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Home » News » Webzine » Scuola e società » UNICOBAS - Commento all'accord...
martedì 16 dicembre 2008
UNICOBAS - Commento all'accordo sulla scuola
http://www.unicobas.it/
letture: 2369
Scuola e società: SCUOLA DELL'INFANZIA
Tempo pieno. Ritorna l'orario a 40 ore con 2 insegnanti per sezione, ma rimane la possibilità di un'organizzazione oraria solo antimeridiana "a richiesta delle famiglie". Norma ambigua, perché non si specifica con quali numeri venga attivato l'orario ridotto che, sebbene definito "residuale", l'ufficio organici degli ex provveditorati tenderanno a preferire in un'ottica di mero risparmio.

Classi "primavera". Restano, con un'obbligatorietà rafforzata rispetto al passato. Questo rappresenta un aumento dei carichi di lavoro non retribuito ed una dequalificazione evidente della funzione docente.

PRIMARIA
Orario. L'orario di insegnamento viene allungato a 24 ore settimanali di frontale: spariscono contemporaneità e programmazione. Dequalificazione gestionale e didattica, nonché aumento non retribuito dei carichi di lavoro.

Contemporaneità (e progetti relativi). Scompaiono. Così cade una delle risorse tipiche delle elementari in ordine alla questione della multiculturalità, del recupero dello svantaggio, dell'azione didattica per laboratori o classi aperte (e non solo).

Classi "ponte". Restano, con tutto il loro bagaglio di separatezza, discriminazione e razzismo.

Prime del prossimo anno. Per le famiglie che verranno indotte a fare richiesta di questa tipologia organizzativa, le prime del prossimo anno scolastico partiranno a 24, 27 o a 30 ore (con maestro unico).

Moduli. I moduli non esistono più: è previsto solo il maestro unico. Di anno in anno, tutte le nuove classi verranno ridotte a 24, 27 o a 30 ore. Anche il tempo pieno, se non confermato, potrà venire eliminato e trasformato in "tempo normale".

Un'organizzazione di tal tipo è paradossale. Basti pensare alle discrasie che produce. Ad esempio, in una classe il "maestro unico" può essere idoneo all'insegnamento della lingua straniera (o anche alla religione cattolica) ed in altra no. Succede così che il "maestro prevalente" che terrà anche lezioni di lingua straniera (e/o religione), potrà restringere lo spazio delle restanti materie. Le ore perse - essendo relative ad aree di sua esclusiva competenza - non verranno compensate da nessun altro docente. Avremo così classi a 24 ore con lingua straniera e religione ed altre a 27: quelle con 24 avranno meno ore per gli altri insegnamenti.

Tenere presente che tale norma è costruita a mo' di trappola: infatti più saranno i genitori a chiedere un orario a 24 o 27 ore e più risulterà "gradita" e vincente la posizione del Governo sul "maestro unico" (anche se verrà chiamato "prevalente").

Tempo pieno. Ritorna a 40 ore con due insegnanti, però occorre che le richieste dei genitori siano esplicite e categoriche e che il numero degli alunni iscritti sia congruo alle normative vigenti per la formazione delle classi (tenere presente che dirigenti ed Uffici-organico degli ex provveditorati verranno sollecitati dal Ministero a contenere il più possibile l'istituzione delle classi a tempo pieno).

Anche qui avremo discrasie: essendo l'orario frontale da effettuarsi pari a 24 ore pro-capite per i due insegnanti del tempo pieno, ed essendo eliminate contemporaneità e programmazione, "avanzeranno" 8 ore che dovranno venire impiegate in altre classi (sia a t.p. che non, con rottura dell'organizzazione didattica specifica ed un ulteriore aumento dei carichi di lavoro - vd. valutazioni plurime - e della flessibilità a costo zero). Visto che la Gelmini ha sostenuto pubblicamente che il tempo pieno "crescerà", come forma di pressione e battaglia politica il maggior numero possibile di genitori deve pretendere il tempo pieno al momento dell'iscrizione, manifestando e rivendicando - quando necessario - presso gli Uffici Scolastici Provinciali l'abbassamento del numero di alunni necessari per formare una classe.

