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nel 1978: Viene approvato lo SME, il sistema monetario europeo.
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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Passiamo alla moviola la punta...
giovedì 16 aprile 2009
Passiamo alla moviola la puntata di Report che ha fatto arrabbiare Tremonti
Social card: nessuna offesa a nessuno, ma la cruda evidenza di un fallimento.
letture: 1290
Gabanelli
Gabanelli
Diritto e Giustizia: Ma cos'ha fatto tanto infuriare un autorevolissimo esponente del governo da spingere la Rai, dell'appena nominato direttore generale Mauro Masi, a spedire una puntata di Report davanti al Comitato etico? I sussurri di viale Mazzini indicano un nome che porta al ministero dell'Economia (quello di Giulio Tremonti) e una puntata precisa, quella intitolata Poveri noi e dedicata alla Sociale card.
La vita disgraziata della Social card
Eppure non si trattava di un argomento nuovissimo. La Social card ha suscitato, infatti, l'interesse dei media fin dalla conferenza stampa di presentazione, tenuta soprattutto dai ministro Tremonti e Sacconi. E poi sono arrivate anche le critiche (non tantissime, ma ci sono state, soprattutto per la delusione di vedere la montagna partire il topolino di poco più di 500.000 aventi diritto). Si è parlato anche della difficoltà delle procedure per ottenerla, tanto da spingere Beatrice Magnolfi (del Pd) a parlare di vera e propria via crucis. Si è detto di quelle scariche, che hanno costretto i pensionati ad imbarazzate reazioni di fronte alle casse dei supermercati.
A gennaio scorso si è scatenata una forte polemica dopo i dati diffusi dall'Inps: a fronte di una platea di aventi diritto pari a 1.300.000, solo 420mila erano quelle realmente attivate.

L'inchiesta di Report
Dopo di che, silenzio. Fino all'inchiesta di Report del 5 aprile scorso, "Poveri noi", tutta dedicata alla Carta acquisti. Un silenzio interrotto dalla voce del coordinatore nazionale dei Caf, Valeriano Canepari, che pochi giorni prima della puntata, denunciava a Il Salvagente.it: "A nessuno interessa più parlare di Social card e Bonus famiglia".
Fino al 5 aprile, la data della puntata di Report che qualcuno in alto non ha gradito.

Un confronto impietoso tra annunci e risultati
Ma cosa può aver dato fastidio al ministro del Tesoro, che è apparso nell'inchiesta di Report, anche se visibilmente seccato dalle domande della giornalista dopo il servizio sul confronto europeo?
Possiamo solo immaginare...
E se il buongiorno si vede dal mattino, l'inizio della puntata è stato senza dubbio di forte impatto. Le prime immagini erano quelle della conferenza stampa di Tremonti a novembre scorso, in cui si presentava trionfalmente l'iniziativa. E poi le cifre secondo il ministro: "Il nostro obiettivo è distribuire la carta a una platea che, in base ai nostri conti, è pari di un milione e 300 persone". Poi la voce della giornalista Giovanna Buorsier fuori campo: "A dicembre le persone che hanno ricevuto la lettera del ministero sono 520 mila".
Numeri discordanti, che aprono una crepa tra risultati attesi ed effettivamente raggiunti.
Può essere stato questo il problema? Aver inquadrato con le telecamere l'orgoglio dell'annuncio e citato a voce il contrasto con i dati?
E c'è anche lo svarione Robin Tax
Forse. O magari è stato il fatto che intorno alla Social card giravano altre scelte del Ministero del tesoro. E ancora in conferenza stampa Tremonti: "Parte della social card sarà finanziata con una minima parte della Robin Hood Tax". La tassa che prende il nome dal ladro di Sherwood che rubava ricchi per dare ai poveri, è dovuta al fatto che si "preleva" dalle compagnie petrolifere, banche, e assicurazioni, per ridistribuire ai meno abbienti le risorse.
Ma in tempo di crisi è stata una scelta strategica? Report lo chiede all'economista Tito Boeri: "All'epoca della Robin Tax il petrolio costava 166 dollari al barile, e andava verso i 200. Ora, con la crisi, è sceso a 30 dollari". Un bello schiaffo morale al "preveggente" ministro che aveva visto la crisi prima degli altri.
Ma non basta. Di nuovo Tremonti in conferenza stampa: "La Robin Tax ha avuto, ha un gettito di 4 miliardi". Dato smentito da Aldo Polito, dirigente dell'Agenzia delle Entrate: "La 'tassa' si paga entro il 16 giungo. In pochi hanno già provveduto". Il grosso? "Lo vedremo a giugno", risponde Polito alla giornalista. Che conclude: "Se si incasseranno 4 miliardi lo sapremo, quindi, tra qualche mese".
La "beffa" dei poveri
Brutta figura anche con le interviste ai pensionati in fila alle poste. Prima ai Caf, poi all'Inps, le Poste, di nuovo ai Caf. Procedure complesse: "Un casino", il secco commento di uno degli intervistati. Quindi la delusione di chi rientrava nei limiti di reddito, ma non nelle altre condizioni di accesso: età, utenze elettriche, macchine, immobili. Era stato raccontato nei giornali, forse guardarle negli occhi, queste persone, era troppo.
Il giro di soldi intorno a Mastercard e Poste
Poi la domanda che si sono fatti in tanti: perché non accreditare direttamente nelle pensioni, risparmiando in procedure e soldi? Ed ecco i conti: "A fronte di 2 milioni di carte stampate, ne sono state attivate 717mila". Quanto è stato speso? Lo ricostruisce la Gabanelli in studio: "Un totale di 21 milioni di euro. Nel dettaglio: 2 milioni e qualcosa per le carte; 400.000 per spedire le lettere ai presunti beneficiari. Altri 10 milioni e mezzo ai Caf che aiutavano a compilare le domande; e 2 milioni, poi, per il call center e la macchina della pubblicità.
Il ministro lo sa? Tremonti rispondeva che al momento non era in grado di dirlo con esattezza. "Comunque, le diamo i dati". Ma intanto, questi il pubblico ha visto e sentito.
Una conclusione amara
E ha visto e sentito tutto il resto. Report ha fatto le domande che si facevano da mesi utenti, pensionati e giornalisti. Ha avuto le risposte intervistando Inps, Agenzia delle Entrate, Caf, e un dipendente anonimo del Ministero del tesoro. Fonti autorevoli.
Che avrà mai da ridire il Comitato etico della Rai? La Federazione nazionale della stampa scriveva ieri in un comunicato che l'inchiesta "aveva il torto di non essere piaciuta a qualche ministro".

