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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » La Regione Lazio istituisce il...
sabato 07 marzo 2009
La Regione Lazio istituisce il reddito minimo garantito
letture: 1810
Regione Lazio - Governatore Marrazzo
Regione Lazio - Governatore Marrazzo
Diritto e Giustizia: In tale contesto di disoccupazione crescente la Regione Lazio guidata dal governatore del Lazio, Piero Marrazzo, corre in soccorso di coloro che hanno già perso, o stanno per perdere, il lavoro.
Il Consiglio regionale laziale ha infatti approvato la legge istitutiva del reddito minimo garantito per disoccupati, inoccupati e precari. Il provvedimento prevede l'erogazione di una somma di denaro, fino a 7.000 euro l'anno, e una serie di prestazioni indirette, tra le quali l'erogazione di contributi per il canone d'affitto e per l'utilizzo gratuito dei mezzi pubblici locali.
Requisiti richiesti per ottenere i benefici sono la residenza nella regione da almeno 24 mesi al momento della presentazione della domanda, l'iscrizione alle liste di collocamento dei Centri per l'impiego, un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell'anno precedente.
"La legge che istituisce il reddito minimo garantito è un primo passo impegnativo in un progetto più ampio per fronteggiare una crisi profonda. Siamo la prima la prima grande regione italiana che si dota di uno strumento fondamentale che nulla ha a che fare con la vecchia logica assistenzialista. Il Lazio oggi è all'avanguardia in Italia nella tutela dei lavoratori perché porta nella nostra regione ciò che esiste già in Europa e in tutti i paesi avanzati" ha detto orgoglioso il presidente della Regione, Piero Marrazzo.

Le previsioni di ieri di Bankitalia

Bankitalia stima una caduta del Pil per il 2009 dal -2% al - 2,6%. Lo ha dichiarato il vice direttore generale di Bankitalia, Ignazio Visco, parlando nel corso di una lezione inaugurale presso la Facoltà di Economia dell'Universita' degli Studi di Roma 'La Sapienza' dal titolo 'La crisi finanziaria e le previsioni degli economisti'.
Ignazio Visco ricorda la previsione della crescita del Pil in Italia presentata nel Bollettino Economico della Banca d'Italia dello scorso gennaio: "essa indicava una flessione per il 2009 pari al 2% e una ripresa della crescita allo 0,5% nel 2010".
Il vicedirettore di Bankitalia ha aggiunto che "È presto non solo per valutare gli effetti delle politiche, ma anche per trarre lezioni profonde dai modi e dai tempi che caratterizzano una crisi come quella in atto, ormai di dimensioni globali. Il rischio, però, che se ne uscirà lentamente e con una ripresa tendenzialmente moderata è abbastanza elevato".

Eurostat: nel 4° trimestre del 2008 il Pil cala dell'1,8% in Italia

Il pessimismo del ministro Tremonti ancora una volta viene trova conferma nelle rilevazioni economiche degli istituti economici. Oggi Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea, ha infatti diffuso le sue rilevazioni sul pil nell'eurozona nel quarto trimestre del 2008, che è calato dell'1,5% rispetto ai tre mesi precedenti. Stesso dato anche per l'Ue a 27 stati membri, mentre per l'Italia la contrazione è dell'1,8%. Su base annua, invece, rispetto al quarto trimestre 2007, il pil dell'eurozona e dell'Ue-27 vede una diminuzione dell'1,3%. Contrazione che in Italia è invece ben più consistente: -2,6%.

La previsione di Tremonti

La situazione dell'economia, infatti, è quanto mai grave. Dopo tante dichiarazioni puntate sull'ottimismo a oltranza e sulla necessità che i consumatori spendano per riportare su l'economia nazionale, stamattina anche il ministro Giulio Tremonti ha dovuto prendere atto di quanto gli ha detto ieri Bankitalia e l'altro ieri l'Ocse.
"Il 2009 - ha dichiarato Tremonti - sarà un anno ancora più difficile del 2008. Il che è tutto dire".
Il ministro dell'Economia lo ha detto incontrando al ministero i rappresentanti delle imprese e delle banche.

