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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Scajola se ne va
martedì 04 maggio 2010
Scajola se ne va
letture: 1802
Dimessosi
Dimessosi
Diritto e Giustizia: Berlusconi: ''Si è dimesso un ministro molto capace''


Bersani: "Nuovo scossone nel Pdl". Il video delle dimissioni. Trema anche Lunardi, il Fatto scrive di una lettera della ''cricca'' a Letta.
"Oggi si è dimesso un ministro molto capace". Così il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da alcuni presenti ad un incontro con il presidente del Ppe Joseph Daul, ha commentato la vicenda delle dimissioni del ministro Scajola.
Dopo essersi dimesso da ministro dello Sviluppo economico in una conferenza stampa convocata appositamente, l'ex ministro oggi pomeriggio è andato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Palazzo Chigi. Eppure Scajola e il premier si erano già sentiti telefonicamente stamattina.
Secondo quanto trapelato sembrerebbe che il Cavaliere abbia provato in tutti i modi a non far dimettere il ministro, ma senza successo.
Ma questa è solo una delle versioni messe in circolazione, perché stamattina ne è girata una opposta, quella di un premier decisamente in difficoltà per la situazione di Scajola apparsogli "Indifendibile".



"Non posso continuare a fare il ministro"
Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola si è dimesso questa mattina in una conferenza stampa. Ha detto che in questa situazione di processo mediatico deve difendersi. "E per farlo non posso continuare a fare il ministro" ha motivato.
Ma ha anche precisato di sentirsi estraneo a questa vicenda, e che la sua estraneità sarà acclarata.
"Le mie dimissioni potranno permettere al governo di andare avanti, un lavoro a cui anche io ho contribuito. Ho avuto attestati di stima da Berlusconi", ha concluso l'ormai ex ministro, rifiutandosi di rispondere a qualsiasi domanda dei giornalisti.

Al suo posto l'interim dovrebbe essere affidato al viceministro Paolo Romani (nella foto), vicinissimo a Berlusconi, ma continuano le grandi manovre intorno al nome di Luca di Montezemolo, mentre anche la Lega Nord rivendica un suo uomo per il dicastero.
Chi gode più di tutti è Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia ha avuto, infatti, non pochi scontri con quello dello Sviluppo economico.
Il primo commento dell'opposizione arriva da Bersani, che parla - dopo il caso Fini - di un "Nuovo scossone nel Pdl".


Prima un colloquio telefonico con Berlusconi
Secondo quanto trapelato il ministro dello Sviluppo economico, rientrato ieri sera a Roma di tutta fretta da una missione in Tunisia, stamane avrebbe avuto un colloquio telefonico con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che lo avrebbe "scaricato" (la foto della home risale a 10 anni fa, quando Scajola e Berlusconi lanciavano l'ennesima campagna elettorale di Forza Italia su Azzurra, "la nave della libertà").
Come accusa Fini, infatti, il premier è sempre molto attento ai sondaggi. E in questi risulta chiaro che gli italiani vogliono che Scajola si dimetta, come comnferma anche lo striscione beffardo - "Cerchi casa? Chiedi a Scajola" (vedi foto) - comparso ieri sulla palazzina al Colosseo.
Anche sul sito del Pdl, ieri erano in tanti a suggerire al premier di farlo diemttere: "Silvio, pensaci te: caccialo"
E pure, stamattina, Il Giornale della famiglia del premier prendeva le distanze in maniera clamorosa dal ministro dello Sviluppo economico chiedendone le dimissioni.


A Perugia anche il nome di Lunardi
Nell'inchiesta di Perugia spunta anche il nome di Lunardi. La famiglia dell'ex ministro alle Infrastrutture sembra che abbia comprato dal Vaticano un palazzo nel centro di Roma. Lo paga con un mutuo da 2,8 milioni, anche se il suo reale valore commerciale è triplo.
Il palazzetto è in via dei prefetti a Roma, a un passo dalla camera dei deputati. E' stato comprato dai Lunardi nel 2004. A venderlo era un ente religioso "nel quale era influente consigliere Angelo Balducci e se n'è interessato - come architetto - proprio Angelo Zampolini, l'uomo che ha portato gli assegni di casa Scajola", scrive Marco Lillo sul Fatto quotidiano di oggi.