LA PUNTATA "FASTIDIOSA" DI REPORT

[Il Salvagente]

*********************************************

Natale (Fnsi): ''Su Vauro e Report, Masi ricordi che non è più a palazzo Chigi''
Il segretario della Federazione della stampa è molto preoccupato per le vicende Rai.
Michela Rossetti
"Un atto inaccettabile, una pessima partenza del rinnovato vertice Rai". Questa la prima reazione, a caldo, di Roberto Natale (foto), Presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, sulla bufera Rai-Annozero. Conclusasi, nel primo pomeriggio, con la sospensione del vignettista Vauro e un duro richiamo a un "immediato riequilibrio relativo ai servizi andati in onda dall'Abruzzo".Il presidente della Fnsi non ha dubbi: "Una decisione sbagliata sotto diversi punti di vista".

Iniziamo dal primo.
Prima di tutto la novità assoluta di vivisezionare un'intera trasmissione. È un' "innovazione", nella pur ricca casistica di censure avvenute in Rai. Ci troviamo di fronte ad un vertice aziendale che esamina minuto per minuto tutto un programma, e poi divide: una parte buona, quella del dibattito in studio - su cui la Rai ha precisato di non ravvisare elementi di squilibrio informativo - e una parte cattiva, quella dai servizi in diretta dall'Aquila.
Siamo di fronte a un'azienda che decide cosa va bene e cosa no.

Il servizio pubblico non lo può fare?
Deve essere ben chiaro che fare informazione in Rai non significa fare informazione governativa. Il direttore generale Masi deve capire che non è più segretario di Palazzo Chigi, ora fa un altro lavoro.

Pessimo inizio?
Gliel'ho detto e lo ripeto. È una pessima partenza. E non solo per la decisione presa nei confronti di Annozero. La vicenda del procedimento aperto per Report, anche se forse non ha suscitato altrettanta indignazione, è ugualmente grave.

Report e Annozero fanno informazione "scomoda"?
Chi ha visto la puntata della Gabanelli sa che l'informazione è stata ineccepibile. Tremonti è stato intervistato per 8 minuti. L'intervento del Comitato Etico della Rai sulla trasmissione, poi, non ha senso. Non si tratta di "deontologia", ma dei contenuti dell'informazione. Evidentemente la puntata non è piaciuta a qualche ministro.

Lei ha lavorato a lungo alla Rai, ci sono argomenti di cui è meglio non parlare, come Social card o informazione critica sul terremoto?
In Rai non si può parlare solo di reality. Di quanto è bello Morgan o dei talenti di X-Factor. La televisione pubblica ha il diritto e il dovere di farsi le domande che si fa tutta l'opinione pubblica.
All'Aquila le scosse di terremoto si susseguivano da 3 mesi. È legittimo chiedersi se alcune conseguenze del sisma potevano essere evitate, o attenuate. E il punto di vista si Santoro è lo stesso che si può leggere in questi giorni nei giornali. Non c'è nulla di strano. Significa fare informazione.

Eppure nei giornali sì, in televisione, no.
In televisione, e in Rai, è stato fatto molto di peggio di quanto imputato a Santoro. In un Tg della televisione pubblica è stato intervistato il genitore di un ragazzo morto sotto le macerie della Casa dello Studente: si dava, senza mezzi termini, la colpa della scomparsa del figlio al sindaco dell'Aquila.

In quel caso nessuno si è scandalizzato.
Esattamente. La procedura nei confronti di Annozero è stata aperta a distanza di un'ora dalle affermazioni di Berlusconi sulla puntata, e con una differenza di due ore dalle dichiarazioni di Fini.
Quello che mi chiedo, a questo punto, è se la Rai abbia come obbiettivo quello di attestare la fiducia nelle istituzioni o piuttosto fare giornalismo. E non mi risulta sia ancora stato istituito il reato di lesa maestà, o quello di vilipendio alla protezione civile.

Concludendo con Vauro, esiste un limite tra libertà d'informazione e buon gusto? La vignetta sul piano casa, su cui si legge "Aumento delle cubature. Dei cimiteri", è fuoriposto in una televisione pubblica?
Onestamente non so se ci sia un limite al buon gusto. Quello che credo è che, se ci fosse, la Rai lo ha travalicato in ben altre occasioni. Il Tg1, martedì scorso, ha dedicato un minuto e 20 al record di ascolto ottenuto in tutti i programmi e in tutte le trasmissioni con le dirette del terremoto (Ndr: il video è allegato). In quel caso non si è superato un limite al buon gusto? Forse non si è toccato il buon gusto del governo.
[Il Salvagente]

postato da: fu  


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