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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Condanna unanime della "legge ...
lunedì 24 maggio 2010
Condanna unanime della "legge bavaglio" al convegno Fnsi. Parla anche la Fieg.
letture: 1589
Tutti i direttori contro la Legge Bavaglio. Domani su tutte le testate giornalistiche
Tutti i direttori contro la Legge Bavaglio. Domani su tutte le testate giornalistiche
Diritto e Giustizia: Ci sono tutti i direttori dei giornali e dei telegiornai italiani al convegno contro la "legge bavaglio", promosso dalla Federazione nazionale della stampa italiana.
E parlano in tanti, dal direttore del Messaggero, Roberto Napoletano, a quello del Giornale, Vittorio Feltri, da quello dell'Unità, Concita de Gregorio, aa quello dell'Agenzia Ansa a quello del Salvagente, Riccardo Quintili, e poi parlano le agenzioe di stampa: l'Ansa, l'Asca, l'Agi, la Dire.
Arrivano anche i messaggi dei direttori del Sole 24 Ore, di Sky Tg 24, del Tg2 e del Tg3, RaiNews 24.
Si prepara un documento comune a tutti i media italiani.
Fittissimo l'elenco dei partecipanti, come si può leggere sul sito della Fnsi.
Unici assenti Tg1 e Tg 5 (Minzolini e Mimum fratelli siamesi).

Il documento che uscirà su tutti i quotidiani

Ecco il documento che domani uscirà - con rilievo e in prima pagina - su tutti i quotidiani italiani:

"I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione.Questo disegno di legge penalizza e vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media compresi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie - comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all'udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10.
Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati.E' un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde - molto semplicemente - il dovere dei giornali di informare. La disciplina all'esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura.
A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l'informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio".

Malinconico parla per gli editori dei giornali (Fieg)

"Ci tenevo a essere presente - dice il professor Carlo Malinconico, presidente degli editori italiani - perché vogliamo esprimere la condivisione dell'intero settore, editori compresi, su questa legge.
Avevamo espresso, fin dall'inizio, la nostra contrarietà su tre temi: la cronaca giudiziaria (addirittura peggiorato il testo rispetto a quello iniziale); l'aspetto sproporzionato delle sanzioni, che vanno ben al di là della tutela della privacy, la modifica dei rapporti fra editori e corpo redazionale, rompendo un delicato equilibro, che se è stato storicamente creato, vuol dire che ha una sua profonda ragione.
Ribadisco - concludo Malinconico - la solidarietà a questa iniziativa".

Il direttore del Tempo: "Imperizia e ignoranza"
"Imperizia, ignoranza e anche malignità": Mario Sechi, direttore de Il Tempo, quotidiano romano solidamente ancorato al centro-destra, attacca - nella sede della Federazione italiana della stampa, in corso a Roma e a Milano contemporaneamente - duramente la "legge sulle intercettazioni" chiamata ormai da tutti "legge bavaglio".
"Il mio no al disegno è chiarissimo", aggiunge Sechi. Oltretutto coincide con un momento già difficile per i giornali.
Prima di Sechi il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, aveva ricordato che il disegno di legge era già nato con il centro-sinistra, quando al ministero della Giustizia sedeva Clemente Mastella.
Prende poi la parole Peter Gomez, che annuncia l'intenzione de Il Fatto, diretto da Antonio Padellaro, di attuare una violazione volontaria della legge, in modo da poter ricorrere a tutti i livelli, in Italia e in Europa.


Ezio Mauro: "È una legge sulla libertà"
Poi prende la parola Ezio Mauro. Il direttore di Repubblica dice che è sbagliato chiamarla "legge sulle intercettazioni".
Quella di cui si parla è una "legge sulla libertà".
L'editore - aggiunge Mauro - non può imporre al direttore la pubblicazione o non pubblicazione della notizia. Può cacciare il direttore, ma non imporre le sue scelte.
Se la scelta, però, lo multa per 400.000 euro, l'editore entra in redazione e pretende di dettare la scaletta delle notizie.
Questo cozza con la libertà di stampa, in pratica.