Aumento dei carichi di lavoro. L'allargamento degli oneri di servizio (tutto frontale) difficilmente sarà impugnabile - come avrebbe potuto in assenza di un accordo con le OOSS sottoscrittrici - ai sensi del contratto nazionale, visto che CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda concorderanno modifiche in linea con quanto pattuito con Letta, la Aprea, Berlusconi e la Gelmini l'11 dicembre 08.

SCUOLA MEDIA
Tempo di scuola "normale". Da 29 a 30 ore, a seconda del "POF".

Tempo prolungato. Da un minimo di 36 ad un massimo di 40 ore. Per le 40 ore sarà necessario che le richieste dei genitori siano esplicite e categoriche e che il numero degli alunni iscritti sia congruo alle normative vigenti per la formazione delle classi (tenere presente che gli Uffici organico degli ex provveditorati verranno sollecitati dal Ministero a contenere il più possibile l'istituzione delle classi a tempo prolungato).

Bilinguismo. Scompare: bella coerenza per il governo delle 3 "i".

SCUOLA SUPERIORE
I decreti attuativi per le superiori verranno redatti ad inizio 2009 ed andranno in vigore dall'a.s. 2010 / 2011. Il Governo non recede di un millimetro rispetto ai tagli previsti (ca. 80000 cattedre e 30000 posti ATA in un sessennio), né rispetto agli strumenti immaginati. Del resto, tale rinvio era scontato. Meno scontata è, per un Paese civile, la riduzione a 4 anni di alcuni indirizzi liceali, la sparizione del greco dal liceo classico o del latino dallo scientifico (provvedimenti per i quali si staranno agitando nella tomba persino Gentile e Bottai, fautori della riforma scolastica fascista). La riduzione a non più di 32 ore del tempo scuola per Istituti Tecnici e Professionali, il taglio generalizzato delle ore per materia (che colpirà soprattutto conoscenze e competenze che sviluppano il sapere critico come le lettere, le scienze, la matematica, la geografia e la storia) nonché l'impronta monoprofessionalistica, comportamentista e meccanicista che ne seguirà prefigurano - nonostante "l'accordo" - una scuola costruita ad immagine e somiglianza di quella statunitense (ove, ad esempio, la storia non è materia d'insegnamento sino al liceo, bensì d'approfondimento universitario, con un programma limitato alla storia degli USA), senza residui possibili confronti con la tradizione europea.

HANDICAP E SOSTEGNO
Per gli insegnanti di sostegno, se viene tutelato un rapporto medio con i diversamente abili di 1 a 2, non si sblocca la questione delle assunzioni e della continuità didattica, perché il tutto avverrà sempre sull'organico di fatto con contratti annuali o (ultra)temporanei.

ACCORPAMENTI, FUSIONI E SOPPRESSIONE DI SCUOLE ("DIMENSIONAMENTO")
Il dimensionamento verrà attuato dall'anno scolastico 2009 / 2010 (ma il piano sarà disposto entro il 2009), con i disastrosi parametri previsti per le scuole di ogni ordine e grado. Tali parametri, si ricorda, vennero statuiti con le norme istitutive della "autonomia" (e con l'accordo di CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda).

NUMERO DI ALUNNI PER CLASSE
Il previsto aumento di un punto percentuale del rapporto medio alunni-classe in ogni ordine e grado, viene solo congelato per un anno e solo a causa dell'impatto mediatico che le recenti disgrazie in ordine alla questione sicurezza hanno scaricato sul governo. In compenso non si stanzia un euro per mettere a norma quel 90% di scuole non in regola con dettami a suo tempo disposti con la vecchia L. 626 (rivista e sempre in regime di prorogatio in Italia, unico Paese della UE a non aver mandato a regime le norme relative). Né per mettere a norma quel 50% di scuole non a posto neppure dal punto di vista dell'impianto elettrico. Va segnalato che la mancata adozione del piano di aumento del numero di alunni per classe introduce un ulteriore taglio di spesa che graverà sul personale e sul funzionamento della scuola, come prevede il comma f) dell'accordo, che testualmente recita: "ferma restando l'adozione di misure compensative idonee a garantire i complessivi obiettivi di riduzione dell'art. 64 del Piano Programmatico...". Evidentemente, ciò che non si taglia da una parte si deve quindi compensare con tagli dall'altra: gli "sconti" eventualmente riservati alle elementari andrebbero a ricadere automaticamente su medie e superiori.

