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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Videocracy - Il Trailer censur...
sabato 29 agosto 2009
Videocracy - Il Trailer censurato dal monopolio Rai-Mediaset
letture: 1635
Censurato all'Informazione
Censurato all'Informazione
Diritto e Giustizia:








Censura videocracy, forse paura di mostrare il loro "metodo di lavoro"
di Daniele Cerrato*

Forse è un fatto scientifico a sconvolgere il senatore Gasparri: troppo anticiclone, troppo caldo e la memoria si appanna. Dimentica che l'Usigrai ha sollevato - ancora una volta come da vent'anni a questa parte - il problema della spartizione partitica della Rai chiedendo, almeno all'opposizione, di dare un segno discontinuità, di premiare la professionalità e restituire il restituibile, per la dignità dell'informazione che offre il Servizio Pubblico, a chi paga il canone. Questo dopo che il proprietario di palazzo Grazioli e i suoi famigli si sono esercitati in una spartizione imbarazzante. Ultima prodezza addirittura la censura degli spot di Videocracy forse per paura di mostrare a troppi spettatori il loro "metodo" di lavoro.E oggi saremmo noi che chiediamo un passo indietro almeno ad una parte politica il problema? Se siamo stalinisti abbiamo davvero bisogno di ripetizioni e a questo punto sappiamo anche da chi andare. Sugli accordi fatti per dare stabilità ai tanti giornalisti precari della Rai è ancora più comica la replica del senatore Gasparri. L'accordo, primo nella storia del giornalismo italiano, si basa sui giorni di utilizzo, sull'anzianità di precariato. Ha dato e continua a dare occupazione stabile a colleghi il cui pensiero politico nessuno si è mai premurato di indagare. Lo sanno bene alcuni di quelli che, e mi spiace per il loro angusto compito, devono ogni volta che Gasparri "esterna" cercare di fargli almeno da spalla.

*vice segretario USIGRAI

**********************************************



"In una videocrazia la chiave del potere è l'immagine.
In Italia soltanto un uomo ha dominato le immagini per più di tre decenni. Prima magnate della TV, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto caratterizzato da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale in Italia.
I suoi canali televisivi, noti per l'eccessiva esposizione di ragazze seminude, sono considerati da molti uno specchio dei suoi gusti e della sua personalità".
"In una videocrazia la chiave del potere è l'immagine.
In Italia soltanto un uomo ha dominato le immagini per più di tre decenni. Prima magnate della TV, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto caratterizzato da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale in Italia.
I suoi canali televisivi, noti per l'eccessiva esposizione di ragazze seminude, sono considerati da molti uno specchio dei suoi gusti e della sua personalità".

Erik Gandini, regista, vive in Svezia ma è nato e cresciuto in Italia.
Con Videocracy, torna nel suo Paese d'origine, per raccontare dall'interno le conseguenze di un esperimento televisivo che gli italiani subiscono da 30 anni. Riesce ad ottenere accesso esclusivo alle sfere più potenti e rivela una storia significativa, derivata dalla spaventosa realtà della televisione italiana, un Paese in cui il passaggio da showgirl a Ministro per le Pari Opportunità è puramente naturale.