Carelli (Sky Tg 24): abbiamo il dovere di informare

Emilio Carelli, direttore di Sky Tg 24, chiede un "fronte unito di tutti i giornalisti italiani. Mi fa impressione - dice - che qui non manca nessuno dei direttori e quetso dovrebbe far riflettere il legislatore che sta lavorando a queste norme.
Concordo con Ferruccio de Bortoli che in passato ci sono stati degli errori anche da parte di nostri colleghi. Ma questa legge non può essere accettata.
Possiamo, come giornalisti, partecipare a un tavolo per vedere come rafforzare le norme sulla privacy senza imbavagliare la stampa".
Carelli sottolinea anche che la sintonia con l'editore di Sky è totale, compresi l'annuncio dei ricorsi in sede europea.
Anche Il Sole 24 Ore ribadisce che una legge come quella che è in Senato non può passare.


Calabresi: "La privacy non c'entra nulla"
Da Milano prende la parola Mario Calabresi, direttore de La Stampa.
"La privacy - dice subito - non c'entra nulla con questa legge. Pensate che la vicenda del governatore della banca d'Italia, Fazio e dei furbetti del quartierino risale al 2005, l'udienza preliminare c'è stata nel 2009: per quattro anni non si sarebbe saputo nullo di quello che staca acacdendo nel mondo delle banche e della finanza e quei personaggi sarebbero rimasti al loro posto, intoccabili".
"Questa legge - continua Calabresi - è congegnata in modo tale, da essere difficilmente modificabile. Forse è meglio sperare che la Corte costituzionale la faccia decadere.
Inoltre una legge di questo tipo potrebbe essere applicata in modo diverso, a seconda delle città e delle regioni. Si arriverebbe a una leglislazione selvaggia".
"La mia idea è che - se passa la legge - 30 direttori di 30 giornali diverso si mettono d'accordo per pubblicarla contemporaneamente. Sono curioso di vedere cosa accadrà".

Norma Rangeri: "dalla libertà a un regime"

"Noi del manifesto - dice Norma Rangeri, direttrice del quotidiano comunista - siamo sempre stati garantisti. Ma la privacy in questo caso non c'entra nulla.
La posta in gioco è che si passi da un sistema di libertà a un regime. Come dice Rodotà questo disegno di legge è una tappa pericolosa perché segna un passaggio di regime.
Le intercettazioni sono un vero tallone di Achille per il governo. Hanno spazzato via il reality berlusconiano, hanno mostrato le quinti vere del potere.
I giornali sono sotto attacco perché hanno contraddetto la televisione, mettendo in difficoltà il governo e il "caso Scajola" è un esempio di quanto possono pesare il giornale.
Per questo si vuole una stretta, un giro di vite, che si associa al tentativo di colpire i finanziamenti per i giornali cooperativi e no profit".
"Ma non è facilissimo - conclude la Rangeri - imbavagliare tutti gli italiani".

Un appello a pagamento sui giornali stranieri
L'appello lanciato dal Popolo Viola per la libertà di informazione in Italia varcherà i confini del Belpaese per rivolgersi all'opinione pubblica straniera. Nelle prossime ore, infatti, il movimento civico lancerà una sottoscrizione per raccogliere i fondi con i quali acquistare una pagina su due autorevoli testate straniere, l'Herald Tribune ed il New Yorker, dalla quale lanciare un appello per la libertà di stampa e di informazione in Italia. "Europe and Usa, help us", questo lo slogan che accompagnerà l'iniziativa, per la quale sarà necessario raccogliere circa 80mila euro, pensata per contestare il ddl sulle intercettazioni al vaglio del Parlamento in queste settimane. Nell'appello rivolto da queste pagine di giornale verrà infatti chiesto all'opinione pubblica "un aiuto per l'Italia".


