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Home » News » Latina » Gaeta » "GAETA VECCHIA" - Tiempe belle...
lunedì 17 ottobre 2011
"GAETA VECCHIA" - Tiempe belle 'e 'na vota.
Passeggiata gaetana tra vicoli, botteghe e memorie.
letture: 12717
Bancariello di frutta e verdura
P.zza Commestibili
Bancariello di frutta e verdura P.zza Commestibili
Gaeta: Tiempe belle 'e 'na vota,
tiempe belle addó' state?
Vuje nce avite lassate,
ma pecché nun turnate?
Non c'è motivo del repertorio classico napoletano più appropriato di questo in epigrafe per accompagnarmi e fare da sottofondo ad una passeggiata tra vie, piazze, botteghe e memorie della Gaeta Vecchia degli anni '50 e '60.

Ottobre 2011. Visto che l'estate, l'interminabile estate gaetana, tiene ancora chiusa la porta al freddo e alla pioggia, ne approfitto per fare una passeggiata un po' particolare, una passeggiata a ritroso nel tempo nella "Gaeta Vecchia", in quelle strade degli anni '50 e '60 per rivedere i luoghi affollati di gente e ricordare le numerose attività commerciali ed artigianali, caratteristiche e indimenticabili "puteche" dell'epoca.
Una passeggiata fatta di ricordi tra quelle botteghe ormai scomparse, quelle botteghe dai pesanti battenti verniciati con smalto a olio color marrone o verde oliva, l'unica variante.
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Botteghe semplici, ma dalle insegne finemente realizzate da artisti decoratori dell'epoca, Saccoccio, Sasso, Bartolomeo. Vere e proprie opere d'arte.
Inizio la camminata dal castello Angioino/Aragonese, da cui prende il nome la strada.
Par di sentire il profumo dei glicini e di vedere tra i muri tinti a calce i balconi ricoperti di fiori di geranio piantati in surreali contenitori di latta, e nei piccoli cortili i pergolati di uva fragola e qualche piccolo pollaio, le porte sono aperte, quasi in segno di accoglienza. Sento le voci di donne che chiacchierano all'interno di un Generi Alimentari, quello di "Sisina Giordano", donna Angelina ha appena comprato due chili di spaghetti sfusi avvolti nella tipica carta colore azzurro. Prima di uscire si volta all'interno e dice: "Sisì, segna!". Da una radio la voce di Tony Dallara che canta "Romantica", alcune indaffarate massaie invece si dirigono verso il vicino vapoforno di "Alfredo 'o furnaro" per infornare "'o tortano 'e 'nzogna" già preparato in casa. Poco lontano c'è Jolanda, la lavandaia, intenta nel suo lavoro tutto rigorosamente compiuto a mano, la lavatrice non si sa ancora cosa è; a pochi metri, quasi adiacente alla bellissima Chiesa del Rosario, un altro Alimentari, quello di "Umberto Di Stanio". Pochi passi e vedo un calzolaio, è "Maste Giuanne 'o scarparo", un vero artista della risuolatura, e sullo stesso lato della strada una rivendita di sali e tabacchi, più cartoleria, del severo Luigino Vaudo, 'o tabbacchino!. Da lui si acquistano i quaderni, quelli con la copertina nera ed il bordo colore rosso e anche i pennini, quelli "piatti" e quelli "a cavallotto", ma soprattutto le sigarette.
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Quelle sigarette vendute sfuse infilate in quella striminzita bustina di carta velina, e per pareggiare il conto di poche decine di lire comperavi una Stop, una Esportazione, due Nazionali, una Super, una Giubbek e un'Alfa, tutte senza filtro, pazienza di "Chiauchicchio" permettendo. "Chiauchicchio" era il nomignolo con il quale viene soprannominato lui, 'o tabbacchino, ma se ti sente sono guai.
Via Guastaferri, diventerà poi Via Pio IX: la prima bottega sulla destra è il Generi Alimentari, con relativa cantina, di "'Ntunetta Aprile", poi di "Silano", passato dal mestiere di decoratore a quello di salumiere. All'interno, sui grandi scaffali di legno, decine e decine di barattoli di conserva esposti uno sopra all'altro a forma di piramide con "garibaldi" che ci gironzola intorno senza sfiorale...