L'autista tutto fare
"Alla luce delle dichiarazionei dell'autista tuttofare dell'imprenditore Diego Anemone, Hidri Fati Ben Laid, che ha parlato di buste consegnate alla figlia dell'ex ministro di Parma", scrive ancora il giornalista de Il Fatto, "gli investigatori stanno rilegggendo in filigrana le carte di quella compravendita".
A colpire l'attenzione di chi guida le indagini sono anche le modalità della compravendita di Lunardi, molto simili a quella di Scajola. Il palazzetto è stato comprato un mese prima dell'appartamento vista Colosseo del ministro dello sviluppo, l'atto di acquisto è stato firmato davanti allo stesso notaio, Gianluca Mapoleone, e la vendita è stata seguita dallo stesso architetto Zampolini, che nel caso della casa di Scajola è anche accusato di aver consegnato proprio a Scajola 80 assegni coperti da fondi di Anemone per un valore di 900.000 euro. Le indagini comunque vanno avanti e dovranno chiarire questi strani intrecci.


E nelle carte spunta Gianni Letta
E nelle carte in mano agli investigatori spunta anche una lettera della "cricca" indirizzata a Gianni Letta, scritta probabilmente per tenerlo informato sulla linea difensiva che gli indagati Rinaldi e Balducci terranno nel corso dell'inchiesta.
"I giudici", scrive Antonio Massari sempre sul Fatto, "ipotizzano una "predisposizione di una linea di difesa comune" tra Claudio Rinaldi, ex commissario per i mondiali di nuoto 2009, e Balducci che "dà ordine alla propria segretaria di preparare due buste ( dove presumibilmente si trova la copia della memoria predisposta per la difesa nel procedimento penale) di cui almeno una deve essere recapitata all'attenzione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta".


Scajola: "Sono una vittima" ma si parla di Montezemolo
Intanto il ministro Scajola rischia di essere scaricato dalla sua stessa maggioranza. "Sono la vittima di un processo mediatico", dichiara il ministro dello Sviluppo economico, ma poi interrompe precipitosamente il viaggio ufficiale programmato da tempo in Tunisia e torna di corsa in Italia per un incontro con Berlusconi che avverrà nella stessa giornata di oggi.
Perfino Libero e Il Giornale, due quotidiani vicinissimi al governo, chiedono oggi a Scajola di chiarire la sua posizione.
Il ministro, fino a ieri, si è dato una "scaletta": prima recarsi dai giudici di Perugia, il prossimo (ma lontano) 14 maggio e poi andare a riferire in Parlamento.
Scajola, peraltro, al momento non è indagato, anche se gli indizi nei suoi confronti per l'appartamento al Colosseo sono abbastanza pesanti.
A quanto pare Berlusconi sta già pensando al "dopo Scajola". Si parla anche di Luca di Montezemolo: insomma nei piani alti del governo c'è un gran movimento.


Il Giornale: "Scajola chiarisca o si dimetta"
"Le risposte che ha dato fin qui non bastano. Se non ha niente da dire oltre a ciò che ha detto, le conviene rassegnarsi. Anzi, rassegnare le dimissioni". A scriverlo è il direttore de Il Giornale Vittorio Feltri nell'editoriale dal titolo "Scajola chiarisca o si dimetta". Feltri invita il ministro dello Sviluppo economico a "riflettere sulle reazioni degli italiani di fronte a certi particolari, da cui è facile dedurre che qui c'è sotto qualcosa di poco chiaro, per essere gentili. Ecco perchè - scrive - è urgente un suo intervento più dettagliato e più convincente". Un intervento "per fugare ogni sospetto", da fare "subito, o finirà male".
Il direttore de Il Giornale sottolinea Poi la poca credibilità del prezzo dichiarato per l'appartamento nel centro di Roma. "È noto come l'acquirente privato tenda a denunciare meno del reale per risparmiare sulla tassa di registro. Se anche lei si è comportato così, a questo punto lo dica. Non è bello fottere il fisco, ma diciamo che si usa. Se invece insiste a dire 600 mila euro, temo che in pochi crederanno alla sua buona fede".
E ancora "è verosimile - aggiunge - che lei non sapesse nulla degli assegni circolari incamerati dalle sorelle Papa nel suo studio? Mica tanto". "L'opinione pubblica - prosegue Feltri - è ansiosa di comprendere cosa sia successo, fortemente scossa dai resoconti giornalistici, dalle testimonianze dell'architetto Zampolini e delle sorelle Papa. Perchè dovrebbero mentire? A che pro?".

