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mercoledì 06 gennaio 2010
Nell'Europa unita delle rinnovabili, Italia assente, strano?
Gli altri puntano all'autosufficienza, noi ai progetti superati
letture: 1369
Salute e Benessere: Nell'Europa unita dalle rinnovabili assente, che strano, l'Italia
La Germania produce ogni anno decine di migliaia di nuovi posti di lavoro con le energie rinnovabili. Lì non c'è il sole che c'è da noi, ma usano l'intelligenza e producono economia, energia. Da noi continua la crisi dei posti di lavoro persi a migliaia nella nostra provincia e si avanzano progetti, spesso, sempre in contrasto tra di loro, ma soprattutto con logica, con l'esigenza di rispettare il protocollo di Kyoto ridurre malattie e morti. Schizofrenia amministrativa, contrasto a leggi e norme, i soliti pesi per i cittadini e i soliti guadagni per pochi. Oggi 9 nazioni del Nord Europa (appunto dove le condizioni ambientali e climatiche non sono favorevoli come da noi) si alleano per ottenere dalle rinnovabili l'autosufficienza energetica. Anzi spesso per cedere l'energia a chi invece la produce con il nucleare. L'Italia come sempre un gambero.
Giorgio Libralato
ENERGIA: AL VIA MAXI-NETWORK EUROPEO PER RINNOVABILI / ANSA
(di Roberto Caracciolo) (ANSA) - BERLINO, 5 GEN - Un'alleanza per sfruttare appieno il potenziale delle fonti rinnovabili e contribuire agli impegni dell'Ue in tema di cambiamento climatico: nove paesi europei puntano alla realizzazione di un maxi-network sotto il Mar del Nord che si propone di collegare tra loro decine di impianti per la generazione di energia verde e di fornire elettricita', nell'arco dei prossimi 10 anni, a una vasta parte dell'Europa. Al progetto, stimato in 30 miliardi di euro, partecipano Germania, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Danimarca, Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Norvegia, che in questo modo getterebbero le basi per un ulteriore sfruttamento dell'energia rinnovabile in Europa di fronte alle sfide del cambiamento climatico. I rappresentanti dei governi promotori dell'iniziativa, i cosiddetti 'coordinatori nazionali', scrive oggi il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, si riuniranno per la prima volta il 9 febbraio prossimo con l'obiettivo di firmare una lettera di intenti entro l'autunno. Nel frattempo, ha confermato al giornale un portavoce del ministero dell'Economia tedesco, questo mese ci sara' una serie di incontri per definire i dettagli del progetto. Per il momento, il quotidiano spiega che la rete di cavi ad alta tensione colleghera' i parchi eolici che si trovano lungo le coste della Germania e della Gran Bretagna con le centrali idroelettriche di Norvegia, Belgio e Danimarca ed i parchi eolici e gli impianti solari degli altri paesi Ue realizzati anche sulla terra ferma. Il portavoce del governo tedesco ha spiegato che al progetto parteciperanno anche le principali societa' del settore, che dovrebbero fornire gran parte dei finanziamenti necessari. Si tratta di alcune delle stesse societa' che stanno realizzando parchi eolici offshore lungo le coste settentrionali europee per una prevista capacita' di 100 gigawatt, pari a circa il 10% dell'intero fabbisogno europeo di energia. Oltre a contribuire all'obiettivo di includere il 20% di rinnovabili nel consumo energetico complessivo entro il 2020, la prevista rete comune dovrebbe rappresentare una sorta di assicurazione contro i rischi del cambiamento climatico. In caso di necessita'. infatti, le centrali idroelettriche norvegesi potrebbero servire - ad esempio - per immagazzinare l'elettricita' generata dai parchi eolici britannici e tedeschi. L'iniziativa si affianca all'ambizioso progetto europeo Desertec per lo sfruttamento dell'energia solare, che e' stato ufficializzato il mese scorso novembre a Monaco di Baviera. In questo caso, un consorzio di 12 grandi gruppi guidati dal colosso delle riassicurazioni Munich Re, si propone - con una spesa complessiva di 400 miliardi di euro - di 'catturare' i raggi solari nelle aree desertiche del Nord Africa e del Medio Oriente per trasformarli in energia elettrica da inviare alle reti dei paesi europei. L'obiettivo prevede che nel 2050 le centrali costruite nel Sahara riescano a soddisfare una buona parte del fabbisogno energetico dei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, oltre al 15% del fabbisogno energetico europeo.(ANSA). CB
05/01/2010 18:52
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Dall'eolico al solare: i Paesi del Nord mettono in rete
le fonti rinnovabili. "Per essere autosufficienti"
Ecco l'Europa unita
dell'eco-energia
La Norvegia svolgerà il ruolo di batteria dell' elettricità in eccessodi ELENA DUSI


