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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » E' nel diritto del Giudice del...
domenica 16 novembre 2008
E' nel diritto del Giudice del dibattimento essere informato.
letture: 2816
Gennaro Farina
Gennaro Farina
Diritto e Giustizia: Seguendo il processo a nostro carico, siamo rimasti meravigliati dell'attività investigativa svolta dagli Ufficiali di Polizia Giudiziaria e siamo ancora più sorpresi del perché non è stato fatto cenno sull'elemento principale il rischio che per la seconda volta con le stesse modalità "ha colpito" un precedente incidente le cui cause sono ancora tuttora presenti.
Meravigliati, anche dell'insufficiente osservazione del comportamento della parte lesa anche se siamo convinti che il principio della legalità, afferma che lo Stato e i suoi Organi operano secondo le regole o meglio secondo la legge e le norme Democratiche che stabiliscono la convivenza civile. Infatti, lo Stato è il garante della legalità nel rispetto delle regole dimostrando ciò comportamenti corretti che, quindi, vengono imposti poi ai cittadini.
Per questo il diritto diventa regola imperativa.
Inoltre, va aggiunto, l'atteggiamento collaborativo fra le parti nella formazione della prova per accertare la verità, ma in questa circostanza è stato carente.
La meraviglia nostra, non è tanto per il verdetto finale, perché è frutto di una verità che sarà verificata in appello, perché riteniamo viziata per motivi di fatto o di diritto, ma per come sono stati acquisiti i mezzi di prova.
A nostro parere, non è concessa la semplice constatazione dei fatti, ma un'interpretazione di essi in rapporto alla loro funzione.
Per meglio chiarire: se il responsabile della sicurezza della committente afferma che la linea era disalimentata, informazione data dalla parte lesa, come dichiarato in dibattimento e non smentita, sicuramente la stessa informazione sarebbe stata trasmessa con le stesse modalità, anche ai responsabili della Ditta.
Cosa cambiava?
Quali responsabilità si possono attribuire alla Ditta, visto che l'evento è avvenuto con mezzi e attrezzatura non di proprietà della ditta, (trabattello proprietà della committente) con prestazioni in economia e fuori dell'aria di lavoro, come dichiarato dall'infortunato sotto giuramento nel dibatti-mento?
Per giunta occorre sottolineare come la parte lesa era informata, come tutti i dipendenti, continuamente dei rischi elettrici dello stabilimento, anche per la sua lunga attività svolta per nostro conto nell'interno della committente e per 4 anni circa.
La perseveranza, l'intelligenza e l'acume degli Ufficiali di Polizia Giudiziaria impegnati nelle indagini ha fatto sì che di questo "modesto particolare" non vi sia traccia così come non vi è traccia di tutta la documentazione tecnica fornitaci dalla committente laddove si evince, ma non si sa perché non è stata evidenziata se si avesse avuto l'accortezza investigativa e cognitiva che le indagini richiedono, come lo scambio di informazioni è avvenuto per circa 15 anni tra la società committente e la nostra.
Ebbene ad indagini concluse siamo stati imputati per aver violato l'art. 7 com. 2 legge 626 mentre "sarebbe stato agevole per tutti" capire che alla base della mancata produzione documentale dell'autorità investigativa è stata la mancanza di dialogo.
Per giunta nella informativa hanno anche affermato che siamo degli incapaci igno-ranti, ma il Giudice per questo la pensa diversamente, nelle motivazione afferma che siamo preparati ed esperti. In ogni caso, è stata emessa una sentenza di condanna, ai responsabili della Ditta e non solo. Ma il rischio non è stato eliminato.
Perché?
E' un illustre sconosciuto perfino agli Ufficiali di P.G. e .... per questo, indubbiamente qualcosa di carente si è verificato.