Il ministro contro il "processo mediatico"
Il ministro, nella sua dichiarazione di ieri, ha condannato il fatto di essere "sottoposto di fatto ad un vero e proprio processo mediatico che si basa su dichiarazioni rese da terzi il cui contenuto" gli è "ignoto ed in una vicenda nella quale l'unico dato realmente certo" è che non è indagato.
Lo dice in una nota, in cui aggiunge: "In questa situazione, nella quale la mia persona è quotidianamente infangata, ho dato mandato al mio legale di intraprendere tutte le iniziative che si renderanno necessarie a mia tutela".
E ancora: "Ancora oggi sui principali quotidiani a tiratura nazionale, sono pubblicati ampi stralci di affermazioni che sarebbero state rese da persone sentite nel corso delle indagini preliminari. È oramai parecchio tempo che ciò avviene con la peculiarità che, ogni giorno, le dichiarazioni riportate sui quotidiani si arricchiscono di nuovi particolari, anche contrastanti con quanto già pubblicato, ed asseritamente riferiti da soggetti ascoltati nell'indagine".
Tutto ciò, continua Scajola, "accade senza che l'Autorità giudiziaria competente sia in grado di arginare questa inarrestabile e illegittima divulgazione di notizie".


"Riferirò prima ai magistrati, poi alle Camere"
Non solo. Il ministro ha detto che riferirà alle Camere, ma solo dopo esser stato sentito dai magistrati di Perugia. "Un mio intervento alle Camere, così come richiesto dai capigruppo del Partito democratico, sarà possibile dopo la mia audizione come persona informata sui fatti, già fissata con la Procura della Repubblica di Perugia".
Non si sa ancora il giorno, ma è sicuro che il ministro si recherà alla Procura della Repubblica di Perugia la prossima settimana.


Dagospia: "Dimissioni imminenti"
1Eppure qualche ora fa il ministro sembrava vicino alle dimissioni. Lo diceva il noto sito di gossip dagospia.com, secondo il quale il passo indietro del ministro è imminente. Anzi, solo una questione di ore.
D'altra parte di giorno in giorno la situazione di Scajola peggiora.
Il ministro è infatti accusato di aver acquistato la sua abitazione di Roma - vista Colosseo - con 900 mila euro che gli sono stati da Anemone, l'imprenditore invisvhiato nell'inchiesta sul G8, e su quella sui mondiali di nuoto.
Dagospia - che di solito gode di informazioni di prima mano da parte degli ambienti del potere - ha iniziato il conto alla rovescia.


Il ministro parte per la Tunisia
Intanto il ministro, è partito alle 16 con un volo di stato dall'aeroporto di Villanova d'Albenga, diretto a Tunisi, dove firmerà alcuni accordi nel settore energetico. L'auto del ministro, che proveniva da Imperia, città di residenza di Scajola, è entrata direttamente in pista arrivando sin sotto la scaletta del Falcon 900. Non c'è stata quindi nessuna possibilità per i numerosi cronisti presenti di avvicinarlo.


Mozione di sfiducia dell'Idv
"Quanto sta emergendo in questi giorni sulle pagine dei quotidiani nazionali sul coinvolgimento del ministro Scajola, in merito all'acquisto di immobili, è di una gravità inaudita. A prescindere dal fatto giudiziario, che va accertato nelle sedi competenti, riteniamo ci sia una grande responsabilità politica. Per questo, oggi, l'Italia dei Valori ha deciso di depositare una mozione di sfiducia nei confronti del ministro Scajola e ci auguriamo che le altre forze politiche non si tirino indietro. È la richiesta di un'assunzione di responsabilità". Lo annunciano con una nota congiunta il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e il capogruppo dell'IdV alla Camera, Massimo Donadi.

Il Pd: "O riferisce in aula o firmiamo la mozione"

Anche il Pd, nelle ultime ore, ha reso più netto il suo attacco al ministro: "O viene in Parlamento a discolparsi o il Partito democratico firmerà la mozione di sfiducia come ha fatto l'Italia dei Valori".

"Portai io stesso gli assegni per Scajola"
"Portai io stesso gli assegni per Scajola al ministero": l'architetto Zampolini lancia nuove accuse nei confronti del ministro dello Sviluppo economico e la posizione del ministro si fa più difficile.
Presto Scajola sarà sentito dal magistrato, che intende raccogliere la sua versione dei fatti.
Le accuse di Zampolini, peraltro, sembrano confermate anche da altre testimonianze, tra cui quelle delle sorelle Papa, proprietarie dell'appartamento.

Il Corriere della Sera, in edicola questa mattina, dà conto di tutte le nuove accuse.

