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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Cosa nasconde il caso Priebke?
martedì 25 agosto 2009
Cosa nasconde il caso Priebke?
Da uno scrittore controcorrente, un accostamento fra la "caccia al nazi" e l'offensiva ebraico-americana contro le banche svizzere
letture: 1718
Priebke al processo
Priebke al processo
Diritto e Giustizia: "E' triste che la tragedia dell'olocausto sia diventata una questione di vile denaro", si leggeva sulla stampa elvetica nel luglio 1998. E così si era espresso, un anno prima, l'avvocato Carlo Taormina, difensore dell'ex capitano SS Erich Priebke processato in Italia per fatti di mezzo secolo prima: "Cosa si nasconde dietro il caso Priebke?".

Partendo da analoghi dubbi Mario Spataro (che già nel 1996 aveva dato alle stampe, sullo stesso argomento, il fortunato e ormai esaurito libro Rappresaglia) ha impostato il suo recentissimo Dal caso Priebke al Nazi Gold, opera che si impone per la vastità della sua meticolosa documentazione. Punto di partenza del libro sono, dopo un impietoso sguardo alla realtà della resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale, i fatti romani del 23 e 24 marzo 1944, quando un attentato comunista (bomba nascosta in un bidone della spazzatura) uccise in via Rasella almeno 42 militari tedeschi (e non 33, come affermato dalla storiografia italiana) e 10 civili romani che si trovavano nei pressi, e provocò la feroce rappresaglia tedesca delle Fosse Ardeatine nella quale trovarono la morte 335 ostaggi.

Fu il comando delle SS di Roma, riferisce l'Autore, a ufficializzare il numero di 33 caduti tedeschi nascondendo così ai comandi superiori e allo stesso Hitler almeno 9 cadaveri che furono tumulati in gran segreto. Ciò facendo il comandante Herbert Kappler evitò una rappresaglia che, in base agli ordini provenienti da Hitler, avrebbe dovuto portare alla morte di almeno 420 ostaggi.

Si mette in evidenza, nell'opera di Spataro, pure il vero scopo dell'attentato comunista, che non era certamente quello di "accelerare la liberazione di Roma": era, piuttosto, quello di provocare una spaventosa rappresaglia che portasse alla fucilazione di qualche centinaio di antifascisti non comunisti che erano già nelle prigioni tedesche. Con quelle fucilazioni i tedeschi avrebbero inconsapevolmente fatto ai comunisti la cortesia di liberarli della presenza di esponenti politici e militari che a guerra finita sarebbero stati dei concorrenti nella corsa al potere. E infatti il famoso "errore" che portò alla uccisione di 5 persone oltre le 330 previste si verificò quasi certamente, secondo le testimonianze riportate da Spataro, presso gli uffici della polizia italiana. Ciò in seguito a un confuso susseguirsi di frenetiche telefonate che imponevano esclusioni, aggiunte e sostituzioni nella lista delle persone da fucilare: il tutto al fine di salvare dalla morte i comunisti (che infatti ebbero solo tre fucilati) e far trucidare dai tedeschi il maggior numero possibile di antifascisti anticomunisti.
Importante è il richiamo fatto da Spataro alla convenzione dell'Aja del 1907 e alle leggi militari di tutte le nazioni, che prevedevano rappresaglie sulla popolazione civile in caso di attacchi proditori condotti da individui non in uniforme.

A conferma di ciò il libro riporta le rappresaglie eseguite da tutti gli eserciti, compreso quello italiano, e riproduce un manifesto delle truppe francesi d'occupazione in Germania che nel 1945 minacciava la fucilazione di 50 civili per ogni soldato francese ucciso da cecchini tedeschi: proporzione ben più pesante di quella (10 a 1, giudicata "equa" dai tribunali di Norimberga) adottata dai tedeschi nella rappresaglia delle Ardeatine.

Un altro fatto del quale nessun libro aveva sinora parlato è il marchingegno col quale le nazioni vincitrici superarono nel 1945, per poter condannare i militari tedeschi, il principio della non-responsabilità di un militare che abbia agito in esecuzione di un ordine: un principio, questo della non-responsabilità, che esisteva pure negli eserciti americano e britannico.