Eh, "garibaldi" sì, non l'eroe dei due mondi, ma 'o jatto!
Sull'altro lato della strada un altro Alimentari, quello di Lauria, o meglio "'O Marisciallo Lauria". Poi una bottega di frutta e verdura del signor Benincasa e di fronte la Locanda Cantina "Da Cesare". Da non credere, mi sembra di sentire l'odore del vino e nelle orecchie le vecchie storie raccontate dagli anziani, il gusto del bere in compagnia.
Un ambiente fatato, magico, pieno di vita. Ragazzi che corrono, persone che passeggiano e la sincera e fraterna solidarietà ai "profughi - istriani" ospitati nella Ex Caserma Cavour. Anche la Chiesa di Santa Caterina è in piena attività, è dicembre e c'è la Novena di Natale ed è gremita di gente.
Dopo una breve sosta e una bevuta alla fontanella della vicina Via Chiaromonte, continuo la passeggiata percorrendo Via Pio IX. Per me "le sette salite" o anche "arret''e bombe". Strada questa che ha visto molte capriole di numerosi ragazzi con il carroccio o con la bici senza freni. Strada che ha visto più volte, ahimè, cavalli davanti al carretto carico di merce scivolare e provocarsi ferite.
Ma lo sguardo non può che cadere su quel piazzale dalla veduta spettacolare e a strapiombo sul mare. Quello spiazzo con le auto in sosta di personaggi importanti e famosi, come "Eduardo" perché proprio lì vicino c'e il rinomatissimo Ristorante "A 'O Re Burlone". Molto frequentato dalla Roma e dalla Napoli bene oltre che da noti attori e attrici.
Uno spazio aperto chiamato " 'o camminironde ", e noi ragazzi eravamo convinti che il nome volesse significare "il cammino delle rondini". Forse perché da quel punto si poteva osservare l'arrivo delle rondini in primavera, che proprio lì, come pure i molti gabbiani, trovavano di che nutrirsi, tanto il "cibo" che c'era. Infatti in tempi non lontani c'era l'abitudine di gettare a mare i rifiuti e questi, rotolando giù verso il mare, finivano per fermarsi sulla roccia sottostante... Per fortuna, la plastica non aveva ancora assunto il ruolo di prima attrice sulla scena della monnezza. In verità non c'entrano i gabbiani né le rondini. " 'o camminironde " non è altro che una storpiatura del "cammino delle ronde". In quel posto infatti c'era il camminamento per le ronde a guardia del nemico avendosi un buon punto d'osservazione sul mare aperto.
E pensando a quei giorni spensierati, con un pizzico di nostalgia mi accingo a scendere per le "sette salite". Un'occhiata al vecchio "carcere mandamentale" e Caserma dei Carabinieri: diventeranno dopo anni di incuria case comunali. Un altro sguardo alla Scuola Nautica della Guardia di Finanza ed eccomi in Via Bausan. Prima ai ricordi è la Trattoria di "Riccitiello", poi Grotta Azzurra e più avanti una serie di magazzini adibiti quasi tutti a deposito di attrezzi da pesca, sull'uscio vecchi pescatori scalzi a rammendare le reti o sistemare le coffe. Sento l'odore del mare, attraccati alla banchina custodita da "Pasquale" quei motoscafi dallo scafo color mogano e arredati con i tipici cuscini di pelle color panna.
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E per restare in tema mare, a pochi metri c'è Piazza del Pesce ed una caratteristica "vendita di pesce" con dei grandi banchi di pietra dal piano inclinato posti all'esterno, "Bisciù" è il simpatico titolare.