Coinvolto anche l'ex ministro Lunardi
"Adesso cercano di tirar dentro le persone che non c'entrano. Sono le cose che succedono in Italia". Così si difende l'ex ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, dal coinvolgimento, ad opera di testimoni, nell'inchiesta sugli appalti della Protezione Civile.Lunardi ammette i contatti con gli uomini-chiavi dell'inchiesta, Angelo Balducci - all'epoca provveditore alle opere pubbliche di Roma e poi presidente del Consiglio superiore Lavori pubblici - e il costruttore Diego Anemone, ma l'ex ministro respinge tutte le accuse di illeciti. "I miei rapporti sono stati tutti regolari - dice - posso provarlo in qualsiasi momento. Sono pronto ad essere ascoltato dai magistrati".


Sotto osservazione l'acquisto di un immobile
Anche riguardo ad alcuni lavori che Anemone fece presso una proprietà di Lunardi in campagna, a Parma, "è tutto regolare - prosegue Lunardi - ho i documenti che lo dimostrano". Così come per l'acquisti di un immobile a Roma di proprietà di Propaganda Fide. "Ho tutte le carte in regola", ribadisce Lunardi che nega di conoscere il cittadino tunisino tuttofare di Balducci, Laid Ben Fathi Hidri, ed è pronto a querelare i giornali che avrebbero fatto illazioni.


Fathi, il tuttofare tunisino di Anemone
Proprio Fathi avrebbe riferito ai magistrati di Perugia di una serie di contatti da lui avuti, per conto di Balducci e di Anemone, "con vari soggetti, alcuni dei quali ministri, a cui consegnava - si legge nelle carte dell'inchiesta - messaggi o buste di contenuto sconosciuto, per conto di Balducci e dello stesso Anemone". Tra questi ministri, il tunisino avrebbe fatto in particolare il nome di Lunardi, all'epoca titolare delle Infrastrutture. Sempre Fathi ha dichiarato di aver consegnato all'architetto Angelo Zampolini - secondo l'accusa un riciclatore della provvista "nera" di Anemone - 500 mila euro in contanti che, a suo dire, sarebbero dovuti servire all'acquisto di un immobile dietro il Colosseo: secondo i magistrati si tratterebbe dell'appartamento poi acquistato dal ministro Claudio Scajola.


Bocchino: "Scajola chiarisca"
"Esprimo solidarietà umana a Scajola e mi auguro che riesca a chiarire quanto prima questa vicenda". L'ex vicepresidente del Pdl Italo Bocchino, intervistato a Sky Tg24, accenna al caso dell'acquisto di un appartamento a Roma da parte del ministro dello Sviluppo Economico, che è accusato di averlo reso suo anche con soldi di uno degli imprenditori coinvolti nell'inchiesta sul G8. Ma l'esponente finiano rinnova l'invito ad approvare subito il ddl anticorruzione quando, dopo la firma del presidente della Repubblica, arriverà alla Camera. "La politica - dice Bocchino - deve essere trasparente, non ci deve essere nemmeno un centimetro quadrato di ombra per l'opinione pubblica. Quindi mettiamo subito all'ordine del giorno il ddl anticorruzione e, con un voto bipartisan approviamolo il prima possibile". "Noi questo - ricorda - l'abbiamo chiesto nei giorni scorsi. È prioritario e questo deve fare un partito serio". Alla domanda che cosa faranno i finiani se la maggioranza del Pdl non fa questa scelta Bocchino risponde: "Ne prenderemmo atto e faremmo la nostra parte. Noi non facciamo agguati, il ruolo della minoranza in un grande partito è quello di stimolo. Il problema è che il Pdl non deve essere un partito grande ma un grande partito".


Anche Scajola nell'inchiesta
"Si tratta di un attacco infondato e sconvolgente. Ho la coscienza pulita, vado avanti, non farò come nel caso Biagi, altrimenti sembrerà che mi hanno beccato con il sorcio in bocca": il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola reagisce lamentandosi anche per il coinvolgimento della sua famiglia, ma la "botta" che gli arriva dalla magistratura di Perugia è forte.
Ma secondo il sondaggio quotidiano di SkY (che, ricordiamolo, non è un vero e proprio sondaggio, ma solo la rilevazione di un'umore dell'opinione pubblica) più dell'80% dei telespettatori ritiene che Scajola dovrebbe dimettersi subito. Oggi il ministro replica alle accusa con una raffica di interviste che appaiono sui maggiori giornali, a partire dal Corriere della Sera.
Ma altre tegole sembrano in arrivo, che coinvolgono anche l'ex ministro Lunardi.