Alle 18 l'esame in commissione
L'esame del ddl ddl intercettazioni previsto stasera in commissione Giustizia al Senato non sarà definitivo. La maggioranza infatti sta trovando numerose difficoltà a trovare una quadra tra le varie posizioni interne al Pdl. E così diventano probabili ulteriori modifiche sia al Senato, che al successivo passaggio alla Camera. Non a caso l'ipotesi di blindare il testo con la fiducia, di cui nei giorni scorsi si era parlato, è definitivamente tramontata.


L'apertura di Alfano
L'apertura a chi vuole ancora "migliorare il testo" è arrivata dal ministro della Giustizia Angelino Alfano: "Nei prossimi giorni verrà definito un testo sulle intercettazioni più equilibrato possibile: ogni fase parlamentare ha la sua dignità, facciamo concludere la commissione e poi se ne parlerà in aula al Senato".
Insomma, nonostante la fretta manifestata più volte da Berlusconi - il premier vuole che la legge sia approvata al più presto - il governo sta lavorando a una versione soft del ddl Alfano. Anche perché non è per nulla scontata l'a promulgazione della legge da parte di Napolitano


La conferma di Gasparri
L'ulteriore aggiustamento del testo è confermato anche da Maurizio Gasparri: "Martedì chiederò alla conferenza dei capigruppo l'immediata calendarizzazione del ddl in aula, dove potrebbero essere studiate modifiche in corso d'opera sulle sanzioni per gli editori e sulla possibilità di pubblicare per riassunto gli atti d'indagine prima del processo".
Quello che non esclude Gasparri, dunque, è un ritorno al testo della Camera sul secondo comma dell'articolo 114 del Codice penale faticosamente concordato un anno fa da Giulia Bongiorno e da Niccolò Ghedini.


L'appello della Gabanelli
"Se non siete d'accordo con questo provvedimento, fatevi sentire nelle sedi competenti perchè presto sarà legge":.Si è concluso così un breve appello lanciato da Milena Gabanelli, prima della sigla di apertura della puntata di ieri sera di Report su Rai 3, in cui la conduttrice ha spiegato le possibili conseguenze del disegno di legge sulle intercettazioni in corso di approvazione da parte del Parlamento (guarda il video).
"Se la legge fosse già in vigore - ha sottolineato Milena Gabanelli - per esempio non sapremmo nulla dello scandalo che riguarda i grandi appalti".
La giornalista ha poi ricordato che il provvedimento prevede che gli autori delle registrazioni e delle riprese effettuate senza il consenso dei diretti interessati rischieranno fino a 4 anni di carcere, a meno che non si tratti di giornalisti professionisti.
"Distinzione sottile -ha aggiunto - ma di sostanza, perchè una buona parte dei giornalisti che lavorano nei programmi di inchiesta sono iscritti all'albo dei pubblicisti: non potranno più entrare dentro gli ospedali e documentare come certi medici trattano i pazienti oppure dentro i cantieri dove vengono violate le norme che riguardano la sicurezza sul lavoro".
"Siccome un'informazione completa serve a scegliere in libertà e i destinatari di questa informazione siete voi - ha concluso Milena Gabanelli - valutate, se non siete d'accordo fatevi sentire nelle sedi competenti".

Le notizie precedenti, Bersani: "Faremo ostruzionismo"
"Faremo ogni forma di ostruzionismo, anche non ortodosso per bloccare la legge bavaglio": anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha lan ciato ieri il suo affondo contro la legge bavaglio che vuol mettere le manette non a chi si rende responsabile di gravi reati, ma a chi scopre i colpevoli, come investigatori e magistrati e a chi racconta le loro "imprese".
Ieri si è allargato perfino al governo degli Stati Uniti l'allarme per la legge contro le intercettazioni che vuole imporre il governo italiano. Anche se è arrivata successivamente una precisazione - obbligata - sulla "non interferenza" nella legislazione italiana.
Mentre Mediaset (amministrata da Pier Silvio Berlusconi) e Mondadori (sotto il comando di Marina Berlusconi) nicchiano, il Cdr delle redazioni di Mediaset ha preso - invece - posizione contro la "legge bavaglio".