In Via Docibile c'è la bottega di "Vicienze 'o rammaro", con detersivi, soda, "varichina sfusa", pentole di rame, appunto, e tantissime altre cose utili per la casa. A un passo c'è la falegnameria di Tommasino Tortiello, l'ingresso della Capitaneria di Porto e il Sali e Tabacchi di Ciccillo Minieri. Ciccillo è anche l'organizzatore della festa della Madonna del Carmine. Poi il Salone di Mario Esposito, "don Mario", il barbiere chitarrista. Accanto a queste botteghe un generi alimentari, quello di Campino e un'altra bottega, davvero curiosa, quella di frutta, verdura, carbone, carbonella, e caldarroste di Costantino Vecchio, che nel periodo estivo aggiunge anche la vendita di ghiaccio. Chi non ricorda il detto "se non studi vai a tirà 'a carretta 'e Custantino" ? Carretto che trainato a mano serve per trasportare merci varie e d'estate le pesanti bacchette di ghiaccio avvolte nella tela di sacco per la consegna a domicilio. I frigoriferi sono merce molto rara e lusso di pochi.
Prima di tirar diritto, faccio un giro per Via Duomo e Piazza Cardinal De Vio. Un tratto di strada ricco di botteghe che indico un po' a caso, il Bazar di Alfredo e Gioconda, Frutta e Verdura 'a Pacchiana, Macelleria Ermanno, Calzature "Varese" di Ugo Freiles, Macelleria Ciccone ovvero "Ciccio 'o carnacciaio", e un'altra piccolissima macelleria, che macelleria a dire il vero non era, ma solo una vendita di "frattaglie", gestita da Gaetano soprannominato "Don Limone". E ancora: "Ciaciotto" con frutta e verdura quasi in concorrenza con il dirimpettaio "Giannino". Accanto a Giannino c'è la latteria di Salvatore Capomaccio. E con l'apertura di questa moderna latteria, non vediamo più "Angelina 'a lattaia". Angelina, l' energica donnina che ogni sera puntuale alle ore venti, porta il latte a domicilio in due grossi contenitori di alluminio attraversando strade e vicoli, salendo e scendendo scale di tutta Gaeta alta anche nelle giornate fredde o piovose d'inverno.
E poi c'e "Amerigo Vespucci", non il navigatore ma il tipografo di via Duomo in quel tratto di strada impregnato dell'odore acre di piombo e stagno, di inchiostri e carta della "Antica Tipografia Salemme". Altro odore, ma buono e profumato, è quello del pane appena sfornato proveniente dal vicino Vapoforno Fantasia con annesso Alimentari, e accanto, a pochi passi, c'è quello di Cosimino Villani.
Poco distante "Amelia" con la vendita di carbone e "moniglia doce e amara".
E che dire di "Musc Musc"? Ninotto il calzolaio. Persona simpatica che ti regalava tanta allegria quando gli portavi a risuolare le scarpe o applicare la "centrella di ferro" al tacco della scarpa che serviva a non farlo consumare ma ... quante capriole!
I fratelli "Mezza" gestiscono invece una discreta falegnameria e di fronte c'è "'o stagnino"e alcuni magazzini adibiti a stalle per il riposo dei cavalli e il deposito delle carrozzelle. Mezzo molto usato all'epoca per spostarsi da una parte all'altra della città, e alla guida delle simpatiche carrozzelle i cocchieri Cirotto, Gerardo, Mamuccio, Mario, Gennaro e altri.
Molti preferivano la carrozzella all'autobus delle "Autolinee Purificato" che facevano la linea Gaeta-Formia e i pulman di Riccitelli per le zone interne ecc. Il capolinea di questi autobus è adiacente al porticato della Gran Guardia, in Piazza Traniello.
Ed è in questa piazza che trovo un gran numero di botteghe. C'è la Cartoleria "Pettorino", il Coloniali "Puliatti", con quella piccola vetrinetta dipinta di "grigio finanza" e in esposizione barattoli pieni di caramelle e bomboloni coloratissimi, e poi le "liquirizie"! Quelle bacchettine da 5 e 10 lire, e poi quella più grossa da 50 lire! Che godimento! A seguire la Merceria di Armando Ciaramella; fettucce, cotone, bottoni, elastico, reggipetti , nastrini, merletti, mutandine, e tutto quello che si trova altrove. Affianco il Salone - Barberia - Docce di Corrado Padula e l'alimentari "da Antonio".
