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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Mills condannato, la stampa es...
giovedì 19 febbraio 2009
Mills condannato, la stampa estera "Berlusconi si è protetto col lodo Alfano"
letture: 1405
Ennesimo Lodo salvavita ad personam
Ennesimo Lodo salvavita ad personam
Diritto e Giustizia: La condanna del legale accusato di aver mentito per favorire il premier conquista ampio spazio sui giornali stranieri. "L'avvocato corrotto dal cavaliere"
La condanna dell'ex legale di Silvio Berlusconi David Mills a quattro anni e mezzo di carcere per aver mentito, dietro compenso di denaro, per favorire il premier, trova ampio risalto sulla stampa straniera, che dedica diversi articoli e, in alcuni casi, la prima pagina, al caso e al coinvolgimento diretto del presidente del Consiglio.

"Avvocato condannato per corruzione per aver protetto Berlusconi" titola l'International Herald Tribune. Nel pezzo a firma di Rachel Donadio, apparso anche sul New York Times, si mostra sorpresa per il fatto che la notizia, "che avrebbe mandato in fibrillazione il sistema politico di diversi Paesi", non abbia meritato l'apertura dei telegiornali serali italiani, monopolizzati dalle dimissioni di Walter Veltroni da segretario del Partito Democratico dopo la sconfitta alle elezioni in Sardegna di Renato Soru. "Così la notizia del giorno non era la corruzione, ma il dominio sempre più esteso sull'Italia di Berlusconi", si legge sul quotidiano, che sottolinea, in un lungo e duro articolo, come da co-imputato nello stesso processo, Berlusconi sia riuscito a garantirsi l'immunità grazie al Lodo Alfano e come "in 15 anni di dominio della vita politica italiana, sia riuscito a trasformare ogni sconfitta legale in un capitale politico". E ancora: "Più Berlusconi riesce a manipolare il sistema a suo vantaggio, più italiani sembrano ammirarlo".

Ampio spazio alla sentenza su Mills sui giornali britannici. Il Guardian alla vicenda dedica diversi servizi, dalla caduta di Mills, "che dopo la tempesta giudiziaria in Italia ha cercato di mantenere un basso profilo", al Lodo Alfano, "considerato una priorità del governo Berlusconi" grazie al quale il premier ha conquistato l'immunità, "e la sentenza di ieri mostra quanto sia stato utile", anche se la Corte costituzionale, rileva sempre il quotidiano britannico, deve pronunciarsi ancora sulla sua legittimità.

Il tribunale ha riconosciuto Mills colpevole di aver accettato 600mila euro da Silvio Berlusconi, si legge sull'Independent, "in cambio di aver taciuto informazioni che avrebbero potuto danneggiare il premier". Segue un ritratto dell'avvocato, "brillante, dalle amicizie importanti, ma troppo impulsivo".

Anche sul francese Figaro si parla delle vicende giudiziarie italiane. "Lo scorso ottobre, Silvio Berlusconi si è messo al riparo della giustizia facendo approvare una legge che gli garantisce l'immunità penale durante il suo mandato alla guida del governo italiano. Immunità che non copre però il suo ex avvocato, condannato per falsa testimonianza in favore del Cavaliere", si legge sul giornale, che sottolinea come Mills non sia l'unico legale del premier ad essere condannato al carcere e cita Cesare Previti, riconosciuto "colpevole di corruzione di magistrati nell'affare Fininvest".

Per lo spagnolo El Pais, la sentenza "getta un'ombra inquietante" sul Cavaliere, mentre El Mundo richiama in prima pagina il caso Mills, "l'avvocato corrotto da Berlusconi per mentire".