L'Euribor a picco, ma le banche si fanno furbe

Continua il calo dell'Euribor, che oggi ha toccato un nuovo minimo storico, quello a tre mesi, su cui è indicizzato il calcolo dei mutui per l'acquisto di una casa, tocca il nuovo minimo dell'1,757%, dopo quello di 1,778% segnato ieri. L'Euribor a una settimana scende anch'esso a un nuovo minimo record dell'1,250% e quello a sei mesi arretra all'1,869%. Ma chi vuol accendere un mutuo non beneficia, in questo periodo, della caduta verticale dell'Euribor. Quasi tutte le banche hanno, infatti, innalzato artificialmente lo spread, a danno dei consumatori, tra le vivaci proteste delle associazioni.

400 euro in più l'anno per i mutuatari italiani

Il calo del costo del denaro, comunque, un primo effetto benefico sulle famiglie lo avrà. Quelle che hanno un mutuo, vedranno, infatti, qualche soldo in più a fine anno. I calcoli li ha già fatti il centro studi di Nomisma, che ha stimato un risparmio superiore a 400 euro l'anno. Secondo l'istituto, infatti, "le famiglie italiane che contraggono (o hanno contratto) un mutuo per la casa a tasso variabile hanno un risparmio (per un mutuo di 125 mila Euro di durata pari a 20-25anni) compreso fra i 405 ed i 435 Euro annui".
Per l'insieme delle famiglie italiane che hanno acceso un mutuo a tasso variabile, invece, il risparmio complessivo è di 456 milioni di euro. Rispetto ad ottobre 2008, quando è iniziata la discesa dei tassi Bce, così il risparmio complessivo delle famiglie italiane con mutuo a tasso variabile risulta pari a 2,1 miliardi di Euro l'anno.

La Bce cala il costo del denaro all'1,5%

La Bce ha deciso un altro taglio di 50 punti base del tasso di rifinanziamento porta il costo del denaro all'1,5%, un nuovo minimo storico da quando è nata l'Eurozona dieci anni fa. Il tasso di sconto cala così ulteriormente, nella speranza che le banche finanzino gli investimenti sia delle imprese che delle famiglie. E livello, sconosciuto in Europa, dell'1,5%, raggiunto oggi dai tassi di Eurolandia, non sarebbe una soglia minima. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. Ma la Borsa di Milano continua a reagire malissimo, nonostante le iniezioni di fiducia che arrivano dalla Bce. Il Mibtel di Piazza Affari ha chiuso, infatti, con un calo del 5,39% a 11.172 punti mentre lo S&P/Mib ha perso il 5,85% a 13.523 punti.

Berlusconi: la crisi non è tragica

La crisi "esiste" ma "é vissuta sui media in maniera più drammatica di quella che è", basti pensare al "calo delle borse è dovuto a una manciata di azioni": è questa l'opinione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.
"C'é una distonia completa - ha aggiunto il premier - fra quello che raccontano i media e "il messaggio che noi ci sforziamo di dare ai nostri concittadini e che è un messaggio che anche tutti gli altri capi di Stato e di governo stanno cercando di dare", ha detto il premier.
"Nel Consiglio europeo di domenica scorsa abbiamo concordato la necessità di far capire a tutti quanti che questa crisi, che esiste e davanti alla quale certamente noi non chiudiamo gli occhi, è vissuta sui media in maniera più drammatica di quanto non sia, perché anche guardando al calo delle borse, se si guarda quante sono le azioni cambiate a certi prezzi si vede che sono una manciata di azioni".
"Chi ha delle azioni e non ha bisogno di fare cassa immediatamente - ha osservato il Cavaliere - si deve più o meno tranquillamente tenere le azioni nel cassetto e aspettare che passi questa crisi" Mentre, ha sottolineato, "se si continua a dare l'impressione che la crisi sia assolutamente tragica questo non fa che spaventare le persone che forse, soltanto per la paura, rischiano di cambiare il loro stile di vita". E questo, ha detto il presidente del Consiglio, "è il pericolo più grande".

