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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Tutelarsi dalla malasanità
martedì 12 maggio 2009
Tutelarsi dalla malasanità
letture: 1160
Malasanità
Malasanità
Diritto e Giustizia: Negli ultimi anni i reclami che segnalano le inefficienze del Servizio sanitario sono aumentati. Così anche le richieste e le cause giudiziarie per ottenere un risarcimento. Nonostante gli ospedali si siano spesso impegnati in progetti per la sicurezza del paziente, gli errori sono ancora numerosi. Ognuno di noi ha il diritto di segnalare casi di malasanità; se poi possiamo dimostrare che abbiamo subìto un danno, abbiamo anche il diritto ricevere un risarcimento in denaro.


Fare un reclamo


Dal momento che la nostra Costituzione definisce la salute un diritto fondamentale dell'individuo, di fronte a un disservizio - interminabili liste d'attesa, sportelli chiusi, favoritismi a pazienti amici dei medici - potete reclamare per segnalare i problemi incontrati. In rapporto alla natura del problema, il vostro reclamo potrà avere diversi esiti: dalla presa di coscienza della struttura delle proprie inefficienze fino a un risarcimento in denaro, se non siete stati curati in modo adeguato. I possibili passi da compiere sono i seguenti:
• telefonate o fissate un colloquio con gli Urp, gli uffici di relazione con il pubblico, la cui finalità è proprio quella di ricevere reclami e fornire informazioni;
• se il problema è serio, presentate all'Urp e alla direzione sanitaria un reclamo formale, attraverso una lettera sottoscritta, meglio se inviata con raccomandata a.r., dove chiarite i fatti e indicate i vostri dati. Questa lettera obbliga comunque l'azienda a darvi una risposta di chiarimento, secondo i tempi (che però sono stabiliti da ogni struttura sanitaria), firmata dal responsabile dell'Urp e/o dal Direttore Sanitario;
• se siete insoddisfatti dall'esito, chiedete all'Urp che il reclamo venga assegnato alla Commissione mista conciliativa. Istituite presso molte Aziende sanitarie, sono formate da personale sia dipendente, sia esterno, da rappresentanti di associazioni di volontariato e, di norma, dal Difensore civico regionale, una mediatore che si occupa di risolvere i problemi tra cittadini e la pubblica amministrazione. La commissione può decidere un'ulteriore attività istruttoria, e fissare un colloquio con voi e con tutti i soggetti coinvolti. Il riesame si conclude con una decisione comunicata al Direttore generale entro i termini previsti dal regolamento istitutivo;
• indipendentemente da queste procedure, potete chiedere l'intervento del Difensore civico regionale.
Vi conviene agire il prima possibile. Anche se non ci sono termini precisi da rispettare, con il passare del tempo può risultare complicato ricostruire i fatti.


Quando chiedere un risarcimento

Se avete subìto un danno per il malfunzionamento del sistema o per il comportamento di un medico o di un dipendente di una struttura sanitaria pubblica o privata avete diritto a chiedere un risarcimento in denaro. Il medico che nello svolgimento della professione causa lesioni, danni fisici o la morte, può essere obbligato in sede civile a risarcire i danni, mentre in sede penale è sottoposto a misure restrittive della libertà personale. Infine in sede deontologica va incontro a sanzioni disciplinari. La responsabilità del medico è riscontrata nei casi di:
• imperizia: se si accerta la scarsa conoscenza di una procedura o di un trattamento, insufficiente competenza clinica, incapacità di collegare i dati clinici del paziente;
• imprudenza: se c'è violazione di un procedimento diagnostico o terapeutico, o uso di un trattamento la cui efficacia non è documentata, in sostituzione di un altro di effetto provato;
• negligenza: omissione di intervento necessario, errore per scarsa attenzione, prescrizione illeggibile di ricette, spiegazioni insufficienti, mancanza di coordinamento da parte del medico di base rispetto a prescrizioni specialistiche.


A chi chiederlo

Potete agire sia nei confronti del medico, se siete in grado di identificare il responsabile del danno, sia nei confronti dell'ente ospedaliero. Questo, infatti, poiché risponde direttamente della negligenza e dell'imperizia dei propri dipendenti è contrattualmente responsabile se il medico è in colpa.


Una lettera per tentare un accordo

Se avete subìto un danno, prima di rivolgervi al tribunale, rischiando di spendere molto tempo e denaro, è possibile chiedere il risarcimento direttamente all'assicurazione del sanitario o della struttura. Infatti, tutti gli ospedali sono assicurati e la maggior parte dei medici sono coperti da una polizza per la responsabilità civile. Per la valutazione del danno vi consigliamo di chiedere la perizia di un medico legale, anche per stimare correttamente l'eventuale proposta dell'assicurazione. Il costo di una perizia è compresa fra i 500 e i 2.000 euro e potete trovare i nomi dei periti in un apposito albo depositato presso il tribunale della vostra città. In questa fase non è necessario essere assistiti da un avvocato, ma è sicuramente un aiuto. Se avete deciso di agire in questo modo, seguite i nostri consigli:
1. chiarite i fatti: cercate di ottenere dalle persone coinvolte, operatori e ai medici informazioni sull'accaduto. Può essere utile parlare anche con il Direttore sanitario del centro ospedaliero o della clinica privata, che ha accesso alla cartella clinica o operatoria e conosce i medici responsabili;
2. raccogliete tutta la documentazione: chiedete all'amministrazione del Presidio ospedaliero o della Clinica copia autenticata della cartella clinica e operatoria (se siete stati sottoposti a un intervento), copia del "consenso informato" da voi firmato, ricette, prescrizioni, analisi...;
3. chiedete il parere di un medico di fiducia o di un'associazione che tutela i pazienti;
4. contattate la vostra assicurazione se avete una polizza di assistenza giudiziaria (vedi SD 96, settembre 2007);
5. inviate una richiesta scritta (da spedire con raccomandata a/r) al medico o alla struttura sanitaria e alla compagnia assicurativa. Con questa si contesta il danno subìto e si chiedono gli estremi della compagnia di assicurazione per il risarcimento;
6. fate comunque valutare a un esperto qualsiasi proposta vi abbiano fatto.
Anche in questo caso vi conviene agire il prima possibile, pur non essendoci tempi precisi da rispettare.