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Se il caso Mills fosse scoppiato in Usa

Alexander Stille - 19 febbraio 2009
«Allora, fammi capire - mi ha scritto un mio collega giornalista americano - viene condannato per corruzione il coimputato del primo ministro ma si dimette il capo dell'opposizione. Che strano Paese, l'Italia».
Poi, mi chiama più tardi un'altra collega americana che chiede, «ma è possibile che non avrà conseguenze gravi la condanna di David Mills?».
«Dopo tutto - aggiunge - se Berlusconi non avesse fatto passare il Lodo Alfano sarebbe stato condannato anche lui? Come spieghi il fatto che cose di questa gravità passano come se nulla fosse?».
Prima, ricapitoliamo i fatti principali. Nel febbraio 2004, David Mills, l'avvocato britannico di Berlusconi che si occupava dei conti "off-shore" della Mediaset, i conti cosidewtti "very discreet," per operazioni finanziarie segrete e forse illegali, mette penna su carta. Impaurito dalla possibilità di essere colto in fallo con un pagamento di 600.000 dollari non dichiarato al fisco inglese, decide di spiegarne l'origine al suo fiscalista. Spiega che i soldi erano un regalo o un prestito a lungo termine per il silenzio nei vari processi di Berlusconi che chiama sempre B. o Mr. B.
Il fiscalista, per non essere complice di un reato, passa la lettera alle autorità britanniche, le quali a loro volta, informano la magistratura italiana. Quindi, il processo nasce non da una caccia alle streghe dei giudici italiani ma da una comunicazione di un reato denunciata nel Regno Unito alla quale la magistratura ha dovuto rispondere. Mills conferma ai magistrati italiani il contenuto della sua lettera. Solo in un momento successivo, quando si accorge forse di essere in guai ancora più gravi, ritratta le sue dichiarazioni e dice di aver avuto i soldi da un'altra parte. Evidentemente il tribunale di Milano ha trovato più convincente la prima versione e l'ha condannato. Nel processo originario, Berlusconi era coimputato con Mills e con buona probabilità, dato l'esito del processo, sarebbe stato condannato anche lui se il suo governo, con grande tempestività, non avesse varato il Lodo Alfano che protegge il primo ministro da qualsiasi processo penale durante il suo mandato.
Che un caso così grave (un primo ministro che rischia la condanna per aver corrotto un testimone al fine di evitare, forse, altre condanne - falsando completamente il sistema giudiziario - e poi si toglie dai guai usando il Parlamento per farsi leggi ad personam) passi quasi inosservato, desta stupore e incredulità nel pubblico americano. Dopotutto, quando il governatore democratico dell'Illinois viene scoperto a promettere favori in cambio di denaro, viene espulso dall'assemblea sia dai democratici che dai repubblicani. Quando l'uomo scelto da Barack Obama per riformare la sanità americana, Tom Daschle, viene scoperto nei guai con il fisco, il presidente è costretto ad allontanarlo.
Allora, come si spiega la mancanza di risposta in Italia?
In parte, bisogna partire da lontano; con l'unità d'Italia, lo Stato visto come un'imposizione; l'abitudine di guardare la legge con sospetto come strumento di potere, evitata dai potenti, interpretata per gli amici e applicata ai nemici. Ma questo è solo lo sfondo, non spiega tutto.
