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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Stupro Caffarella. Temiamo per...
mercoledì 11 marzo 2009
Stupro Caffarella. Temiamo per la vita dei due romeni in carcere
del Gruppo EveryOne
letture: 1858
Diritto e Giustizia: Abbiamo motivo di temere per la vita di Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos, i romeni incarcerati con l'accusa di aver stuprato, insieme, la ragazzina di 14 anni nel parco della Caffarella a Roma il tardo pomeriggio di San Valentino. Racz, accusato anche della violenza sessuale di Primavalle ai danni di una donna - nonostante la stessa abbia sollevato, anche pubblicamente, fortissime perplessità sul fatto che uno degli uomini incappucciati che le hanno usato violenza fosse davvero il romeno, come ipotizzano invece gli Inquirenti - è già risultato innocente, scagionato dalle prove del DNA (eseguite in più riprese per scongiurare errori su tutte le tracce rinvenute dalla Scientifica sul luogo dello stupro), nonché da almeno sette testimoni che confermavano il suo alibi e dall'incompatibilità delle descrizioni e dell'identikit resi dalla vittima e dal suo fidanzatino.

Nonostante questo, continua a rimanere assieme a Isztoika Loyos rinchiuso nel carcere di Regina Coeli a Roma; il PM Vincenzo Barda è infatti intenzionato ad attribuire ai due romeni il crimine di stupro o quantomeno di "concorso morale" in stupro, ipotizzando che i due facessero da palo ad altri aggressori e avessero assistito alla violenza, ignorando non solo tutte le prove a loro discolpa, ma così anche le testimonianze a loro favore, che li davano in un altro luogo al momento dell'aggressione. Fatto ancora più grave, l'avvocato di Racz, Lorenzo La Marca, ha riferito che nel corso dell'ultimo colloquio in carcere, avvenuto sabato scorso, Racz avrebbe avuto forti disturbi all'udito, arrivando a perderlo quasi del tutto; inoltre, avvicinando un dito a un orecchio, ha notato davanti al legale di perdere sangue. L'avv. La Marca, dopo essersi consultato con un medico che consigliava il ricovero immediato di Racz per accertamenti, ha inoltrato una richiesta al Gip di ricovero presso una struttura sanitaria; a tuttora il Giudice non ha dato alcun riscontro al riguardo.

Si ricorda che il diritto alla salute è uno dei diritti inviolabili della persona, sancito dalla Costituzione italiana (art. 32) e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea (art. 3, diritto all'integrità della persona, art. 35, diritto alla salute, e altri).

Riteniamo che quanto si sta consumando ai danni di Karol Racz sia un abuso contro ogni logica umana e civile, di una gravità inaudita. Racz potrebbe infatti soffrire di un'emorragia interna o di gravi danni agli organi auditivi e la permanenza nelle prossime ore carcere, non assistito da medici competenti, potrebbe portare a una seria complicazione delle sue già precarie condizioni di salute.

Lo stesso discorso va esteso al giovane Alexandru Isztoika Loyos, che ha dichiarato di essere stato costretto a confessare una colpa non commessa (e scagionato a propria volta da almeno sette testimoni e dagli esami del DNA) sotto tortura e altri trattamenti inumani. Ricordiamo che l'articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani condanna le forme di violenza istituzionali: "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti."

Nel 1987, inoltre, il Consiglio d'Europa sancì una Convenzione ratificata anche dall'Italia per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti che - stando a quanto riferiscono sia Isztoika Loyos, sia l'avvocato La Marca - sarebbe stata violata ripetutamente, nel caso della Caffarella, in forme di una gravità inaudita, inaccettabili nell'Unione europea.

L'accanimento con cui le autorità mantengono il provvedimento di carcerazione per Racz e Loyos, i tentativi di giustificare la detenzione attraverso innumerevoli pretesti, quando la prova regina, gli esami del DNA, li hanno scagionati, fanno temere un atteggiamento persecutorio in violazione delle leggi internazionali che tutelano i Diritti Umani.

E' inconcepibile che un uomo che denuncia di essere stato costretto a una confessione falsa sotto tortura e un uomo che a propria volta ha denunciato trattamenti inumani e degradanti non siano quantomeno spostati presso una una sede dove possano essere tutelati, in attesa che si faccia luce sui metodi degli attuali Inquirenti.

Ma ciò che ancor più temiamo è l'eventualità di un "suicidio" in cella, o comunque una morte in circostanze misteriose all'interno del carcere.