ROMA - L'"Europa unita dell'energia" sta per nascere dal mare del Nord. E l'elettricità venuta dal freddo sarà completamente pulita: ricavata dal sole, dal mare e dal vento. Seimila chilometri di cavi in gran parte sottomarini collegheranno infatti in un'unica rete le pale eoliche di Gran Bretagna e Danimarca, la centrale a maree della Francia, quella vera e propria miniera di energia idroelettrica che è la Svezia e i pannelli solari tedeschi. A completare il mosaico dei nove paesi della "Rete del Mare del Nord" restano Belgio, Olanda, Lussemburgo, Irlanda. Tutti insieme, puntano a produrre 100 gigawatt di potenza elettrica, quanto basta a far funzionare tra i 30 e i 40 milioni di abitazioni risparmiando la costruzione di un centinaio di centrali a carbone di dimensioni medio-grandi.

Il progetto è stato discusso in una riunione preliminare dai governi dei nove paesi a dicembre in Irlanda e nel vertice sul clima di Copenaghen. Ma è da quest'anno che i piani operativi dovrebbero decollare, per arrivare a pieno compimento nel corso del decennio con una spesa prevista di 30 miliardi di euro. La stampa, soprattutto tedesca e inglese, ha iniziato in questi giorni a far trapelare i dettagli dell'ambizioso progetto, nato per rimediare al tallone d'Achille di fonti energetiche come sole, mare e vento: incostanza e imprevedibilità.
I paesi del mare del Nord hanno ragionato che se in Scozia dovesse mancare il vento, probabilmente le pale eoliche saranno in movimento in Olanda. E se la marea dovesse tardare in Francia o le onde deludere, si potrà sempre far ricorso all'affidabile flusso dalle dighe dei fiordi scandinavi. Come nel caso del pollo di Trilussa, ciascun paese se messo in rete avrà la sua quota di energia garantita dalla statistica. Con la sicurezza di un approvvigionamento costante che val bene il prezzo di migliaia di chilometri di cavi ad alta tensione posati su fondali tempestosi e della dispersione di corrente tutt'altro che trascurabile che il trasporto a così grandi distanze comporta.


Oltre ai nove paesi, il piano prevede la partecipazione della Norvegia nel ruolo di "batteria". Quando l'energia prodotta da mare, sole e vento supererà i consumi, potrà infatti essere usata per sollevare l'acqua e "ricaricare" gli impianti idroelettrici del paese scandinavo. Che sarà pronto a restituire l'energia nel momento in cui la rete del mare del Nord sarà invece con il fiato corto.

L'Europa si troverà così avvolta da una rete elettrica "del freddo" a nord, e da una "del caldo" a sud. Alla sfida del Mare del nord vuole rispondere infatti il Mediterraneo con un mosaico di centrali solari sparpagliate nel deserto del Sahara e oltre, collegate da una ragnatela di cavi ad alta tensione distesi dal Marocco alla Giordania e poi diretti anche in Europa passando sempre per i fondali del mare. Capofila del progetto, battezzato "Desertec" e varato lo scorso novembre, è quella Germania unico paese deciso a investire sulle fonti rinnovabili sia sullo scacchiere nord che su quello sud. Solo unendosi in rete, credono a Berlino, l'Europa potrà superare i problemi di carbone, petrolio e uranio e raggiungere l'obiettivo di Copenhagen: 20% dell'energia da fonti rinnovabili entro il 2020.
fonte: La Repubblica   di: Giorgio Libralato


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