Le preoccupazioni del governo Usa
È molto probabile, però, che l'amministrazione Obama tema che possa sfuggire l'ideazione di reati connessi al terrorismo. Ma teme anche che diventi impossibile la lotta alla mafia e al narcotraffico.
È per questo che gli Usa auspicano che le nuove norme in discussione in Italia sulle intercettazioni non compromettano "l'ottimo lavoro" che fino ad oggi hanno saputo svolgere i magistrati italiani.
Ne è convinta l'amministrazione Usa di Barak Obama, secondo la quale le intercettazioni sono "essenziali per le indagini".
Ad affrontare ieri il problema è stato il sottosegretario al Dipartimento penale statunitense, Lanny A. Breuer, nel corso di una conferenza stampa all'ambasciata americana a Roma.
"Quello che non vorremmo mai è che succeda qualcosa che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l'ottimo lavoro svolto finora", ha spiegato il funzionario americano.
"Avete ottimi magistrati e ottimi investigatori. La legislazione finora in vigore in Italia è stata molto efficace", ha concluso Breuer.


Appuntamento a piazza Montecitorio
L'appuntamento è per le 14 in piazza Montecitorio, dove è convocato il sit-in di protesta davanti al Parlamento, per esprimere il proprio dissenso contro la legge sulle intercettazioni e motivarlo davanti a un microfono nel corso della maratona oratoria in programma nel pomeriggio.
Il governo annuncia che dal testo è sparito l'emendamento che aggrava le pene per i giornalisti, ma resta tutto il resto di un impianto che si traduce in un vero e proprio bavaglio alla libertà di stampa.

La novità è la discesa in campo di Sky
La novità, nel lungo braccio di ferro con la maggioranza è la discesa in campo anche di Sky, che ha annunciato ieri di essere pronta a ricorrere alle autorità internazionali contro il provvedimento. E oggi al suo fianco si schiera anche Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari.
"Io condivido la linea degli editori e ho visto anche come un editore serio, importante e innovativo come Sky segnali un'anomalia rispetto agli altri paesi europei". ha affermato ai microfoni di Sky Tg 24.



Il comunicato di Sky: pronti a fare ricorso

"Sky Italia accoglie con grande preoccupazione le norme previste dal disegno di legge sulle intercettazioni approvate ieri dalla Commissione Giustizia del Senato": spiega un comunicato emesso nel pomeriggio di ggi dalla sezione italiana dell'azienda di Murdoch.
"Queste norme - continua la nota - rappresentano un grave attacco alla libertà di stampa e di espressione, ma soprattutto costituirebbero una grande anomalia a livello europeo.
Per questo motivo Sky, editore di Sky Tg 24, chiederà un intervento a tutte le Autorità internazionali competenti, anche ricorrendo presso la Corte europea dei diritti dell'Uomo".
"Il diritto a un'informazione completa - sottolinea Sky - è un diritto irrinunciabile per ogni cittadino, ma è anche un dovere fondamentale per ogni editore.
Per questo motivo Sky Tg 24, che in questi anni ha sempre cercato di compiere la propria missione con la massima professionalità e imparzialità, continuerà a lavorare avendo come unico scopo quello di fornire ai cittadini un'informazione obiettiva e più completa possibile".


Mezza marcia indietro della maggioranza
Intanto la maggioranza annuncia una mezza marcia indietro. "Dopo una riunione con il ministro della Giustizia, Alfano, e con l'avvocato Ghedini, presidente della Consulta giustizia del Pdl, si è presa la decisione, ovviamente condivisa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di ritirare l'emendamento 1.2008 del relatore che che aggravava le pene per i giornalisti in caso di pubblicazione di notizie non pubblicabili".


