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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Caso Mesiano, è rivolta al Tg5...
lunedì 19 ottobre 2009
Caso Mesiano, è rivolta al Tg5 Brachino si scusa
letture: 1593
Un fotogramma del servizio del Tg5 sul giudice Mesiano
Un fotogramma del servizio del Tg5 sul giudice Mesiano
Diritto e Giustizia:

Caso Mesiano, è rivolta al Tg5 tensione nelle redazioni Mediaset

Raccolta di firme tra i giornalisti: "Sul giudice pestaggio mediatico"

E fra i magistrati parte il tam tam: da oggi tutti in calzini turchesi
"Oggi non rispondo alle vostre domande. Piuttosto, inquadratemi i calzini, sono la cosa più importante" dice Dario Franceschini alla troupe del Tg5 che segue l'indicazione e zoomma. I calzini sono turchesi, ormai simbolo della solidarietà al giudice Raimondo Mesiano pedinato dalle telecamere di Canale 5 e irriso da un servizio, tra l'altro, anche per il colore dell'indumento.

Quel servizio adesso spacca proprio le redazioni Mediaset. Un gruppo di giornalisti alza la voce contro una linea e un modo di operare in cui non si riconoscono. Il coordinamento dei comitati di redazione del gruppo mette per iscritto la "viva preoccupazione per quanto sta avvenendo nel mondo dell'informazione e nelle reti Mediaset" ed esprime solidarietà al giornalista Pietro Suber, esponente del comitato di redazione di Videonews (che produce "Mattino 5" in cui è andato in onda il servizio). Due giorni fa il sindacalista si era dimesso per le medesime ragioni. I comitati ora gli chiedono di ritirare le dimissioni e sollecitano al contempo un incontro con l'azienda.

La tensione si taglia a fette nelle redazioni del gruppo della famiglia Berlusconi. È stato così anche ieri, a dispetto della giornata festiva, tanto che a sorpresa è partita la raccolta di firme di un gruppo di una ventina di giornalisti per prendere le "distanze da questo modo di fare informazione: non ha senso piegare i giornalisti a logiche che nulla hanno a che fare con il mestiere, arrivando a produrre il servizio sul giudice Mesiano, definito dalla Fnsi un "pestaggio mediatico"". Anche loro propongono un'assemblea. Oggi intanto si terrà quella già convocata dai giornalisti di Videonews.

Attorno al giudice Mesiani, finito nel mirino delle telecamere di Canale 5, la solidarietà dei colleghi e del mondo politico cresce e si fa trasversale. E se da stamattina calzini turchesi potrebbero comparire in molti palazzi di giustizia, dopo il tam tam che è corso attraverso le mailing list dei magistrati "indignati" per l'aggressione, ieri calze di quello stesso colore sono state inquadrate ai piedi della giornalista Lucia Annunziata mentre intervistava il direttore di "Repubblica" Ezio Mauro nel suo "In Mezzora", su Raitre. In mattinata era stato Franceschini a dare il "la", partecipando a una manifestazione con la base del Pd di Chieti. "È normale mettere un giudice alla gogna? - chiede il segretario alla platea di militanti abruzzesi - Il Pd deve mantenere la capacità di indignarsi, è ora di smetterla di sentirci accusare di antiberlusconismo ogni volta che denunciamo quanto avviene nel Paese". E su Twitter invita "tutti" a indossare calzini turchesi. Per il portavoce Pdl Daniele Capezzone si tratta di una "misera rappresentazione", "a quando il lancio del look Boccassini?", ironizza il ministro Gianfranco Rotondi. Ignazio La Russa di certo non si metterà quei calzini, tiene a far sapere, piuttosto, da interista doc, "se insistete indosso le scarpe da calcio di Stankovic". Altri ministri scherzano meno e ci vanno più cauti sull'accaduto. Il leghista Roberto Calderoli, per esempio, definisce "una sonora fesseria" la trasmissione del video su Mesiani, "ma questo vale anche per tutti quegli scatti fotografici e riprese che riguardano la vita privata di chiunque". Al giudice esprime tutta la sua solidarietà anche il ministro Renato Brunetta, "però io non ne ho ricevuta quando è successo a me".

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Brachino si scusa con il giudice Mesiano
e lo invita in studio a rispondere a 3 domande

Il conduttore ammette che il servizio "non appartiene certo alla categoria dei capolavori"

Ma poi ribadisce: "Non è stravagante decidere su 750 milioni senza tecnici e consulenti?"

Definite "inaccettabili" le critiche di Repubblica: "Non hanno fatto peggio con il premier?"


Claudio Brachino, il conduttore di Mattino 5 che ha messo in onda nei giorni scorsi il discusso video sul giudice Raimondo Mesiano, si è scusato in un articolo pubblicato dal quotidiano Il Giornale con il magistrato per averlo offeso, invitandolo però contemporaneamente ad andare in trasmissione a rispondere a tre domande. La prima delle quali riguarda il merito della recente promozione del magistrato, che Brachino definisce "ad orologeria", dato che ha seguito di pochi giorni la sentenza sul Lodo Mondadori.