Gli Inquirenti ritengono probabilmente che il giovane Loyos sia malleabile, ma Racz ha dimostrato di non cedere alle pressioni e continua a dichiararsi innocente.

Se vi è stata effettivamente tortura, fra le procedure adottate da chi conduce l'inchiesta sui romeni, possiamo anche aspettarci di trovare una confessione manoscritta e firmata accanto al cadavere di Racs o di Isztoika Loyos: una tipologia di "suicidi" caratteristica dei regimi polizieschi. Gli Inquirenti non sembrano intenzionati a rilasciarli, né a metterli in condizione di relazionarsi con altre persone all'infuori dei loro carcerieri e dei due legali.

E' possibile che Isztoika Loyos sia testimone e vittima di metodi brutali attuati dalle autorità romane, e che, se riferisse ulteriori particolari dei pestaggi subiti subito dopo l'arresto e delle violenze fisiche e psicologiche ricevute poco prima dell'interrogatorio, si aprirebbe un'inchiesta-scandalo nei confronti delle stesse Autorità.

Torturare un sospettato o indurlo con la violenza a confessare una colpa da lui non commessa, indottrinandolo, è un fatto grave, tanto più se commesso da Autorità, ma sembra che a nessuno venga in mente di appurare i trattamenti inumani denunciati da Isztoika Loyos e Racz. All'interrogatorio di quest'ultimo, oltre agli Inquirenti, avrebbe assistito il primo avvocato d'ufficio assegnatogli: Valentina Angeli, collaboratrice di "Differenza Donna", la stessa associazione che ha fornito la psicologa alla ragazzina stuprata. Nonostante l'avvocato Angeli avesse chiesto di rinunciare al mandato per questo specifico motivo, nel quale la stessa individuava un conflitto, il Giudice non l'ha ritenuto motivo di incompatibilità e l'avvocato ha dunque assistito all'interrogatorio nel quale il ventenne romeno avrebbe confessato di essere con Karol Racz autore della violenza.

Nel corso della comparizione davanti al Giudice, Isztoika Loyos avrebbe poi ritrattato e mostrato alcuni segni del pestaggio subito - che il Magistrato classificava come un semplice "rossore sotto l'ascella", che non dimostrava alcunché, non disponendo visita medica, come sarebbe stato opportuno - e raccontato di essere stato costretto con la forza e pesanti minacce a confessare il reato seppure non l'avesse commesso, nonché a incolpare in correo il connazionale Racz. Tesi, quest'ultima, sostenuta anche dalla deputata Radicale/PD Rita Bernardini, recatasi qualche giorno fa al Regina Coeli per sentire la versione dei due indiziati, nell'ambito dell'inchiesta parlamentare da lei avanzata.

Per tutti questi motivi temiamo per la vita di Racz e di Isztoika Loyos, che da innocenti stanno scontando un carcere ingiusto e subendo abusi che ledono non solo la loro dignità ma anche la loro salute fisica e psichica e minano pesantemente il concetto di democrazia e di libertà.

Chiediamo agli Eurodeputati e ai membri della Commissione europea e del Consiglio Ue di sollevare al più presto il problema nelle più opportune sedi Istituzionali e, ove possibile, giudiziali - in linea con la carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea, con le Direttive e con le Risoluzioni Ue, per non parlare delle Convenzioni internazionali sui Diritti dell'Uomo -, per impedire alle Autorità italiane di perpetrare danni irreparabili all'esistenza di due individui innocenti e totalmente innocui, verso i quali non è stato per altro mai pendente, in precedenza, alcun procedimento giudiziale.

Come Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale di Diritti Umani, incaricata dall'on. Viktoria Mohacsi al Parlamento europeo, avanziamo inoltre la richiesta di poter incontrare al più presto in carcere i due romeni, per constatarne le condizioni di salute e interrogarli accuratamente sull'intera vicenda.

Le ore per Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos potrebbero davvero essere contate, ed è quanto mai necessaria un'azione urgente per fermare in tempo l'ipotesi di un evento tragico le cui conseguenze sarebbero devastanti: un colpo mortale, in Italia e nell'Unione europea, per il diritto che protegge - o dovrebbe proteggere - individui e popoli.
FONTE http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/3/10_Stupro_Caffarella._Temiamo_per_la_vita_dei_due_romeni_in_carcere.html

postato da: veltrusconi  


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