Preparati alla causa

Se questa via non ha prodotto buoni frutti, l'unica soluzione che vi resta è affrontare una causa. In questo caso avete bisogno di un avvocato specializzato in responsabilità professionale. Potete accertare le sue competenze chiedendogli se ha trattato casi analoghi e con quali risultati. Andare in giudizio è sempre dispendioso. Il costo medio di una causa risolta in primo grado è di circa 7.000 euro. A questa cifra dovrete aggiungere il costo della perizia del medico legale, che avevamo detto oscillare fra i 500 e i 2.000 euro, sempre che la situazione non sia di particolare complessità. In questo caso le perizie necessarie sono due: una del medico specialistico, che valuterà gli aspetti strettamente medici, e una del medico legale per le implicazioni giuridiche e la corretta stima del danno. A questo punto il costo complessivo è destinato a lievitare.


Le prove da fornire

Per ottenere il giusto risarcimento del danno o l'esatta prestazione richiesta dovete innanzi tutto contestare al medico il mancato adempimento e poi provare:
1. l'esistenza del rapporto contrattuale. Questa prova è facile da fornire, poiché la stessa Cassazione ha stabilito che nel momento in cui l'ospedale accetta il paziente in ospedale per il ricovero o per una visita ambulatoriale conclude automaticamente un contratto;
2. l'aggravarsi della situazione della salute o l'insorgenza di nuovi disturbi, collegati al comportamento del medico o al mal funzionamento della struttura.
È, invece, compito del medico e dell'ente ospedaliero provare che la prestazione è stata eseguita correttamente e che gli esiti negativi derivano da cause imprevedibili.


Che valore ha il consenso informato?

Il modulo che negli ultimi anni vi viene fatto firmare prima di accettare qualsiasi tipo di trattamento non può in alcun modo sollevare il medico o la struttura sanitaria dalle proprie responsabilità civili e penali. La dichiarazione di preventivo e generale consenso non ha valore giuridico. Infatti nei casi in cui un trattamento danneggia in modo permanente la vostra integrità fisica, questo è illecito anche col consenso del paziente. Estremizzando, nessuno potrebbe acconsentire a farsi cavare un occhio o farsi tagliare un braccio, senza un'esigenza terapeutica accertata. •


Più privacy anche per i pazienti

Anche i pazienti hanno diritto a una maggiore privacy. Ne è prova il ripetuto intervento, nel corso del 2008, da parte del Garante per la protezione dei dati personali, che ha richiamato gli organismi sanitari pubblici e privati al rispetto di una serie di misure volte ad assicurare il massimo livello di protezione dei diritti del malato, come prevede il Codice privacy. Fra le diverse soluzioni adottate dalle strutture sanitarie segnaliamo la decisone di un'azienda sanitaria veneta di eliminare dai moduli utilizzati per fini amministrativi il riferimento al reparto che redige il certificato, evitando in questo modo che estranei possano venire a conoscenza di informazioni sullo stato di salute del paziente. Altro esempio è l'intervento di un ospedale emiliano che, per quanto riguarda la distribuzione dei referti, ha previsto che la cartella ambulatoriale sia inserita in un apposito contenitore con una finestrella trasparente in modo tale da rendere visibili all'esterno i dati indispensabili al ritiro, escludendo, però, l'accesso ai dati sanitari del paziente da parte dell'operatore addetto alla distribuzione. Infine, un policlinico siciliano ha modificato la collocazione delle stanze dedicate alle visite e ha introdotto un codice alfanumerico al posto della chiamata nominativa dei pazienti. Il Garante ha ribadito che le prescrizioni mediche devono essere consegnate solo al paziente o ritirate anche da persone diverse sulla base di una delega scritta, mediante la consegna in busta chiusa.


Proteggersi dai danni

Reclamare per i problemi che impediscono al cittadino di godere dell'assistenza sanitaria e chiedere un risarcimento in denaro, se si è subìto un danno, sono diritti di tutti.
Nel caso in cui abbiate riscontrato delle inefficienze in una struttura sanitaria potete rivolgervi agli Urp, gli uffici di relazione con il pubblico, preposti a ricevere reclami e a fornire informazioni. Se, invece, a causa del malfunzionamento del sistema o del comportamento di un medico (che ha agito con imperizia, imprudenza, negligenza) avete subìto una lesione o un danno fisico allora avete diritto a essere risarciti. Nell'evenienza più grave, un errore che abbia comportato la morte, sono i parenti della vittima che possono farsi rivalere. Prima di affrontare una causa giudiziaria vi consigliamo una via non contenziosa, rivolgendovi all'assicurazione della struttura o del medico per ricevere una proposta economica, da far valutare attentamente a un esperto.

Articolo pubblicato su Soldi & Diritti 105, marzo 2009

postato da: fu  


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