Verdone: "Sono norme di tipo iraniano"
Persino il regista e attore Carlo Verdone definisce il provvedimento "una brutta faccenda. Sono norme di tipo iraniano, che potrebbero non farci più scoprire cosa succede in questo Paese, dove ogni giorno ce n'è una".
Rispondendo a una studentessa, durante l'incontro di stamattina alla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, dedicato al libro "Rock around the screen", curato da Vincenzo Esposito e Diego Del Pozzo, sul rapporto fra cinema e musica pop e rock, ha aggiunto "È vero - ha aggiunto Verdone - qualche volta si è andati oltre nell'utilizzare le intercettazioni, coinvolgendo persone che non c'entravano, ma sono stati casi limitati".
Il fatto, diretto da Antonio Padellaro, è uscito oggi con l'immagine della manette a tutta pagine e il titolo "Arrestateci tutti".


Un mostro che imbavaglia l'informazione
La norma che sta prendendo forma in questi giorni in commissione Giustizia del Senato ha l'aspetto di un "mostro", con evidenti passaggi incostituzionali. Tanto che di fatto sancirà l'impossibilità per i giornalisti di informare e per i cittadini di sapere, violando l'articolo 21 della Costituzione, oltre a limitare fortemente la possibilità di indagare da parte dei magistrati.
Anche il pm di Palermo Antonio Ingroia ha lanciato un vero e proprio appello al premier Silvio Berlusconi affinché vengano presentati dal governo "robusti emendamenti alla legge in discussione sulle intercettazioni".


L'appello di Ingroia
Il procuratore aggiunto, che si occupa delle inchieste più delicate di mafia, ha aggiunto: "Ho apprezzato molto le dichiarazioni del presidente Berlusconi quando dice, parlando del dilagare di fatti di corruzione, che "chi ha sbagliato deve pagare". Credo anche che sia importante essere consequenziali e che occorrerebbero emendamenti alla legge se si vuole davvero che i corruttori rispondano dei reati commessi e che la magistratura possa svolgere il ruolo di tutela della collettività fino in fondo".

A rischio anche siti d'informazione e blog
"Il provvedimento proposto dal governo sulle intercettazioni telefoniche è una prova 'tecnicà di regime autoritario. Se dovesse mai passare, si porrà il problema della disobbedienza civile". Lo dichiara Vincenzo Vita (Pd), vice presidente della commissione Cultura del Senato.
"È amaro dirlo -spiega Vita- ma la coscienza lo impone. Carcere e multe per giornalisti ed editori, censura e bavaglio per l'informazione. Se ne è parlato di meno, ma il testo contiene anche una improvvida norma sui siti e sui blog, equiparati impropriamente, per ciò che riguarda le rettifiche, ai giornali quotidiani con il rischio evidente di aprire la strada a sanzioni per la maggior parte di loro insostenibili".
"Già nella seduta di ieri -ricorda l'esponente del Pd- si è avviato un chiarimento in seno alla commissione Giustizia, ma sarà necessario tornarci. Infatti -conclude- maggioranza e governo hanno voluto a tutti i costi mantenere la dizione generica di 'siti informaticì, che si presta appunto ad essere interpretata come una scure omnicomprensiva".

Colpiti gli editori
A rischio non c'è solo il buon funzionamento della giustizia, ma anche la libertà di stampa. Proprio ieri, infatti, la commissione Giustizia del Senato ha approvato una serie di emendamenti al ddl sulle intercettazioni che inaspriscono le condanne per i giornalisti e puniscono gli editori con il pagamento di una somma che potrà arrivare ai 464.000 euro.
Un vero e proprio salasso che di fatto trasformerà l'editore in un controllore del lavoro del direttore e della redazione.


Giornalisti dietro le sbarre
L'emendamento prevede che per la pubblicazione degli atti, vietata per legge, il giornalista rischi l'arresto fino a due mesi e il pagamento di un'ammenda dai 2.000 ai 10.000 euro. Se invece ad essere pubblicate saranno le intercettazioni, la condanna sarà sempre l'arresto fino a due mesi, ma l'ammenda aumenterà: dai 4.000 ai 20.000 euro.
In più, per il giornalista, si prevede la sospensione temporanea dalla professione.

