ricreativo La Bandana). Un 20/30% in meno di turisti, un 20/30% in più per i prezzi, si dice. Insomma, è crisi nera. E non è solo questione di cifre, di soldi, di aumenti, di litri di benzina. Nelle analisi dei politologi fino alle chiacchiere dei bar, si può palpare l'incertezza, la paura del futuro. I telegiornali nel frattempo continuano a edulcolorare le balle, mentre si profila all'orizzonte un autunno fatto di stangate e rivendicazioni. Tutto questo, vabbé, che c'entra con l'ombrellone al mare?

Gaeta, diciamolo, è un buon osservatorio. Pallosissimo a volte, ma se ne ricava qualche riflessione. Per misurare la crisi che colpisce ovunque, la congiuntura negativa che affligge i governi e i cittadini. E poi soprattutto per rendersi conto del cattivo destino che imprigiona invece proprio questa città. Un destino quasi antropologico che, da decenni, è cautela e furbizia, paura di contare sulle proprie forze, incapacità di mettere insieme un progetto per il futuro. Paura atavica quella gaetana, di restare sotto assedio. E sotto assedio ci siamo rimasti, proprio adesso. Adesso che non c'è più nessuno. Che la fortezza tardo-turistica è diventata il deserto dei tartari.

Le scene dell'estate gaetana 2004. Strade deserte, stabilimenti dimezzati, rari turisti impegnati a timbrare l'ossessivo ticket dei parcheggi a pagamento. Una giunta comunale inetta e volatilizzata, alle prese con un rimpasto di poltrone che dura da mesi, gli investigatori dell'antimafia che bussano in Municipio per indagare sul porto, il sindaco che la butta in spettacolo e si esibisce alla festa paesana con Mario Merola. Pochi soldi in cassa, pochi eventi per la stagione estiva. Molte case sfitte, molte stanze d'albergo vuote. Una piccola impennata di presenze solo nelle due settimane ferragostane.

Certo, in tutto il Paese i grandi esodi di massa non esistono più. Le ferie si fanno incerte, le vacanze spezzettate e precarie, il caro-vita pericolosamente alto. E (figuriamoci) pure la Gaeta assediata da villeggianti sbracati con tuguri affittati a peso d'oro e riempiti come una caserma, coi loro sandali, calzoncini, "ciro ciro!", e un'obesità ancheggiata con spavalderia, sembra solo un lontano ricordo. Conteneva anche, quella stagione svaccata e agiata, il presagio della dannazione futura. Il miraggio della Gaeta Turistica, con tutti i suoi enormi squilibri strutturali: nel porto, nella rete viaria, nell'urbanistica irregolare e abusiva, nella ricettività di pochi alberghi e troppe case e prezzi smodati, nel benessere senza cultura, nello sviluppo concentrato nella mani avide di poche Famiglie. Quel miraggio fu il Grande Equivoco, l'annuncio di una precarietà insuperabile, quella dello sviluppo ingordo e imprevidente, che riempie le tasche oggi per svuotarle domani.

Quella che si presenta oggi è una città di mare sgovernata e disillusa. La comunità dei gaetani e il suo rozzo establishement non hanno un progetto politico che sia uno, sembrano solo impegnati a contendersi le ultime briciole di una torta ormai avariata.

Continuano a venire quei turisti affezionati, la maggioranza dei quali per senile o familiare abitudine. Rimangono i ragazzi nudisti delle Scissure, contro le convenzioni e la pesantezza dei falsi moralismi, ma sono stufi pure loro, cacciati e multati dalle forze dell'ordine. Resistono i reperti e i monumenti, chiese, castelli e vicoli, che dovrebbero essere circondati, recuperati e protetti ma invece se ne stanno in colpevole abbandono (del Castello Angioino a luglio è stata aperta una piccola parte, ma il resto rimane chiuso in un restauro eterno - una martellata oggi, una domani - delegato da anni all'Università di Cassino senza chiederne conto). La vecchia vetreria, piena di sterpi e capannoni abbandonati, occupa da anni il centro della città, tra la spiaggia e il corso, come un cadavere in putrefazione, in attesa di nuova destinazione. La vecchia stazione è inutilizzata e ospita un circo al mese, tra i beati sogni di chi vorrebbe riattivarla e gli sdegnati lamenti degli abitanti della zona per la puzza degli animali in gabbia. Inquietanti scritte naziste tappezzano, da un po' di settimane, buona parte della città, così per dare il benvenuto. Il mare è libero dalle scioccanti mucillagini dello scorso anno ma ancora infestato di misteriose chiazze oleose, ma la regola è che tutti facciano finta di niente. Il Comune ha investito i pochi fondi disponibili per un revival di fiori e piante decorative, che però fanno il triste effetto di dare solo una gradevole cornice alla decadenza.

Preso atto del peggioramento e dell'incapacità, da qualche parte bisognerà pure guadagnarci. Se il turismo non li sa fare, ci si arrangia con furberie e speculazioni, adattate ai tempi. Così si è trovata la diabolica soluzione. L'unica industria florida è oggi quella dei parcheggi a pagamento e delle multe: il giovane gaetano in cerca di lavoro e privo di clientele può andare a fare il vigile ausialiario, pagato (il minimo minimo che basta) dalla ditta appaltatrice, e condannato a scarpinare per ore e sfornare decine di multe al giorno. I residenti pagano annuale balzello (non caro: 12 euro), sui pendolari "a ora" si può infierire. Ci sono turisti incavolatissimi, con regolare ticket pagato e sessanta euro di multa per un pneumatico fuori dalla striscia blu. Oppure storie di gente multata mentre si avviava dalla macchinetta per timbrare il ticket. Le emergenze del Codice e delle strade mortali certamente sarebbero altre. Intanto il Comune fa cassa, la ditta è contenta, il turista si prende la lezione e la prossima volta ci penserà due volte: non per parcheggiare, bensì per venire a Gaeta.

Dunque, la nostra Gaeta tanto vantata e tanto orgogliosa delle sue bellezze così come inetta nel gestirle, vive una maledizione che è già meridionale. Quella del "paradiso abitato da diavoli" di cui parlava Benedetto Croce. Della terra dove i semi non germogliano, le speranze di cambiamento non attecchiscono, le legittime ambizioni si frustano. E, per i giovani e per chi può, non rimane che fuggire o emigrare o trovarsi un cantuccio sicuro. Alla fine, dopo aver messo in vendita quel che resta del romanticismo gaetano, andrà a finire così: coi vacanzieri che rimangono a casa, e gli indigeni che partono in cerca di nuovi lidi.


[www.ludik.blogspot.com]


***
Pubblicato su TeleFree.it il 30 agosto 2004
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di: Luca Di Ciaccio


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