Ebbene, per evitate che gli imputati tedeschi potessero appellarsi alle leggi americane e britanniche, queste ultime furono abrogate.

Ma... furono reintrodotte nel 1948, alla fine dei processi contro i tedeschi!

La parte più cospicua del libro è comunque dedicata alla vicenda giudiziaria di Erich Priebke e di Karl Hass, ufficiali SS "colpevoli" di aver dovuto prender parte, a seguito di precisi ordini, alla rappresaglia.

In proposito, Spataro entra nei dettagli delle irregolarità che circondarono nel 1995 la concessione dell'estradizione da parte dell'Argentina.

Mette poi in evidenza gli arzigogoli giudiziari con i quali la giustizia italiana riuscì a condannare all'ergastolo due persone accusate dello stesso fatto per il quale cinque loro colleghi erano stati assolti nel 1948.

E descrive le poco credibili o addirittura ridicole testimonianze sulle quali la giustizia italiana riuscì a basare le condanne all'ergastolo di due quasi novantenni.

Particolarmente significativo fu, nel 1996, il caso di Karl Hass che, a patto che testimoniasse contro Priebke, ebbe una promessa di impunità.

Ma quando Hass testimoniò invece a favore dell'ex collega, su richiesta del Centro Wiesenthal di Los Angeles ("Il patto è saltato", sentenziò il signor Shimon Samuels esponente dell'anzidetto Centro) la magistratura italiana lo trasformò da testimone in imputato e lo condannò infine al carcere a vita.

E infatti il Centro Wiesenthal e altri analoghi gruppi ebraico-americani furono i veri e occulti registi di tutta la vicenda. Lo stato italiano non fu che l'esecutore di altrui disegni. Ma l'aspetto che Spataro sottolinea nella sua opera è che le stesse organizzazioni che da decenni erano dedite alla caccia agli ex nazisti, e che negli anni Novanta furono ispiratrici della vicenda Priebke-Hass, misero contemporaneamente in moto la ben nota manovra nei confronti delle banche svizzere. La domanda che il libro di Spataro pone in termini espliciti ma che ovviamente lascia senza risposta è questa: "Senza la visibilità e la credibilità derivanti da decenni di caccia al nazi e recentemente rinverdite dal caso Priebke, sarebbero quelle organizzazioni riuscite ad autonominarsi patrocinatrici o credi dei superstiti e delle vittime dell'olocausto di mezzo secolo prima?".

E' strano, osserva l'Autore, che il caso Priebke sia esploso proprio quando era alle porte la scadenza del termine che avrebbe consentito alle banche elvetiche di incamerare il "nazi gold" e i conti correnti risalenti agli anni della guerra.

E non si tratta di questioni di poco conto: alla forzata transazione che ha consentito a quelle organizzazioni di incamerare 1,25 miliardi di dollari di provenienza elvetica e che da qualificatissime parti è stata bollata col termine "ricatto", hanno fatto seguito analoghe manovre nei confronti di banche, industrie e compagnie di assicurazione svizzere, tedesche, austriache, francesi, italiane e persino inglesi e americane.

Una cascata di miliardi, insomma, che forse non avrà mai sosta.

Quando, nel 1996, ebbe il suo primo incontro con Erich Priebke, Spataro si trovò nella necessità di rispondere a una disperata domanda dell'ultraottantenne carcerato: "Perchè, dopo tanto tempo, si sono ricordati di me?

Perché ce l'hanno proprio con me?". E la risposta, forse crudele, fu:

"Tu sei solo una pedina di una manovra molto più grande di te. Qualcuno non esiterà a sacrificarti per ben altri interessi".

Grazie a un attento lavoro di ricerca durato due anni, questo libro costituisce un ammirevole sforzo di avvicinamento a certe imbarazzanti verità e una preziosa ricostruzione di alcuni aspetti della seconda guerra mondiale: un importante tassello, insomma, di quello sforzo di revisione storica in atto da tempo e che consentirà un giorno, alle future generazioni, di risalire a fatti oggi censurati o falsificati.

FONTE: Mario Spataro - Dal Caso Priebke al Nazi Gold

postato da: Fraccanario  


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