TAGLI DI PERSONALE
"L'accordo" sottoscritto da CGIL, CILS, UIL, SNALS e Gilda, non sfiora neppure il capitolo dei tagli: restano così disposte le riduzioni di 87.500 docenti e 40.000 ATA in 3 anni, concentrati soprattutto nella primaria, ma anche nella scuola dell'infanzia e nella media (sostegno, educazione tecnica e residua questione del tempo prolungato), nonché quelle "a venire" relativamente a 80.000 cattedre di scuola superiore e ad altri 30.000 posti ATA in 6 anni. Per primi, i 100.000 precari che resteranno fra color che son sospesi, ringraziano sentitamente.





RESTA IN PIEDI INDISTURBATO IL DISEGNO DI LEGGE APREA

Appena insediato il governo, la neo presidente della commissione cultura della Camera, Valentina Aprea, ha presentato (il 12 maggio) il disegno di legge "Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti". Questo ddl è molto simile a quello esaminato in commissione durante il precedente governo Berlusconi, che venne talmente avversato dai lavoratori e dal nostro sindacato che non se ne fece nulla. L'obbiettivo principale è di rendere il funzionamento della scuola pubblica del tutto simile a quello della scuola privata in modo che "l'utenza", non vedendo differenze, sia indotta a cambiare direzione.

Le scuole verranno messe "all'incanto" e trasformate in fondazioni (proposta già contenuta nel decreto Bersani del 2007): un altro risvolto della privatizzazione sarà quindi la loro consegna ai privati (speculatori edilizi, industrialotti avidi, cordate di genitori bene, etc.), i quali entreranno nei consigli d'amministrazione (che sostituiranno gli attuali consigli di circolo e d'istituto) e, versando un obolo, diverranno i veri padroni della scuola. Il POF verrà così adottato da un organismo ove i docenti saranno infima minoranza e sarà piegato agli interessi (monoprofessionalistici) delle imprese (Ist.ti Tecnici e Professionali), nonché alle boutades le più varie ed agli appetiti degli sponsor commerciali. Il ddl prevede inoltre all'art. 11 il passaggio completo alle regioni della gestione delle scuole di ogni ordine e grado, in linea con quanto previsto dalla "devolution" votata nel 2000.

Al capo terzo viene riproposto il decreto sul reclutamento varato dalla Moratti e abolito da Fioroni: concorsi con cadenza triennale banditi e gestiti direttamente dai dirigenti delle scuole stesse (niente più concorsi nazionali e graduatorie).

Una "carriera" da travet viene introdotta per i docenti. Verrebbe articolata in 5 livelli ("inserimento formativo, iniziale, ordinario, esperto e vicedirigente"), l'appartenenza ai quali (con relativa differenziazione stipendiale) sarebbe determinato da selezioni interne operate dal dirigente (notare che, con l'eliminazione dei gradoni per anzianità, si potrà rimanere in prima o seconda fascia anche a vita).

Per i docenti verrebbe istituito un organismo tecnico (e fittizio) di rappresentanza con il solo compito di stilare il codice deontologico ed istituire commissioni disciplinari non votate dalla categoria ma col concorso di associazioni professionali gradite al Ministero. Sparirebbe l'attuale stato giuridico disposto a suo tempo dai Decreti Delegati del 1974 ed oggi riunito nel D.L.vo 297/94.

Sparirebbero le RSU d'istituto, verrebbe istituita una rappresentanza sindacale unitaria regionale per i docenti ed il gildiano contratto separato fra docenti ed ATA (ma sempre interno all'impiegatizio DL.vo 29/93, con il blocco all'inflazione programmata per i rinnovi contrattuali, l'eliminazione del ruolo e degli scatti d'anzianità). Resta escluso da qualsiasi rappresentanza sindacale il personale ATA!