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Al piano terra dell'ex Palazzo Municipale " c'è il telefono pubblico SIP e l'ufficio delle Guardie Municipali. "Uaglio' nun pazzià dint' 'a villa ca' te taglio 'o pallone!" E' questo l'avvertimento di "Annibbale 'a guardia", ma anche di "Umberto 'a guardia" e del meno severo "Pascalino.... 'a guardia".
Ad angolo con Piazzetta del Leone la sartoria militare e civile di "Lorenzo Vagnati", l'ingresso in
Piazza Commestibili, nota anche come "piazza d''a verdura", per il mercato ortofrutticolo che vi si svolgeva. Ma c'è anche una delle più note trattorie: "Masaniello".
E c'è "Sinotto", con il suo storico banco di frutta e verdura in Piazzetta del Leone. E c'è anche un rinomato centro d'arte la "Galleria d'Arte Moderna Gaeta" dove si ha occasione di vedere opere di artisti famosi e giovani e promettenti artisti del luogo, Saba, Bartolomeo, Naniky, Stienne e altri. E che dire del chioschetto di legno per la vendita di giornali di "Pierino 'o giornalaio"?
Mi riposo qualche minuto, è d'obbligo una sosta al "Bar Pasticceria Bazzanti", per prendere un caffè come solo Nicolino sa fare, con la sua gentilezza e il suo simpatico sorriso, doti ben trasmesse ai figli Alfredo, Cristiana, Massimo e Barbara. Dietro ad un bancarello c'è "Don Alfredo", papà di Nicolino, è impegnato ad incollare la matrice di carta sulla schedina del totocalcio da giocare sotto lo sguardo severo di "Loreto", quel simpatico pappagallo tutto verde sul suo trespolo come un re sul trono.
Di fronte altre botteghe, la sartoria di Armando Padula e l'emporio di Mario Ferrara, meglio conosciuto come "Mario Lemporio"... molti di noi hanno scoperto tempo dopo che non era il cognome.
L'alimentari di Gaetano Magliozzi e il Gran Caffè Traniello con sale biliardo annesse. Poi Bar Parrella e con il cambio di gestione arriva il primo Juke Box e i primi successi musicali. 50 lire una canzone, 100 lire tre canzoni. Twist Again, Roberta, Oh Carol, Diana, Il cielo in una stanza, Il nostro concerto, Come sinfonia, Pino Donaggio, Umberto Bindi, Adriano Celentano, Mina, Paul Anka, Peppino Di Capri, Gino Paoli, Elvis Presley, Neil Sedaka.
Pochi metri più avanti il Vapoforno di Isidoro Rubino.
Sul piazzale Caboto c'è un grosso Alimentari, di Cervone - Bonaventura e il Ristorante sul Mare "La Salute" rinomatissimo per le specialità marinare di "don Rafele 'a Salute"... Raffaele Magliozzi.
Sulla banchina, poco distante, i pescatori intenti a rammendare le reti come in una splendida scenografia teatrale.
Proseguendo in via Faustina trovo il Barbiere Antonio Vagnati, la nota Trattoria di Armando Vizzaccheri in seguito "Taverna del marinaio", e "L'Elettrica" di Peppino Vagnati con un vasto assortimento di materiale elettrico e i primi elettrodomestici radio e... Tivvù!
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Già, la Televisione!. Quella televisione in bianco e nero con un solo canale e dallo schermo ovale posta davanti al negozio su di un trespolo alto due metri, e tanta è la gente che radunata in strada assiste incantata al quiz Lascia o Raddoppia condotto da Mike Buongiorno.
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Sulla destra altri negozi, il Bazar di Patanè, il Sali e tabacchi delle sorelle Galise e "Coloniali Polito".