Scajola avrebbe già dato una volta le dimissioni
Secondo Il Corriere della Sera ieri in edicola il ministro avrebbe dato ieri anche le dimissioni da ministro. Dimissioni prontamente respinte dal presidnete del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Le accuse di cui deve rispondere il ministro
Sembrerebbe, infatti, che l'esponente del Pdl nel 2004 per acquistare l'abitazione di via Fagutale 2, a Roma, a due passi dal Colosseo, abbia usufruito di una provvista in nero di 900 mila euro messa a disposizione dal costruttore Diego Anemone attraverso il suo architetto e progettista Angelo Zampolini.
La circostanza sarebbe stata confermata dalle dichiarazioni rese a verbale dallo stesso Zampolini ai pm di Perugia, e soprattutto documentata dalla minuziosa ricostruzione del tragitto di quel denaro fatta dalla Guardia di Finanza.

900 mila euro per la casa di Scajola
Zampolini ha infatti ammesso che nel luglio 2004 ha versato 900 mila euro in contanti sul proprio conto nella filiale 582 della "Deutsche bank" di Roma. Quindi di averli trasformati in 80 assegni circolari intestati a Barbara e Beatrice Papa, le proprietarie dell'appartamento di via del Fagutale che Claudio Scajola, allora ministro dell'Attuazione per il Programma, aveva deciso di acquistare.


Zampolini: "Sapevo che la casa era per Scajola"
Poi il 6 luglio 2004, il giorno del rogito, gli 80 circolari di Zampolini furono incassati dalle due sorelle Papa insieme ai 600 mila euro del "prezzo in chiaro" pagato dal ministro. Zampolini ha anche detto che sapeva che fosse Scajola l'acquirente della casa.


Verso il Tribunale dei ministri
E Zampolini si difende dall'accusa di riciclaggio sostenendo di aver dato corso alle istruzioni di Anemone, senza sospettare una provenienza nera di quel denaro. Così diventa probabile che la storia di via del Fagutale traslochi presto da Perugia al Tribunale dei ministri.


Una casa anche per la figlia del generale Pittorru
Anemone, d'altra parte, non era nuovo a queste operazioni. Tre mesi prima aveva acquistato un'altra casa nello stesso modo. Ne fu beneficiario Francesco Pittorru, il generale della Finanza e funzionario dell'Aisi che ficcare il naso dove non avrebbe dovuto, per conto della "cricca". Il 2 aprile 2004, infatti, Zampolini versò 285 mila euro in contanti che gli erano stati consegnati da Anemone sul suo conto "Deutsche Bank", per poi trasformarli in 29 assegni circolari all'ordine di Monica Urbani, proprietaria della casa in via Merulana 17 (quartiere Esquilino), che il generale Francesco Pittorru ha deciso di acquistare per la figlia Claudia.


E una per il generale
Ma quella cifra non bastò a spegnere gli appetiti del generale. Così l'8 giugno del 2006 Zampolini tornò alla "Deutsche" con un'altra rimessa di Anemone e un nuovo appartamento da comprare. Il contante, quella volta, ammontò a 520 mila euro. Gli assegni circolari furono per quattro eredi (Rosa e Daniela Arcangeletti, Rosa Anna e Nello Ruspicioni), proprietari dell'appartamento di via Poliziano 8 (ancora quartiere Esquilino) dove il generale ha deciso di accomodarsi con la moglie.


La replica di Scajola
"Non mi lascio intimidire". Questa la reazione del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola a proposito dell'inchiesta sul G8 alla Maddalena. "Registro un attacco infondato e senza spiegazione - ha aggiunto - per una vicenda nella quale non sono indagato, a danno di chi lavora tutti i giorni per difendere, nel suo ruolo, le ragioni e gli interessi del nostro Paese".
"Nella vita possono capitare cose incomprensibili. E questa è addirittura sconvolgente. Colpisce con una violenza senza precedenti il mio privato e la mia famiglia", prosegue il ministro.
"Non sono abituato alla dietrologia - ha detto ancora Scajola - e quindi non voglio credere che dietro a tutto questo vi siano oscuri manovratori o disegni preordinati. Per rispetto alla Magistratura che sta lavorando non posso dire nulla sul merito di quanto apparso sui giornali. Resta la grande amarezza per il fatto che si sia arrivati a coinvolgere addirittura i miei figli".
"La mia coscienza è pulita - ha concluso - Proseguo con la massima serenità il mio lavoro".

postato da: fu  


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