E' una delle finalità quella per cui un processo penale ha l'esigenza, fra le tante, anche quella di intervenire nell'eliminazione della causa che ha determinato l'evento se ancora efficiente?. Si può celebrare un processo penale per la sicurezza sul lavoro ignorando la continua (che dura da oltre 20 anni) presenza del rischio prevedibile e che potenzialmente potrebbe provocare il terzo infortunio, nella stessa maniera dei primi due?
Di sicuro non a tutti i dispositivi processuali si è ricorso per permettere l'accertamento minuzioso dei fatti!
E' risaputo che ogni settore lavorativo presenta differenti potenziali di rischio che dipendono dal tipo di lavoro svolto, dai macchinari utilizzati e dai luoghi operativi mentre l'infortunio accaduto non è stato causato, per l'utilizzo di macchinari, o dal tipo di lavoro eseguito nell'aria stabilita e dalle dichiarazioni rilasciate dalla parte lesa in fase dibattimentale.
Dunque, è pacifico che non si può attribuire il motivo dell'infortunio alla "passeggiata contromano" che non doveva essere fatta. Sicuramente va attribuito a quell'istante in cui il cervello si spegne per un attimo (l'incidente è avvenuto alle ore 15 circa, nessuno si è preoccupato di verificare cosa accadde nell'intervallo tra le ore 15 o forse la pausa pranzo è stata troppo lunga - dalle 12 alle 15) creando una sfortunata serie di eventi aggravati dalla più completa negligenza.
Ad es non si può processare e condannare il Presidente della SpA Autostrade se un automobilista transita contromano su un tratto dell'autostrada, perché il suo cervello si è spento, ma si blocca il traffico su quel tratto per evitare l'incidente con l'eliminazione del rischio visivo, previsto.
Ecco la necessità di interpretare il "FATTO STORICO" in rapporto alla sua funzione.
Ora, volendo costruire un ragionamento con rigore e coerenza, alla luce di quanto è stato dichiarato in sede dibattimentale, dobbiamo convenire che: la capacità d'analisi, delle argomentazioni prodotte non hanno generato quegli atti tendenti a chiarire e risolvere un quesito, eliminazione del rischio previsto. Proseguendo: applicando la logica comune si deduce che si vuol trovare un alibi per poter investire quella linea elettrica posta a otto metri da terra dicendo che era disalimentata, nessuno è autorizzato a far sbattere una torre di ferro alta otto metri (il trabattello è stato montato fuori misura) contro un cavo di acciaio, con o senza energia elettrica o ad altri ostacoli.
Il nostro Piano di Sicurezza esaminato e sottoscritto dalla parte lesa, vieta categoricamente di spostare il trabattello se montato ad un'altezza superiore a due metri (documentazione questa depositata agli atti), e non si vuole accettare la mancata energia al cervello, fenomeno che capita a tutti, per cui a nulla servono le indicazioni, le formazioni, ecc. se permangono solo per iscritto e mai applicate anche e soprattutto con l'eliminazione del rischio previsto.
Rammentiamo, che ancora oggi assistiamo, sovente al transito in ingresso e in uscita dallo stabilimento di mezzi di trasporto speciali, con operatività di autogrù, nello stesso piazzale dove si sono verificati gli infortuni, (al primo infortunio sono stati coinvolti dipendenti di altra azienda). Eliminare il rischio significa migliorare la sicurezza sul lavoro con conseguenti meno costi sociali.
E allora, ancora una volta ci domandiamo e domandiamo come sono stati acquisiti i mezzi di prova? Non certamente promuovendo un' indagine severa come richiedeva il caso, ma si è tenuto conto solo di una serie di dichiarazioni, per altro contraddittorie e non verificate.
Il risultato?
Il rischio è ancora presente (sic!) ... e, forse se ne riparlerà solo qualora accadrà un terzo incidente e questa volta scappandoci anche ... il morto.
Ogni giorno in Italia, secondo i dati ufficiali pubblicati dall'INAIL, si verificano circa tre incidenti mortali sul lavoro.
E' innegabile che questo fenomeno, possa essere ridimensionato con un'efficace prevenzione, che deve puntare oltre che alla formazione e all'istruzione, ma anche da seri e severi controlli dagli Organi preposti, con l'eliminazione tassativa del rischio previsto, cioè quello visivo.
Se fosse stata attuata questa regola fondamentale, non sarebbe accaduto il secondo incidente ...anche con il cervello spento.
... E per questo si muore ancora.

img


Continua

Gennaro Farina

postato da: ringen  


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