I pubblici dipendenti hanno più soldi di prima
Berlusconi è tornato poi a fare l'esempio degli impiegati della pubblica amministrazione che "hanno avuto un incremento" salariale grazie ad una inflazione inferiore a quella tendenziale, grazie al prezzo basso del petrolio e alle tariffe delle bollette. I pubblici dipendenti, ha detto, "si trovano quindi gli stessi soldi di prima, anzi aumentati dal rinnovo del contratto" e "hanno un potere di acquisto superiore a quello di prima". "Non c'é quindi motivo - ha concluso - che queste famiglie riducano il loro stile di vita, aumentando la profondità della crisi".

L'Fmi: "Servono incentivi anche per il 2010"

Per il Fondo monetario internazionale non siamo nella fase conclusiva della crisi. Infatti l'Fmi sollecita i governi mondiali a valutare l'adozione di nuovi piani di stimolo per l'economia anche per il 2010: "date le previsioni di una debolezza dell'economia globale nei prossimi due anni, andrebbe valutato il lancio di nuovi stimoli fiscali oltre a quelli già annunciati".

Il Boom delle entrate dell'Inps

In assoluta controtendenza rispetto a quanto si va dicendo di solito, sono i dati dell'Inps. L'Istituto di previdenza - secondo quanto emerge dal rapporto annuale che sarà presentato il prossimo 18 marzo - ha registrato un avanzo finanziario di competenza di 11.275 milioni di euro (+21,5% rispetto al 2007), grazie soprattutto alla crescita delle entrate contributive.
Le entrate complessive sono state 267.171 milioni di euro (+5,3%), a fronte di 255.896 milioni di uscite (+4,7%). La gestione economica ha avuto un risultato positivo di 11.068 milioni di euro (+60% sul 2007).

Un effetto del ritocco delle aliquote del 2007

Aumenta quindi la spesa per le pensioni e per le prestazioni a sostegno del reddito ma aumentano anche le entrate contributive, soprattutto grazie al ritocco verso l'alto delle aliquote di lavoratori dipendenti e autonomi decisa a partire dal 2007. Nel 2008 hanno influito positivamente sui conti in particolare l'aumento al 20% dell' aliquota contributiva di artigiani e commercianti e quello al 24% degli iscritti alla gestione separata che non sono iscritti ad altre gestioni, ma anche i nuovi requisiti di accesso al pensionamento di anzianità.
Le entrate complessive hanno raggiunto nell'anno quota 267.171 milioni di euro (+5,3%) grazie non solo alla crescita delle entrate contributive (+5,6% a 144.653 milioni) ma anche ai trasferimenti dal bilancio dello Stato (+4,5% a 79.304 milioni) e all'alienazioni di beni e riscossioni di crediti (+21,7% a 5.910 milioni).
Le uscite complessive sono ammontate a 255.896 milioni (+4,7%), con una crescita della spesa per pensioni del 2,8% a 166.805 milioni. Sono cresciute soprattutto le prestazioni temporanee economiche (all'interno delle quali c'é la disoccupazione, la mobilità e la cassa integrazione) con un +10,6% complessivo.

16 milioni di pensioni, 2,5 milioni di invalidi civili

Le pensioni vigenti a fine 2008 erano 16.086.076 con un lieve calo (-0,26%) rispetto al 2007. A queste vanno aggiunti gli oltre 2,5 milioni di assegni agli invalidi civili, in forte crescita rispetto al 2007 (+6,4%). In media nel 2008 l'assegno annuo ammontava a 9.049 euro (10.512 euro le gestioni previdenziali, 4.700 le pensioni delle gestioni interventi dello Stato), quindi inferiore ai 1.000 euro al mese.