La signora Polito è una anziana nonnina, lei non ci vede bene, ma anche il locale è alquanto buio, appena una lampada da 25 candele. E i ragazzi ne approfittano per andare a comprare due "gomme americane" per un totale di sole 20 lire. Ma anziché una moneta da 100 lire le danno " 'o piezzo ", vecchia moneta fuori corso molto simile alla 100 lire che aveva impressa da un lato la testa di Vittorio Emanuele, per avere un resto di 80 lire, la giusta somma per andare a vedere "Ercole" al cinema Elena, masticando gomma americana ovviamente. Il peccato viene confessato al prete che assolve con cinque Padre Nostro e cinque Ave Maria. E la settimana successiva... punto e a capo.
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Ma tornando alle botteghe, non può sfuggire "Pignatiello". Vincenzo Pignatiello, il fotografo. Quello che impiega mezz'ora per farti una fotografia...
Ma è lui che dobbiamo ringraziare se abbiamo un patrimonio di immagini di una Gaeta ormai scomparsa, come ad esempio i Bastioni.
Nella stessa strada: Siriuccio Bertelli il calzolaio, l'Oreficeria e Orologeria Cassano, la Trattoria Grappolo d'Oro, e Jho' Bar detto "'o tunisino".
In piazza Sebastiano Conca oltre all'Ufficio Postale, c'è il Salone di Salvatore Miccolo, la rivendita di bibite di Papa Florio, il gioco del Lotto, e poi "Cuccarotto" altro barbiere e due autofficine meccaniche quella di Paoluccio Di Giacomo e quella di Silvio Lieto, padre di Romualdo.
Il profumo di una pizza invita a fare ancora qualche passo per trovarmi davanti alla "Pizzeria Napoletana Cavaliere", molto nota e apprezzata, diventerà in seguito Pizzeria Emilio.
La passeggiata è quasi giunta al termine. Entro in Via Annunziata, sorpasso l'antica Chiesa della Annunziata, e noto la Farmacia Porcellati, qui si incontrano anche artisti, scrittori e uomini di cultura. Di fronte una piccola bottega di frutta e verdura di Sagliocco, c'è poi Varano lo stagnaro, Angelino 'o scarparo e una rivendita di vino. E poi ancora la "moderna stamperia" De Andreis, Mamuccio il carbonaio, la sartoria De Angelis, l'Alimentari "Pupetta", la rivendita di Sali e Tabacchi di Antetomaso e "Vicienzotto l'apparatore".
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E sono così arrivato sul Lungomare Caboto, ma prima di lasciarmi alle spalle il Centro Storico Medievale, "Gaeta Vecchia", e concludere la mia passeggiata alle porte di Carlo V, un'occhiata ad alcune altre attività commerciali, il Bar Zanfrisco che con il passar degli anni cambierà più volte nome e poi il Vapoforno De Conca e ne approfitto per entrare e prendere un pezzo di pizza al pomodoro, semplice, come piace a me.
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Tra un boccone e l'altro rifletto e mi chiedo che fine hanno fatto queste botteghe e altre ancora che non sono presenti nei miei ricordi d'infanzia. Quelle botteghe caratteristiche, dalle insegne fatte a mano, tipiche del luogo, dove potevi incontrare amici e scambiare due parole, conforto quasi in estinzione.
E che dire di quegli uomini seduti fuori dai loro magazzini che ascoltavi incantato le loro storie, le loro esperienze di vita?
Oggi di quelle "Botteghe" forse una o forse due, sono tramandate di padre in figlio.
Molte sono diventate locali di intrattenimento, o hanno subito trasformazioni tali da cancellare ogni segno di quel tempo. Tutto il centro storico è diventato un ritrovo per giovani. Brutte insegne luminose, musica ad alto volume, ed una confusione mescolata ad una fastidiosa modernità.
Ma i ricordi restano. I ricordi di quella gente semplice, umile, dietro ai banconi di quelle vecchie botteghe dai pesanti battenti... persone diventate "personaggi" come in una commedia di Eduardo: Ciccillo, 'Ntunetta, Ciaciotto, Sisina, Mamuccio, Gioconda, Bisciù, Giuanne, Mencialonga, Giuseppina, Custantino ...:
la "commedia umana".

postato da: Uno  


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