Ricordiamoci, l'opinione pubblica era massicciamente a favore della magistratura ai tempi dell'inchiesta Mani Pulite quando Berlusconi è sceso in campo. Ma in un paese normale, non avrebbe mai potuto farlo essendo ancora proprietario di tre grandi reti televisive. Sarebbe stato messo fuori gioco dai soldi a Craxi, dalle tangenti alla Guardia di Finanza, anche se i processi non hanno portato a condanne. O dal caso Previti: per conto di chi l'avvocato Previti ha corrotto il magistrato Renato Squillante? O dal caso Dell'Utri: per chi ha lavorato Marcello Dell'Utri in tutti gli anni in cui ha intrattenuto rapporti con esponenti importanti della mafia? Si potrebbe andare avanti per molti paragrafi.
Ma ovviamente, la risposta è più complessa. Una delle più grandi prestazioni di Berlusconi (se le possiamo chiamare cosi) è di aver sistematicamente smantellato Mani Pulite. Per ogni guaio giudiziario del Cavaliere e della Mediaset, partiva un attacco feroce contro i giudici. Venivano fatte sistematicamente delle accuse gravissime - che andavano dalla corruzione all'assassinio, contro Di Pietro, Borrelli, Caselli, contro altri magistrati di punta come Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. E poi i vari casi Mitrokhin e Telekom con le accuse di megatangenti a Romano Prodi e Piero Fassino. Il fatto che queste accuse siano tutte crollate non importa. Creava l'apparenza, falsa, di un'equivalenza morale. Così fan tutti.
La raffica di accuse e contro-accuse crea una tale confusione che l'elettore medio ha deciso di non tenere conto delle questioni giudiziarie e morali. La retorica antipolitica di Berlusconi ha aggravato il già diffuso cinismo degli italiani da cui trae beneficio politico. Con abilità brillante, riesce a governare il paese per anni in una fase di netto declino ma riesce a presentarsi come l'uomo dell'opposizione alla politica. Peggio va, meglio è per lui, un sistema perfetto - per ora.
In tutto questo ha un ruolo estremamente pesante il mondo dell'informazione. Appariva in prima pagina e all'inizio dei telegiornali la conferenza stampa in cui Berlusconi ha dichiarato, cimice in mano, di essere stato spiato - il delitto politico più grave dopo il Watergate. Ma la notizia che era tutta una bufala è stata riportata come una notizietta.
Ho suggerito un piccolo esame alla mia collega americana che chiedeva perché il caso Mills non avrebbe inciso nel dibattito italiano: vediamo se il Tg1 o il Tg2 riportano o citano la lettera di David Mills, la pistola fumante del processo. Qualsiasi resoconto del processo avrebbe l'obbligo di spiegare su quale base un tribunale della Repubblica ha condannato qualcuno di un reato molto grave. Se c'è un'informazione libera in Italia i tg menzioneranno almeno l'esistenza della lettera. Ma i due grandi Tg della Rai hanno sepolto la notizia con dei brevi servizi in mezzo al programma e nessuno ha spiegato sulla base di quali prove è stato condannato l'avvocato Mediaset. Ho saputo che il servizio ha rischiato addirittura di non esserci. La sede di Milano della Rai non ha neppure mandato una troupe al tribunale per fare un servizio. Hanno spiegato i dirigenti che senza Berlusconi come imputato non aveva nessuna importanza nazionale, aggiungendo figuriamoci dopo i risultati in Sardegna. Solo dopo la protesta dei giornalisti e il loro sindacato - e per evitare uno scandalo - si è fatto qualcosa, ma a quell'ora la Rai ha dovuto comprare il filmato da una troupe privata.
Ormai i giornalisti dei tg sono talmente condizionati che diventa prassi normale tacere su notizie imbarazzanti o sgradevoli. Berlusconi ha detto un giorno a Marcello Dell'Utri: "Non capisci che se qualcosa non passa in televisione non esiste? E questo vale per i prodotti, i politici e le idee." E' anche per questo che in Italia il caso Mills non esiste o quasi.