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Reddito minimo garantito: l'esempio del Lazio

I disoccupati, inoccupati o precariamente occupati del Lazio potranno contare su una somma di denaro fino a 7 mila euro all'anno, su un aiuto per il pagamento del canone d'affitto e sull'uso gratuito dei mezzi pubblici. Sono le misure per contrastare la crisi economica previste dalla legge approvata giovedì dal Consiglio regionale


Con l'approvazione della legge sul reddito minimo garantito, il Lazio si propone come regione pilota per una nuova stagione di diritti sociali, che intende contrastare le nuove forme di precarietà e di povertà generate dalle trasformazioni produttive e sociali vissute da milioni di donne e di uomini.

Si tratta di un provvedimento legislativo particolarmente importante, in quanto può agire da apripista per una futura ed auspicata legislazione nazionale per il reddito di base e per una complessiva ridefinizione delle politiche di welfare. Credo infatti, che contro la piaga sociale della precarietà - sempre più diffusa a causa degli incipienti processi di liberalizzazione e deregolamentazione del mercato del lavoro - occorrano innovative ricette riformatrici, che ridiano diritti e tutele alle fasce sociali più deboli.

Potremmo dire, a questo punto, che avevamo visto lontano quando, già nel 2005, iniziammo il percorso che ci ha portato, oggi, alla approvazione della nostra Legge regionale.
L'idea dalla quale ci siamo mossi si legava in maniera stretta alle trasformazioni del mercato del lavoro, alla necessità di individuare strumenti di sostegno in grado di rompere il ricatto di quella precarietà lavorativa, che rende i soggetti sociali spesso ricattabili e quindi senza diritti. Ciò avviene perché la flessibilità frammenta oggettivamente e soggettivamente la composizione della forza lavoro; delocalizza la produzione e spezza i legami sociali che si stabiliscono tra i lavoratori; nonché tra il lavoratore ed il proprio lavoro. Il lavoro flessibile è sempre più spesso un lavoro individualizzato - dove ognuno gioca per se stesso - per un tempo determinato ed i costi sociali di questa condizione sono spesso molto alti. Pertanto, il rapporto tra le scelte personali e le condizioni socio-economiche è particolarmente stringente per chi si trova in una condizione di precarietà. Le condizioni di instabilità economica restringono le possibilità di scelta sul presente. Si prediligono soluzioni temporanee su ogni fronte e spesso si è costretti a rinunce definitive (come crearsi un proprio nucleo familiare o decidere di avere un figlio). Con l'estendersi della precarietà, dunque, il ciclo di vita individuale è divenuto più articolato e incerto. Per questo si è cominciato a parlare di precarietà non solo del lavoro - dove un contratto a tempo indeterminato è sempre di meno una possibilità reale - ma della vita.

Si tratta, infatti, di capire che, con la trasformazione delle condizioni generali del lavoro e della vita, vanno affermandosi nuovi problemi, nuovi bisogni sociali primari di un precariato sempre più diffuso. Non dobbiamo dimenticare che un lavoratore soggetto alla discontinuità e all'incertezza del reddito, è soprattutto un lavoratore fortemente ricattabile, poiché costretto ad accettare qualunque occasione lavorativa - anche la più degradante e mal retribuita - pur di avere un minimo di cui vivere. Perdere l'occasione per un precario significa perdere tutto perché non c'è conoscenza del domani, non c'è nessuna garanzia ulteriore, nessuna alternativa. E il "ricatto" è, sempre, un brutto consigliere!.