****************************************************

L'Italia di Videocracy

Ho visto il film "Videocracy" di Erik Gandini, una proiezione per giornalisti,in anteprima sull'uscita prevista dopo la Mostra del Cinema di Venezia. E sin dalle prime sequenze del film si capisce perché questo film di denuncia, che in tutto il mondo occidentale trasmetterebbero anche in TV, in Italia invece avrà vita difficile. Perché "Videocracy" non è tanto un film su Berlusconi, ma una rappresentazione di quanto la società italiana sia stata corrotta in profondità dalla televisione commerciale che, ovviamente, nel nostro paese è stata inventata e forgiata a modello da Berlusconi.
Il merito del film è di rappresentare, con immagini storiche e le parole dirette dei protagonisti,il motto di Lele Mora (mussoliniano confesso e nostalgico quanto ricco e potente) secondo il quale " senza televisione non sei nessuno" e che "basta apparire" in Tv per avere successo, indipendentemente da quello che fai o sei. E quindi casalinghe disposte a spogliarsi pur di fare anche solo un provino... la selezione delle veline, come momento cruciale della vita di una ragazza... il modellamento dei programmi di Mediaset sull'idea di società del suo capo e quindi la creazione di un modello sociale-televisivo fittizio,finto ma imposto come modello ,prima nei sogni,poi nelle idee, quindi nei comportamenti delle persone, infine nella politica e nella società. Un modello corruttivo dei valori sociali, che ha rotto tabù certo, ma facendo a pezzi anche i sottili fili della morale collettiva e dei valori di una società come quella italiana, ancora fragile,sia nelle istituzioni che nei comportamenti individuali.
Nel film l'esempio di questo modello è Fabrizio Corona che parla anche delle sue vicende giudiziaria, ma soprattutto illustra la sua personale visione del mondo nel quale i comportamenti arroganti, anche ricattatori e criminali, da negativi vengono rovesciati e diventano "mitici", un modello affermato solo perché imposto da un potere televisivo che lo ha fatto diventare personaggio sin dal momento nel quale esce dalla galera. L'uomo senza morale, così si rappresenta lui stesso, diventa un Robin Hood che, dice "ruba ai ricchi (con qualsiasi mezzo anche illecito,n.d.r.) non per dare ai poveri ma per dare a sé stesso". E questa filosofia negativa, sfacciata ed arrogante, invece di essere percepita e divulgata come negativa , condannata nella nostra società, diventa invece un modello di successo, perché veicolato in TV, nelle discoteche, nel mondo del commercio con magliette e prodotti non importa se volgari o squalificati.
Questo è il merito di Videocracy: ci fa vedere dall'interno quanto si è corrotta e quanto c'è di marcio nella nostra società,quanto e come si è creato un sistema di disvalori nella nostra collettività; ma non si ferma qui. Fa partire e gestire questa "rivoluzione culturale" cominciata con uno spogliarello per casalinghe in Tv 30 anni fa, dall'uomo che ha inventato la Tv commerciale e quindi una gestione del potere televisivo nella nostra società al punto da cambiarne i connotati più profondi, sino a farli sbarcare nella politica e nel governo del paese. Si chiama Silvio Berlusconi e lui stesso ne ha più volte rivendicato il "merito".
Il film non va oltre anche se potrebbe. Non tocca ad esempio le responsabilità di chi ha favorito con leggi apposite il far-west dell'etere, chi non ha voluto leggi di sistema e di regolamentazione del conflitto di interessi, chi ha voluto l'affermazione di Berlusconi ,che dalla P2 è passato a Palazzo Chigi. Non ne parla ,Videocracy, perché questo film è in realtà un documentario ben fatto ed approfondito sulla realtà del nostro paese, non è e non vuole essere un referendum su Berlusconi che lo farebbe scendere in un'agòne che trita tutto riducendo ogni documento sociale a "pastone" politico.
Questo è il suo merito e questo è quel che darà più fastidio di Videocracy,il cui successo è prevedibile più all'estero che in Italia.

Videocracy, il trailer censurato dalla Rai

di Giuseppe Giuelietti e Vincenzo Vita

Se ancora qualcuno coltivasse delle illusioni sulle reali intenzioni della destra a proposito della Rai, la censura imposta al trailer del film Videocracy è arrivata puntualmente a svelare il piano di normalizzazione in atto. Tutto quello che non piace a questo governo deve essere espulso dalle reti MediaRai,s i tratti di un autore, di un soggetto sociale, di un trailer per un film che osa affrontare il tema della tv in Italia. Non sorprende che il rifiuto sia venuto da Mediaset che almeno risulta essere di diretta proprietà di Berlusconi, sorprende invece che la Rai per rifiutare il trailer abbia esplicitamente parlato di un messaggio politico contro il governo in carica.

In questi giorni il direttore Masi si è molto preoccupato di far sapere che non guarderà in faccia a nessuno e provvederà alle nomine di Rai3 e del Tg3,adesso è il momento che la Rai cominci a rassicurare i cittadini che non intendono essere oscurati o imbavagliati.

L'associazione Articolo21 non intende accettare il regime della oscurità e dell'oscuramento e per queste ragioni ha deciso di dedicare l'apertura del sito al trailer cancellato. E ovviamente, è fondamentale che in questa sacrosanta battaglia di libertà si trovino insieme tutte le opposizioni .

[art. 21]

postato da: fu  


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