"Se ho offeso Mesiano mi scuso con lui", ha scritto Brachino, ammettendo che il servizio in questione "non appartiene certo al genere dei capolavori", e impegnandosi "a non trasmettere più quelle immagini". "Per me la sensibilità di una persona viene prima dei ruoli sociali e delle discussioni sul diritto di cronaca e sul diritto alla privacy. - aggiunge - Mi impegno a non trasmettere più quelle imagini, cosa che dovrebbe fare anche chi indignato mi critica, e criticando le trasmette in continuazione, dalla Sky di Murdoch a Rai3, trasformando il rimedio in qualcosa più grave della malattia".

Queste le domande anticipate da Brachino: "Primo, la promozione di Mesiano è meritata professionalmente o come sostengono molti è un premio politico per una sentenza che di fatto va contro il premier? Secondo, le idee politiche di un giudice, per quanto legittime, come agiscono sulla sua serenità e sulla sua indipendenza? Terzo, è vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non è 'stravagante' decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?"

"Invito qui Mesiano per scusarmi con lui e rivolgergli queste tre domande", ha detto il giornalista prima di chidere alla Federazione Nazionale della Stampa un gesto di solidarietà per l'autrice materiale del servizio sul magistrato, il cui numero di cellulare sarebbe finito sui blog di Internet.

Nelle sue 'scuse', Brachino definisce però inaccettabili le "lezioni che arrivano dal quotidiano La Repubblica": "Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini della villa del premier, con ospiti internazionali colti in frangenti in cui neanche del colore dei calzini si poteva discutere?(...) Un magistrato ricopre un ruolo pubblico importante, ma se non sbaglio anche la presidenza del Consiglio è un'istituzione importante".

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Brachino: "Mi scuso con Mesiano
e lo invito in trasmissione"

Il conduttore di "Mattino 5" placa le polemiche: «Il servizio su Mesiano non è un capolavoro. Non lo trasmetteremo più»



19/10/2009 (10:46) - LA POLEMICA
Brachino: "Mi scuso con Mesiano
e lo invito in trasmissione"
Un fotogramma del servizio sul giudice Mesiano

Il conduttore di "Mattino 5" placa le polemiche: «Il servizio su Mesiano non è un capolavoro. Non lo trasmetteremo più»
ROMA
Claudio Brachino, durante la rubrica "Controcanto" di Mattino 5, è tornato a parlare del servizio sul giudice Mesiano che aveva innescato numerose polemiche. Il direttore di Videonews reagisce agli «insulti» che gli sono piovuti addosso e definisce «inaccettabile» la reazione di Repubblica.

Rinunciando alla sua consuetudine di parlare a braccio, Brachino ha letto un discorso: «Faccio alcune doverose precisazioni - ha esordito -, siccome nel weekend abbiamo ricevuto una valanga di critiche che si accettano a differenza degli insulti. Chi mangia fa molliche, dicevano i vecchi giornalisti. Questo significa che tra i tanti servizi trasmessi da una testata, ci si concentra su quelli un pò più sfortunati. E il servizio andato in onda giovedì scorso - prosegue Brachino - non appartiene certo alla categoria dei capolavori. E me ne assumo come direttore tutte le responsabilità».

«Alcuni termini usati nel testo - continua il conduttore di "Mattino 5" - hanno offeso Mesiano. Io mi scuso con lui. Per me, la sensibilità di una persona viene prima del ruolo sociale e delle discussioni sul diritto di cronaca e del diritto alla privacy. Mi impegno quindi a non trasmettere più quelle immagini». Il direttore ha invitato però anche le voci critiche a fare lo stesso: il riferimento è alle reti Sky e a Raitre, che esprimono il loro dissenso ritrasmettendole continuamente, «trasformando così il rimedio in qualcosa di più grave della malattia».

Brachino ha poi precisato che non c'è stato alcun pedinamento, spiegando come quel servizio ponesse una domanda: «la cosiddetta promozione a orologeria del giudice Mesiano, a pochi giorni dalla sentenza sul lodo Mondadori, era davvero per indiscussi meriti professionali?». In più, il direttore di Videonews ha sottolineato la rilevanza del magistrato come personaggio pubblico e per questo ha trasmesso le immagini che lo riprendono in alcuni momenti della sua vita quotidiana.

«Non c'è però - ha precisato Brachino - alcuna valutazione politica nè giuridica, così come non sono stati usati "epiteti infamanti"». Resta quella che il direttore ha definito una semplice battuta, quando vengono definiti stravaganti gli ormai famosi calzini azzurri. È qui Brachino ha rinviato al dizionario di lingua italiana Zanichelli, dove stravagante sta anche per originale.

Brachino, al termine del suo editoriale, ha invitato il giudice Mesiano in studio per potergli presentare le proprie scuse e contestualmente rivolgergli tre domande: «la promozione è meritata o è un premio politico per una sentenza che di fatto va contro il premier? Le idee politiche di un giudice, per quanto legittime, come agiscono sulla sua serenità e indipendenza? È vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non è "stravagante" decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?»
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fonte: La Repubblica   postato da: fu  


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