Tratto da: la Repubblica [Antimafia]

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Caso Mills, il premier: «Non commento,
altrimenti direi cose molto gravi»

Di Pietro: è regime, al processo tv di mezzo mondo, la Rai no
The Economist: nonostante pil e Mills, Berlusconi sorride


«Se sono preoccupato per le ripercussioni della sentenza Mills? No, perché sono sicuro al 100% sull'appello» ha detto oggi Silvio Berlusconi parlando con i giornalisti in Transatlantico, alla Camera. «Non voglio commentare - aggiunge - altrimenti direi cose molto gravi: meglio di no». Il premier evita così di entrare nelle polemiche che si sono scatenate negli ultimi due giorni dopo la condanna a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato inglese David Mills, condannato anche a risarcire 250mila euro alla parte civile presidenza del Consiglio. Il pm aveva chiesto per il legale inglese una condanna a quattro anni e otto mesi, sostenendo che Mills fosse «a libro paga» degli uomini Fininvest.

Per il presidente del Consiglio il processo è invece sospeso, in attesa che la Consulta decida sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano. Il processo riguardava 600 mila dollari che sarebbero stati versati, attraverso il manager Fininvest Carlo Bernasconi, da Silvio Berlusconi perché Mills fosse testimone reticente nei processi alla Guardia di finanza e All Iberian. Un presunto versamento che risale al 2 febbraio del '98, ma che, secondo il pm, è entrato «nella disponibilità» del legale inglese il 29 febbraio 2000. Dunque il reato, per la pubblica accusa, sarebbe stato commesso poco più di due anni dopo. Un reato, di conseguenza, che dovrebbe cadere in prescrizione nel 2010.

Di Pietro: governo di regime, al processo tutte le tv del mondo tranne la Rai. «Se l'avvocato inglese David Mills fosse stato assolto dall'accusa di corruzione in atti giudiziari, quanti "Porta a Porta" ci sarebbero stati? E quanti giornali avrebbero messo questa notizia in prima pagina?»: lo dice il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, durante una conferenza stampa nella quale ha aspramente criticato il nuovo Cda della Rai e ha parlato di «killeraggio e totale controllo dell'informazione». Secondo Di Pietro, «siccome Mills è stato condannato, la Rai non ha mandato nemmeno una telecamera al tribunale di Milano. Così siamo stati costretti noi dell'Italia dei Valori a mandargli una cassetta con le immagini. Ma avrebbe potuto chiederle benissimo a tutte le altre televisioni, dalla Bbc ad Al Jazeera, perché le tv di mezzo mondo erano, invece, presenti in Aula. Tutti, tranne la Rai. Questo è un esempio di come ormai questo governo di regime controlli l'informazione».

Brown: non commento. «Non commento un caso che riguarda il sistema giudiziario italiano» ha detto il presidente britannico Gordon Brown, rispondendo ad una domanda sul caso Mills nella conferenza stampa tenuta a Roma con il presidente del Consiglio. Brown ha però aggiunto che il sottosegretario del governo britannico con delega alle Olimpiadi, Tessa Jowell, ex moglie dell'avvocato inglese David Mills, «sta facendo un ottimo lavoro e continuerà a farlo».

The Economist: nonostante pil e Mills, Berlusconi sorride ancora. «Per Silvio Berlusconi sarebbe potuta essere facilmente una settimana disastrosa, ma il primo ministro sorride ancora». Così il settimanale britannico The Economist sintetizza gli ultimi giorni nella vita politica italiana: dai dati negativi del Pil italiano e il processo di Milano a David Mills, alla sconfitta di Renato Soru in Sardegna e le conseguenti dimissioni di Walter Veltroni dalla guida del Pd.
«Anzi, ancora meglio per Berlusconi - si legge nell'edizione in uscita sabato prossimo - Le dimissioni (di Veltroni) hanno distolto l'attenzione dai giudici di Milano che hanno condannato il suo ex consigliere di finanza offshore, David Mills, a quattro anni e mezzo di prigione per accuse di tangenti legate a Berlusconi». Le dimissioni di Veltroni sono state una «tacita ammissione» del suo «quasi totale fallimento come leader. Poco dopo la sconfitta alle elezioni nazionali, il suo candidato a sindaco di Roma è stato schiacciato. Il suo piano per cooperare con Berlusconi per portare a termine le riforme nell'interesse nazionale è stato spazzato via dal premier in modo umiliante».
L'Economist cita anche il ruolo di Antonio Di Pietro e di Massimo D'Alema nel rendere più difficile la leadership di Veltroni e si chiede «chi potrà sostituirlo? L'ex ministro dell'Industria, Pierluigi Bersani, potrebbe risultare un po' troppo austero per gli elettori italiani. Molti elettori di sinistra vorrebbero vedere una faccia nuova, come un giovane e dinamico imprenditore in grado di prendere il posto del premier "tycoon". Il 51enne Soru sarebbe stato l'ideale, se non avesse preso una simile batosta».
[Il Messaggero]
fonte: La Repubblica   postato da: fu  


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