L'emendamento D'Addario
Nel tour de force di questi giorni è stato approvato anche il cosiddetto emendamento "D'Addario". Secondo la norma approvata in commisione Giustizia, nessuno potrà più registrare conversazioni senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. Ne fare riprese visive. Chiunque verrà condannato per riprese e registrazioni fraudolente rischia fino a 4 anni di carcere.
Non dovrà rispettare questa regola chi registra per motivi legati alla sicurezza dello Stato; il giornalista professionista nell'esercizio del diritto di cronaca; e chi agisce nell'ambito di una controversia giudiziaria o amministrativa.


Vietate le riprese televisive
Non si potranno più fare riprese televisive di un processo senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. La commissione Giustizia del Senato ha respinto tutti gli emendamenti dell'opposizione che puntavano a sopprimere questa parte del ddl intercettazioni. «In questo modo - spiega il responsabile Giustizia dell'Idv Luigi Li Gotti - basterà che una sola delle parti non dia il suo assenso che il processo non potrà più essere ripreso dalle telecamere anche se si tratterà di un procedimento rilevante per l'opinione pubblica».

Pene per le talpe
Chiunque riveli indebitamente notizie che riguardarano atti o documenti del processo coperti da segreto rischia il carcere da 1 a sei anni. E la norma specifica che il bersaglio è la persona venuta a conoscenza della notizia "in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale".
In questo modo si vuole punire il cancellere o il magistrato che rivelino in qualche modo notizie riguardanti questi atti o ne agveolino in qualsiasi modo la conoscenza.



Puniti anche i cronisti
Stessa condanna, ovviamente, tocca al giornalista che viene chiamato a rispodere in "correità con la talpa che gli ha fornito l'informazione".
Queste pene sono aumentate se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di agenti dei servizi. La pena massima è stata aumentata dal governo a sei anni (il testo licenziato dalla Camera ne prevedeva 5) perchè così, tra l'altro, si tratta di un reato intercettabile.
Chiunque pubblichi intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini potrà essere punito con il carcere da 6 mesi a 3 anni.

Preti avvisati, mezzi salvati
Tra i tanti emendamenti approvati, ce ne è anche uno che avvantaggia inspiegabilmente i preti. La norma varata prevede di dare immediato avviso al Vaticano se un pm intercetta un uomo di chiesa.

Video Gabanelli - Iene, striscia oscurate dalla legge



DE BORTOLI: «LEGGE PERICOLOSA»

Per il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il ddl è invece «pericoloso per la democrazia e non solo per la nostra categoria». Secondo il direttore, la nuova legge «non ha come scopo di scongiurare gli abusi nella pubblicazione dei testi delle intercettazione, ma esprime insofferenza per la libertà di stampa che dovrebbe preoccupare tutti» ha aggiunto De Bortoli. Per il direttore del Corriere della sera se il vero obiettivo fosse quello di tutelare la privacy allora »le parti coinvolte nei procedimenti giudiziari potrebbero accordarsi sul non depositare negli atti i passaggi delle intercettazioni non rilevanti ai fini del procedimento».

FELTRI: «VOGLIONO ZITTIRCI»

Tra le diverse voci del mondo dei media va segnalata quella di Vittorio Feltri, direttore del Giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi, normalmente vicino alle posizioni del governo. Secondo feltri, questo disegno di legge è stato fatto «con l'intenzione di metterci nell'angolo e zittirci» e difficilmente si arriverà all'approvazione di un testo «accettabile». Per Feltri il diritto alla privacy è «sacrosanto» e per tutelarlo «basterebbe imporre ai pm di trattare solo le intercettazioni con rilevanza penale e distruggere tutto il resto». Inserire, infatti, negli atti dei procedimenti giudiziari ciò che non serve alle indagini «è - ha sottolineato Feltri - un invito a nozze per la stampa che non è il custode della segretezza e a cui non spetta il compito di fare la cernita».

postato da: fu  


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