Onde foraggiare i vari carrozzoni "formativi", alle associazioni professionali verrebbero affidate funzioni oggi peculiari dei sindacati. Verrebbero eliminate le norme contenute nel Testo Unico del 1994 e quelle relative alla contrattazione sui luoghi di lavoro previsti dal D.lgs 165/01, con tutto il potere concentrato nelle mani dei dirigenti. Questi opererebbero effettivamente come datori di lavoro, presiederebbero la commissione che abilita e poi assume il docente (con tutte le degenerazioni clientelari del caso), sarebbero padroni assoluti della valutazione di docenti (essendo loro a collocarli in prima, seconda, terza, e quarta fascia stipendiale - la quinta è solo per il vicedirigente, scelto anch'egli dal DS) ed ATA. Eliminata la contrattazione di scuola, distribuirebbero discrezionalmente il fondo d'istituto ed, eliminati i consigli di disciplina attualmente eletti presso i Consigli Scolastici Provinciali ed il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, sarebbero - con il resto dell'Amministrazione - titolari esclusivi in materia di sanzioni.

La strada è stata preparata dalle norme di Brunetta, approvate nel silenzio generale di Confederali & C. nel giugno scorso. Infatti non vi si rintracciano solamente le ben note sanzioni medievali per i malati, bensì anche dispositivi che anticipano la destrutturazione del nostro stato giuridico ed il DDL Aprea.. Leggere per credere: Art. 3 (Valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche): "f) prevedere l'obbligo, per le pubbliche amministrazioni statali, di individuare le unità di personale le cui prestazioni risultano di utilità minima o nulla per l'amministrazione stessa a causa di grave e colpevole inefficienza o incompetenza professionale, nonché l'obbligo di collocamento a disposizione e riassegnazione del suddetto personale anche ad altra pubblica amministrazione entro il medesimo ambito territoriale". Ciò vuol dire che il dirigente ha l'obbligo di scovare i "fannulloni", nonché di spostarli d'ufficio nella medesima o in altra amministrazione, nella medesima provincia (bontà loro). Ma "con mantenimento della sola parte fìssa della retribuzione ed esclusione delle indennità a qualunque titolo corrisposte e con risoluzione del rapporto in caso di rifiuto", quindi con stipendio strutturalmente ridotto per un periodo imprecisato. Poi c'è la sorte destinata a quelli che "fannulloni" non saranno, ma che andranno necessariamente in esubero (non essendo possibile operare un piano di tagli così esteso con il solo blocco del turn over). Per loro viene stabilito di: "richiamare Cassa Integrazione per pubblico impiego e prevedere il divieto di opzione nel caso di trasferimento del personale...". Poi c'è anche qui la questione della valutazione: Art. 6 (Contrattazione collettiva e integrativa e funzionalità delle amministrazioni): "...prevedere la piena autonomia e responsabilità del datore di lavoro pubblico nella gestione delle risorse umane attraverso la competenza esclusiva in materia di valutazione del personale, progressione economica, riconoscimento della produttività e mobilità;". Che significa tutto ciò? Significa che il dirigente scolastico ha competenza esclusiva nel valutare i lavoratori della scuola, ma anche in materia di progressione economica (infatti, come visto, sarà il dirigente medesimo a stabilire anche in quale fascia stipendiale collocare i docenti), riconoscimento della "produttività" (vale anche per gli ATA) e di mobilità, con eliminazione delle garanzie sui trasferimenti. Infine, con un giro di parole espresse in "politichese", vengono fatte cadere unilateralmente tutte le disposizioni opposte, presenti o eventuali, stabilite dalla contrattazione e da altre leggi: "...inserzione automatiche delle clausole in caso di nullità delle disposizioni contrattuali per violazione di legge e dei limiti fissati dalla contrattazione collettiva nazionale

postato da: veltrusconi  


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