Con questo contesto il rischio maggiore è una crescita senza limiti di lavoro nero ed irregolare al limite ed oltre la legalità. Si rischia, sempre di più, una speculazione sul lavoro dove la flessibilità diventa un'occasione per disporre di manodopera a basso costo e priva di coperture sindacali. La precarietà, infatti, vuol dire vuol dire anche sottomissione a rapporti sfavorevoli perché non si ha la possibilità di rifiutare nulla, poiché nulla è garantito.

Quando abbiamo avviato questo percorso, dunque, le nostre intenzioni erano di intervenire sul presente per costruire basi per un futuro più certo, ponendoci la sfida di tentare di costruire strumenti che riescano a definirsi nel loro percorso in maniera più forte per divenire strutturali.

Con questa nostra nuova legge di sostegno al reddito ci rivolgiamo ai disoccupati, agli inoccupati ed ai precari intesi come soggetti la cui precarietà lavorativa si è estesa all'ambito di vita, determinando condizioni di esclusione sociale. La mancanza di un lavoro stabile, infatti, non produce soltanto disagio sociale e povertà, ma rimette in discussione lo stesso piano di riconoscimento della cittadinanza e di appartenenza ad una società.

Per questo, il percorso che ha portato alla costruzione del provvedimento legislativo, anche nella sua fase di elaborazione, ha sempre perseguito modalità inclusive e partecipative. Abbiamo ricercato e praticato un'ampia interlocuzione, avviata sin dall'inizio di questa legislatura, con le organizzazioni sindacali, i movimenti e le associazioni attive su questi temi. Abbiamo scelto di costruire relazioni con il mondo del lavoro ma anche del non lavoro, di ascoltare i diversi punti di vista e le diverse letture che si hanno delle trasformazioni in atto.
Con questa Legge vogliamo agire sia nel contesto sociale, sia in quello lavorativo; dove la sperimentazione di questa misura vuole intervenire come forma di contrasto al disagio sociale prodotto proprio dalle trasformazioni avvenute nel mondo del lavoro. Come abbiamo già detto, la precarietà è, ormai, una condizione materiale che coinvolge, non solo il tempo di lavoro, ma condiziona il resto della vita di tante donne e uomini.

La nostra Legge vuole avere un respiro di stampo europeo, poiché adegua la normativa regionale a quella dei paesi dell'Unione Europea che, ad esclusione dell'Italia e della Grecia, prevedono forme di sostegno al reddito di base. Pensiamo con questo provvedimento legislativo di costruire un'autentica ed innovativa azione di sistema nelle politiche del lavoro e di welfare in grado di incidere strutturalmente nel mutato contesto sociale. Anche se è chiaro, a noi tutti, che, per fare tutto ciò, occorrono maggiori risorse finanziarie rispetto a quelle attualmente disponibili ed è per questo che abbiamo deciso di impegnare maggiori fondi attingendo anche alle risorse del Fondo Sociale Europeo e del Governo.

Con l'attuale disponibilità di 20 milioni di euro per il 2009 e 20 milioni per il biennio successivo - che in previsione potranno essere ulteriormente incrementati - è possibile intraprendere una prima fase sperimentale di questo nuovo diritto di cittadinanza, che inizialmente interesserà alcune migliaia di persone del Lazio, prevalentemente donne e giovani. La scelta dei beneficiari verrà stabilita secondo criteri di tipo reddituale ed in riferimento a condizioni sociali e lavorative. Il reddito erogato si comporrà di una parte diretta, ossia monetaria, fino ad un massimo di 7.000 euro annui - ovvero 580 euro al mese - ed i comuni coinvolti potranno concorrere alla destinazione di risorse per le agevolazioni cosiddette indirette, cioè per garantire l'accesso ai servizi primari".

La legge sul reddito minimo garantito della regione Lazio, che a regime interesserà tutti i potenziali destinatari, sarà uno strumento concreto per liberare i soggetti più deboli del mercato del lavoro dal ricatto della precarietà.

*Assessore al lavoro, pari opportunità, politiche giovanili della Regione Lazio

postato da: fu  


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